Ereditare debiti? Anche no, grazie!

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AVV. MANUELA SELVO – Talvolta all’evento drammatico della morte di un congiunto, può seguire anche un cataclisma patrimoniale inatteso. Non sempre divenire erede è un vantaggio, ad esempio se sussiste una situazione economica disastrata del defunto. Si deve quindi correre ai ripari per evitare che i debiti ereditari colpiscano il proprio patrimonio personale, anche in modo grave. 

Alla morte di un congiunto si apre  la successione mortis causa, volgarmente detta  “l’ereditá”. Che ci sia un testamento oppure che gli eredi siano quelli indicati dalla legge, a questi vengono trasferiti tutti i diritti, siano essi attivi o passivi, cioè sia crediti, sia debiti. Ecco quindi che potrebbe aprirsi uno scenario inatteso, con uno stuolo di creditori che vengono a bussare alla porta del chiamato all’eredità. 

L’erede, infatti, riceverebbe debiti che intaccherebbero  il suo patrimonio, anche pesantemente, ove fossero somme e/o valori considerevoli. Si pensi a chi lascia una casa, ma anche cartelle  esattoriali per importi ingenti, oppure un mutuo ben superiore al valore della casa stessa. 

E quindi come  porre rimedio a tale difficile situazione?

Nella realtà può accadere che sin da subito si conosca l’ammontare dei debiti, esagerati e superiori ai beni lasciati dal decuius: l’unico modo per  rimediare è una rinunzia all’eredità (Art. 519 Codice  Civile) ed occorrerá affidarsi ad un professionista. 

La rinuncia infatti  va compiuta formalmente presso il Tribunale competente per territorio rispetto al luogo in cui è avvenuto il decesso, oppure innanzi ad un notaio, con una dichiarazione esplicita. 

Tale atto servirà per il futuro ad opporsi a qualsiasi creditore del defunto,  che si presenterà a riscuotere il proprio pagamento, sia  esso un privato, una banca oppure un ente pubblico. Questo varrà anche Equitalia o qualsiasi altro ente di riscossione tributi. 

Cosi facendo si paralizza qualsiasi diffida  ad adempiere ed anche gli eventuali successivi  pignoramenti eseguiti su beni o crediti dell’erede  (si badi bene: anche quelli personali che nulla hanno a che fare con il defunto). 

 Per potersi avvalere di tale soluzione,  però, é necessario che l’erede non abbia giá accettato l’eredità in precedenza. Solitamente nessun erede dichiara in modo esplicito di esserlo ma molto più banalmente si comporta come tale: ritira denaro in banca, utilizza un immobile del defunto, riscuote canoni di locazione o atti simili. Per l’ordinamento giuridico, in tale casi l’ereditá si considera come accettata in modo implicito e per la Legge non si può rinunciare all’eredità una volta accettata. Quindi l’insidia da evitare quando si immagina vi siano debiti consistenti del defunto, è quella di comportarsi  come eredi agli occhi del mondo, e rivolgersi ad un professionista. 

E quando non è chiaro se il defunto avesse più debiti o più crediti? Esiste un altro rimedio? Fortunatamente sì. 

Per chi è in dubbio sulle reale patrimonio del defunto, c’è lo strumento dell’accettazione dell’eredità con il beneficio d’inventario. Consiste in un atto in cui il cancelliere  del Tribunale, ma più spesso il notaio, redige l’inventario (cioè  l’elenco di tutti i beni ed i crediti ed i debiti ereditari al fine di potere compiere una stima di entrambi). Tale dichiarazione viene inserita nel registro delle successioni presso il Tribunale, a scopo di renderla pubblica. L’erede  potrà quindi scegliere se conviene accettare o lasciare l’eredità a conti fatti e, soprattutto, a ragion veduta. 

Avv. Manuela Selvo

Vicolo Fanfani n. 8 

S. Antonino di Susa (TO)

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