Forse si voterà a maggio del 2018 con le regionali della Valle d’Aosta Votare in primavera favorirebbe il voto nei paesi di montagna

Il presidente Mattarella al votoIl presidente Mattarella al voto

ROMA – In politica, gli scenari cambiano continuamente. Se fino a poche settimane fa si leggeva del tentativo di Matteo Renzi di portare gli italiani alle urne nel prossimo mese di aprile, ora nei corridoi di Montecitorio si parla di maggio del 2018 ovviamente.

È questa la nuova data su cui si ragiona in Parlamento, quella che non dispiacerebbe né alle forze governative, né alle opposizioni. Parlamentari di diversi partiti portano varie ragioni a sostegno delle urne primaverili. La prima, in ottica PD, è che ormai è maturata la certezza che sarà il governo Gentiloni a fare la Legge di Stabilità.

Trattandosi di misure che certo non faranno sorridere gli italiani e le loro tasche, stemperarne nel tempo l’effetto negativo risulterebbe sicuramente cosa gradita. Il secondo aspetto è quello meteorologico. Votare in primavera favorirebbe, infatti, l’accesso ai seggi elettorali anche nei paesi di montagna.

Il terzo elemento è la possibilità di accorpare le Politiche con le elezioni regionali previste nel 2018 (si vota in Lombardia, Lazio, Molise, Basilicata oltre alle regioni autonome Friuli, Trentino e Val d’Aosta). Se non si vuole costringere il Paese a una campagna elettorale permanente, ragionano a Montecitorio, l’election day potrebbe essere una soluzione ragionevole, oltretutto con un forte risparmio per le casse dello Stato. Inoltre, spiegano, votare in soluzione unica semplificherebbe il quadro di alleanze e candidature.