E’ mancata la condovese Edi Ziroldi, tra pochi giorni avrebbe compiuto 97 anni Era già mancata Evoe, delle sorelle rimane Lucia

Le sorelle ZiroldiLe sorelle Ziroldi

CONDOVE – Si è spenta questo pomeriggio, presso l’Ospedale di Susa, Edi Ziroldi. La prima delle tre sorelle Ziroldi. Mancata l’anno scoro Evoe delle tre sorelle ora rimane Lucia. Una vita a Condove, conosciutissima in paese è rimasta lucida fino all’ultimo. Su di lei, e le sue sorelle, scrissi pochi anni fa un ritratto che oggi ripropongo per ricordala.

Partendo dai nomi tutto è incredibile

Smaragdi è un personaggio femminile dell’opera lirica “Francesca da Rimini” composta da Riccardo Zandonai. Il libretto è opera di Gabriele D’Annunzio che la scisse nel 1914, per interpretare questo personaggio è indispensabile essere donna e anche mezzosoprano. Evoe! Era l’acclamazione di giubilo che si faceva anticamente in onore di Bacco. Insomma ad alzare il gomito, com’è noto, ci pensavano già gli antichi greci. Edi è il diminutivo di Edith. Portava questo nome un personaggio del romanzo “Malombra” scritto da Antonio Fogazzaro. Il tomo, non semplice, diciamo per cultori del genere fu ignorato dalla maggior parte delle riviste letterarie ma evidentemente letto da un condovese, il signor Ziroldi. E’ lui ad aver unito questi tre personaggi in un’unica famiglia. Lo Ziroldi ebbe tre figlie nate come tre colpi di fucile: Edi nel 1920, Smaragdi nel 1921 ed Evoe nel 1923. Per la verità le tre nacquero nel paese di origine del padre Finale Emilia a due passi da Modena. Raccontano che già anni indietro l’uso di battezzare con nomi bizzarri i figli fosse consuetudine, purché non santi, tutto andava bene. Una coppia di amici della famiglia ebbe il figlio mentre aspettavano il treno così il piccolo fu chiamato Partendo. In orario perché c’era il Duce, oggi lo potrebbero chiamare con più facilità Aspettando o Ritardando.
Torniamo agli Ziroldi che nate le figlie ritornarono a Condove dove c’era lavoro, ovviamente alla Moncenisio. Della terra natia conservano il gusto per la tavola e la sapienza, assolutamente sopraffina, di proporne i piatti tipici.
Le tre vissero l’infanzia nella Condove dopo la grande guerra, con la nascita e l’affermarsi del fascismo. Prima l’asilo poi a scuola, quella nuova in piazza, per gli anni che portavano all’avviamento professionale. Ora le vite delle tre si separano, più avanti le ritroveremo insieme.
Edi la più grande, anche fisicamente, dopo alcuni lavori come segretaria prima alla casa del Fascio poi all’esattoria iniziò la sua carriera in tipografia. “Quarant’anni di lavoro” afferma soddisfatta “tra rotative e torchi”. Il lavoro della signora Edi era la compositrice. Ecco come funzionava la composizione. In una grossa cassetta di legno divisa in scomparti alloggiavano i caratteri minuscoli, quelli maiuscoli, le lettere, tutta la punteggiatura e naturalmente gli spazi. Per comporre una pagina di testo la nostra Edi sistemava parola per parola su una plancia tutta la pagina. Tutto questo al contrario, perché poi una volta inchiostrata la matrice il foglio doveva caderci sopra. E voilà! “Facevano soprattutto modulistica aziendale per la Moncenisio anche per la Fiat. Poi biglietti e vari annunci”. Tutti? chiedo. “Anche quelli da morto. Erano gli unici che stampavo anch’io perché se il titolare era in ferie o via c’era la necessità di accontentare il cliente” dice Edi. La precisione fatta donna. Smaragdi, detta Lutella o Lucia insomma chiamata come si riesce, di mestiere fece la sarta. “Da subito andai a bottega a imparare il mestiere” mi dice “poi volli imparare meglio e con armi e bagagli andai a lavorare e vivere a Torino”. Erano gli anni della guerra e tutto il tessuto andava bene. E’ l’epoca dei cappotti girati al contrario, delle coperte militari usate per confezionare giacche nulla andava sprecato o buttato. Le signore, quelle eleganti e danarose, ma anche le massaie si facevano cucire i vestiti, non esistevano già pronti. Così la nostra Smaragdi con ago e filo confezionò i migliori abiti di Torino. “Era un lavoro di precisione e pazienza, tutto fatto a mano. Non c’erano macchine o tessuti già cuciti andava tutto preparato dall’orlo in su” mi dice indicando una macchina per cucire a pedale. Poi anche lei ritornò in Valle con le sorelle. L’ultima, la più sorniona, è Evoe. Lavorava alle manifatture. Cominciò a Sant’Antonino vicino a casa. Vicino se si raggiunge in macchina o in treno ma considerando che a lavoro andava a piedi la distanza, all’andata e al ritorno, non era poi così trascurabile. Poi si spostò a Borgone, non andava più a piedi come Forres Gump, ma in treno. Quale comodità. Finì poi di lavorare alla filatura nello stabilimento di Collegno. E anche lei dopo una quarantina d’anni andò in pensione. Ora sono tutte e tre sotto lo stesso tetto, in cima al viale del cavalier Bauchiero, passano la giornata nelle faccende senza mai annoiarsi. Ricordano la Condove che non c’è più, hanno visto la città crescere e svilupparsi, la gente cambiare. Loro sono sempre lì vivendo, vista la loro età, una vita incredibile, a partire dai nomi.