Due campioni rivaltesi verso “l’oro” a Ostia

Fotografie di Claudia Maria CipollaroFotografie di Claudia Maria Cipollaro

RIVALTA  – In arrivo da Sofia, pensando al Campionato Italiano Assoluto di marzo 2017 a Ostia. Sono giovani Ciro Russo e Matteo Roccaro El Mahdi, poco più che ventenni, ma possiedono palmares di tutto rispetto che, dicono ridendo, hanno intenzione di incrementare ancora.  Russo è stato nella lotta greco-romana 7 volte campione italiano di categoria, due volte campione italiano assoluto, ha conquistato diverse volte il gradino più alto del podio nella Coppa Italia e ha partecipato ai Campionati Europei e del Mondo e ai Giochi Olimpici Europei, mentre Roccaro El Mahdi nella lotta greco romana e nella libera ha vinto 6 Campionati Italiani Assoluti, si è classificato nove volte nei primi tre posti delle due specialità e ha “fatto faville” nel 2014 e nel 2106 con  i due titoli assoluti, a cui ha aggiunto piazzamenti all’estero nei primi tre posti a campionati europei e mondiali e a tornei a livello europeo. Con tanti titoli e vittorie potrebbero dirsi soddisfatti ed essere anche un pochino vanitosi, invece sono ragazzi semplici  e cordiali, pronti a raccontare e a raccontarsi con sincerità e un pizzico di ironia partendo dagli esordi, quando ambedue scoprirono la lotta ai Centri Estivi – dove era d’obbligo cimentarsi con discipline sportive diverse –  e non sembrò loro vero di poter spintonare e “acciuffare” i compagni senza essere severamente rimproverati. “Terminati i Centri Estivi ci iscrivemmo al corso di lotta e siamo amici da allora – racconta Ciro Russo – Ci alleniamo insieme tutti i giorni, anche tre volte al giorno, perché un allenamento dura al massimo 2 ore, ci si riposa e poi si ricomincia”. Con così tante ore trascorse in palestra, trovare tempo per lo studio non è stato sempre facile anche se, dice Matteo Roccaro El Mahdi, “Frequentando un Istituto Professionale io avevo più materie pratiche di Ciro che era iscritto al Liceo Scientifico e perciò meno teoria da studiare a casa”. E Ciro, impegnato sui libri dopo la scuola, prima di un allenamento e dopo cena, ha saputo “trovare spazio” anche per la fidanzata Valentina Giorgis che è “Campionessa Nazionale di judo, così che capiamo bene i reciprochi problemi e le necessità, compresa quella di doversi allenare all’estero”. Infatti, spiegano i due ragazzi, la lotta è uno sport così poco praticato nel nostro Paese che gli atleti devono  recarsi fuori Italia per trovare validi avversari, così da affrontare tecniche e modi diversi di combattimento. Sentendo ridere e scherzare i due giovani, ascoltarli raccontare di gare e allenamenti in toni leggeri e scanzonati quasi ci si dimentica quale impegno fisico richieda praticare la lotta greco-romana, dove si effettuano prese solo dal bacino in su, e la lotta libera, dove invece entrano in gioco anche le gambe, e quali incidenti possano accadere. Così, se Ciro parla di costole compresse che lo hanno tenuto fermo per due mesi e della rottura a una spalla, Matteo racconta di un ingrossamento della cartilagine di un ginocchio troppo sollecitato, di una spalla rotta e di quasi tutte le dita fratturate, per non parlare di qualche ernia alla schiena. Ma le due Fiamme Oro non danno peso più di tanto a danni e rotture, e ridono quando si chiede loro se hanno rimpianti, perché lo sport ha dato loro solo soddisfazioni e un posto di lavoro. Perciò nessun rammarico da parte dei due agenti – poliziotti a tutti gli effetti che svolgono il loro servizio non in ufficio o su una volante ma in palestra o sui tappeti di gara – ma  solo speranze e progetti,  che per Ciro sono la laurea in economia aziendale e per tutti e due l’arrivo di uno sponsor in più oltre la Polizia di Stato che, in cambio di  grande visibilità, permetta loro di allenarsi all’estero per acquisire esperienza e diventare migliori. Fiduciosi ed entusiasti, dunque, ma non illusi o sognatori perché se si chiede loro delle prossime Olimpiadi di Tokio nel 2020  i due atleti rispondono parlando di un sogno del quale  vorrebbero far parte e per il quale si allenano duramente, anche se sono i primi a porre riserve, per quello che è oggi la lotta italiana dove è sempre mancata una visione in prospettiva, che permettesse ai giovanissimi di crescere e acquisire un bagaglio di preparazione che ora è invece ridotto, troppo per pensare ai Giochi Olimpici.