E’ scontro fra Regione e mondo venatorio: oggi le Associazioni dei cacciatori hanno protestato a Torino Dura la replica di Chiamparino e Ferrero: "ATC e Comprensori Alpini sono troppi e non hanno ridotto l'impatto dei selvatici in agricoltura"

LA manifestazione di oggi (Foto GV)LA manifestazione di oggi (Foto GV)

TORINO – Circa un migliaio di aderenti alle Associazioni venatorie -hanno manifestato davanti al Palazzo della Regione, a Torino, contro il calendario venatorio e il divieto di caccia a pernice bianca, lepre variabile e allodola deciso dal Consiglio regionale, ma soprattutto contro la decisioni di accorpare e ridurre di numero gli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) di pianura e i Comprensori Alpini (CA) in montagna.

A nome dei cacciatori, le  5 associazioni firmatarie lamentano che “ il proprio dissenso nei confronti di un’amministrazione regionale che non mostra più alcun rispetto verso i diritti dei 25.000 cacciatori piemontesi, discriminati e penalizzati come non capita altroveSiamo stati convocati tante volte per “realizzare un confronto e ricevere eventuali proposte”, quando invece l’azione dell’Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca è stato caratterizzato da un continuo diniego nei confronti delle nostre istanze. Ora l’assunzione di provvedimenti che avranno l’unico effetto di demolire un sistema – quello degli ATC e dei Comprensori Alpini – che ancora funziona bene, non apportando in termini di efficienza e risparmio economico, ci sembra tardivo quanto inutile, quasi fosse chiudere la stalla quando ormai sono fuggiti i buoi. Tante volte siamo entrati negli uffici di corso Stati Uniti credendo di poter condividere un auspicato percorso di collaborazione, e troppe volte ne siamo usciti delusi, umiliati nelle nostre aspettative. Mai abbiamo potuto portare ai nostri associati un seppur minimo risultato, un messaggio positivo, se non quando le sentenze del TAR Piemontese hanno rimesso a posto le cose, dimostrate legittime le nostre ragioni.”

La risposta della Regione arriva per bocca innanzitutto dello stesso Sergio Chiamparino :   “Ci rimproverano di non essere rispettosi verso i cacciatori. Forse confondono il rispetto verso i circa 20 mila cacciatori piemontesi – proseguono – con l’adesione acritica a ogni loro richiesta. ” E Giorgio Ferrero che ha la delega alla Caccia non ha indietreggiato sul progetto di riforma del sistema venatorio: “Non intendiamo abdicare al nostro diritto-dovere di governare anche la caccia in modo da rispettare i diritti di tutti: cacciatori, ambientalisti, agricoltori, in generale cittadini, fauna e ambiente.  Al contrario, siamo profondamente rispettosi dei diritti dei cacciatori, così come lo siamo nei confronti degli altri cittadini e del Consiglio regionale che a stragrande maggioranza ha vietato la caccia di specie considerate vulnerabili come la pernice bianca”. 

Specie quest’ultima sempre più rara e considerata “vulnerabile” dall’ISPRA, Istituto Nazionale per la Protezione dell?Ambiente, che si occupa anche della tutela della fauna selvatica, i cui habitat aplini sono in riduzione, tanto che la specie è protetta in molte parti dell’arco alpino europeo, così come per la Lepre bianca. Altro reliquato artico che sulle nostre Alpi è ormai ridotto a pochi esemplari e la cui caccia non fa altro che porta a rischio estinzioni. Due specie che a differenza di cerv e caprioli non sarebbe possibile reintrodurre dall’esterno.

“Questa Giunta – continua Ferrero – è’ anche rispettosa nei confronti degli agricoltori e del loro diritto a non vedere i loro campi invasi da cinghiali e caprioli, che continuano a proliferare per una evidente errata gestione della caccia, che sembra tesa più a conservarne il numero per poterli agevolmente cacciare che a limitarlo. Una gestione errata anche per la pletora di ambiti territoriali, ben 38 e di amministratori – quasi 800 di fatto quasi tutti provenienti dal mondo venatorio – che evidentemente costituiscono un meccanismo farraginoso e poco razionale, su cui intendiamo intervenire per semplificarli e renderli più funzionali. Analogo rispetto viene rivolto all’ambiente, al diritto di tutti i cittadini di potersi muovere liberamente sul territorio regionale senza correre rischi continui di gravi incidenti stradali, ed alle specie animali, che sono un patrimonio di tutti, non solo di Federcaccia e delle altre Associazioni.” 

Di tutt’altra opinione Gian Luca Vignale, già Assessore alla Montagna, che oggi era in piazza coi cacciatori: “Questa mattina i cacciatori da tutta la Regione hanno invaso pacificamente il centro di Torino per manifestare dopo 10 anni e chiedere alla Giunta Regionale rispetto per i cacciatori piemontesi. La caccia, oltre ad essere una passione e una tradizione fortemente radicata nel mondo rurale piemontese, è uno dei principali strumenti per garantire l’equilibrio faunistico all’interno delle aree agricole e montane del Piemonte. Senza l’attività venatoria i danni provocati dalla fauna selvatica (cinghiali, caprioli, corvidi, volpi…) sarebbero moltiplicati con un impatto per le aziende agricole e per i cittadini decisamente superiori a quanto già avviene. Anche grazie alla tassa che i cacciatori versano nelle casse regionali si può far fronte al pagamento dei danni in agricoltura. Inoltre dietro l’attività venatoria c’è un mondo economico che non può essere penalizzato dalle scelte che la regione ha assunto che violano la norma nazionale. In ben tre casi le scelte della Giunta sono state annullate dal tribunale amministrativo regionale con costi che la Regione si è assunta utilizzando le tasse dei piemontesi. Senza essere nè pro, né anti caccia è necessaria una politica venatoria rispettosa delle leggi dello Stato e dei cacciatori. Cancellare specie cacciabili (6 in due anni), ridurre i periodi di prelievo -anche se si è ridotta la pressione venatoria in Piemonte- è cedere alla rumorosa minoranza animalista.”

La gestione venatoria, specie degli ungulati è da sempre elemento di scontro. Ma chi ha un po’ di memoria ricorda le trionfali immissioni – a spese dei contribuenti -di cervi e caprioli ovunque sull’Arco Alpino piemontese, per dopo qualche anni dichiarali troppo numerosi. Per non parlare dei cinghiali chge erano pressoché scomparsi dalle montagne. IN Franci ail proble cinghiali se non risolto, è stato calmierato. I danni li pagano direttamente i cacciatori agli agricoltori, e le modalità di caccia attuate con eliminazione mirata in particolare dei giovani esemplari per non disperdere i branchi ha dato ottimi risultati. Ma non non si possono avere tutte le patate nel campo e il cinghiale in pentola a ogni battuta di caccia. Un equilibrio va trovato. Anche perché a romperlo non sono mai stati gli animali. E su questo l’Assessore Ferrero pare avere le idee molto chiare.