Enrico Calamai a Giaveno, l’ “eroe scomodo” che salvò 500 persone dalla dittatura militare argentina

Enrico CalamaiEnrico Calamai

GIAVENO – Il capoluogo della Val Sangone ha accolto, questa mattina, Enrico Calamai, l’ex diplomatico italiano che, durante gli anni bui della dittatura militare argentina, salvò la vita a non meno di 500 persone, fornendo loro un passaporto italiano, con il quale hanno potuto abbandonare il Paese latinoamericano. Questa mattina, Calamai ha incontrato gli studenti dell’Istituto “Pascal”, a cui ha illustrato gli stratagemmi utilizzati per aggirare l’immobilismo delle autorità italiane presenti in quel periodo in Argentina. “Il secondo aeroporto di Buenos Aires, quello che garantiva collegamenti soltanto con le nazioni vicine, era meno pattugliato di quello intercontinentale — ha spiegato l’ex viceconsole — Ciò serviva a dare al mondo un’immagine più tranquilla del governo militare. Molti oppositori politici hanno approfittato di queste maglie apparentemente più larghe per fuggire in Stati limitrofi, venendo quasi immediatamente riacciuffati al loro atterraggio, visti gli accordi che intercorrevano fra la varie dittature del Sud America. Il nostro stratagemma era abbastanza semplice: facevamo partire con documenti argentini chi ci chiedeva aiuto e, al momento del loro atterraggio, li invitavamo a esibire il passaporto italiano che avevamo preventivamente fornito loro”. E pazienza se i timbri riportavano una data recente, la scusa da propinare alle autorità dello Stato di arrivo era sempre una sola: siamo stati derubati e abbiamo dovuto rifare in fretta e furia i documenti in consolato. L’ambasciata italiana presente nel Paese di arrivo forniva poi i biglietti aerei per raggiungere Roma. Grazie a questo stratagemma, non troppo ben visto dal Governo italiano, Calamai ha salvato le vite di centinaia di argentini di origine italiana, pagandone lo scotto: dopo appena un anno, infatti, l’”eroe scomodo” è stato rimosso dal suo incarico a Buenos Aires. “Avrei potuto chiudere gli occhi, ma mi sentivo un privilegiato rispetto a tanti e ho deciso di sfruttare questo mio privilegio a vantaggio di quei tanti che mi chiedevano aiuto” ha detto Calamai. A coronamento della mattinata con gli studenti giavenesi è giunta poi la testimonianza di Roberto Scordato, italo argentino perseguitato negli anni del regime. Intorno a mezzogiorno, infine, Calamai, accompagnato dalle autorità comunali e dalla preside del “Pascal”, Carmelina Venuti, ha reso omaggio al Giardino dei Martiri e dei Giusti, posto all’interno del Parco comunale di Palazzo Marchini. Calamai replicherà il suo racconto, questa sera, alle ore 21, presso Villa Favorita, in un incontro aperto al pubblico.

Enrico Calamai insieme con le autorità giavenesi

Enrico Calamai insieme con le autorità giavenesi