Esercitazione dei Vigili del Fuoco sommozzatori nel lago ghiacciato a Moncenisio I VV.FF. della Squadra SAF SUB hanno scelto il Lago della Ferrera per 3 giorni di addestramento

Vigili del Fuoco sommozzatori in esercitazione a MoncenisioVigili del Fuoco sommozzatori in esercitazione a Moncenisio

MONCENISIO – I Vigili del Fuoco del Comando Provinciale di Torino, sono stati impegnati per una esercitazione cosiddetta “SAF SUB ATP” dal 28 febbraio al  2 marzo  in Alta Valsusa, e hanno scelto come scenario il lago ghiacciato del  Lago di Moncenisio,  meglio conosciuto come il laghetto piccolo della Ferrera a Moncenisio, localizzato a quota 1.423 presso il piccolissimo Comune della Val Cenischia.

L’esercitazione

Il Nucleo SAF (Speleo, Alpino, Fluviali) e i Sommozzatori sono stati impaegnaati in tre giorni di addestarmento e simulazione di soccorso; l’esercitazione infatti aveva l’obiettivo di migliorare le capacità di risposta del personale dei Vigili del Fuoco per il salvataggio di persone cadute in laghi ghiacciati e l’autoprotezione  del personale chiamato ad operare in ambienti acquatici (ATP). Questaìo tipoo di addestramento fa parte del corso di base per tutti i Vigili del Fuoco.

I pompieri del Nucleo SA, ovvero i Soccorritori Acquatici,  ossia fuori dal gergo burocratico i  sommozzatori si sono immersi più volte sotto lo strato di ghiaccio che ricopre la superficie del lago, profondo al centro alcune decine di metri, simulando il soccorso di una persona rimasta intrappolata al di sotto.
Le tute stagne degli operatori hanno permesso una valida protezione dall’acqua gelata ed un piccolo gommone da rafting è stato utilizzato per spostarsi agevolmente sulla superficie gelata dello specchio d’acqua.
La simulazione pratica e le manovre di salvataggio si sono svolte in totale sicurezza, grazie all’utilizzo di idonei dispositivi di protezione individuale contro il rischio di ipotermia e il rischio di annegamento.

 

Le specializzazioni del Vigili del Fuoco:

ll Nucleo S.A.F.

La variabilità dell’ambiente sia urbano che extraurbano, determinano in caso di incidente di vario tipo e natura, scenari di riferimento spesso critici in ordine alle situazioni del rischio, sia per le persone che per i soccorritori, anche per quanto attiene ai possibili accessi ai siti naturali, quali grotte, forre, falesie ecc. o artificiali, tralicci, grattacieli, viadotti ecc.  Negli ultimi anni sono notevolmente aumentate le persone che si dedicano ad attività sportive che spesso si svolgono in ambienti particolarmente impervi dove le attrezzature e le tecniche di intervento utilizzate da sempre dai Vigili del Fuoco risultavano poco efficaci. Per queste ragioni  si è avvertita l’esigenza di elaborare ed adottare tecniche innovative di derivazione speleo – alpino e fluviale, inerenti le esigenze di soccorso e gli scenari cui sono chiamati ad operare i Vigili delFuoco.

Tali tecniche che sono denominate tecniche di derivazione Speleo Alpinistica e Fluviale, da cui l’acronimo SAF, consentono  di aumentare il livello di sicurezza dei soccorritori e migliorare il servizio offerto alla popolazione in particolare in quelle situazioni in cui, a causa dello specifico scenario incidentale, non sono utilizzabili i normali mezzi in dotazione.

Il Nucleo SA – Soccorso Acquatico di Superfice 

Negli scenari d’intervento nei quali l’acqua è l’elemento che costituisce pericolo, i Vigili del Fuoco sono in grado di operare una tempestiva e qualificata azione di salvataggio fin dai primi minuti dell’evento (i più importanti per la salvaguardia della vita) grazie alla presenza di Soccorritori Acquatici (SA) nelle squadre di soccorso.

La figura del Soccorritore Acquatico, inserito nelle squadre di intervento ordinarie attraverso un percorso formativo specifico, non sostituisce le strutture specialistiche del settore acquatico dei Vigili del Fuoco, bensì si integra nel servizio di soccorso potenziandolo e qualificandolo ulteriormente,  riducendo i tempi di intervento su scenari acquatici in tutto il territorio nazionale, siano essi marittimi, lacustri e fluviali, anche in seguito di calamità naturali o micro-emergenze.  L’iter formativo del SA inizia con il Corso di autoprotezione in ambiente acquatico (ATP) e il Corso di Tecniche di Primo Soccorso Sanitario, il  TPSS, che da alcuni anni sono parte integrante del corso d’ingresso a tutti i Vigili del Fuoco,

La formazione prosegue con le qualificazioni di Brevetto di Salvamento a Nuoto (livello apicale dei corsi di tecniche natatorie) e di formazione in tecniche di derivazione Speleo Alpine Fluviali (SAF Flu) e culmina nel corso di formazione dell’Operatore SA.

All’operatore SA è richiesto saper  riconoscere e valutare i rischi presenti negli ambienti acquatici;  soccorrere il pericolante, con l’utilizzo di idonei DPI, ausili di soccorso e rispettando le regole comportamentali;  effettuare operazioni di soccorso a pericolante operando da terra, da natante o entrando in acqua;    cooperare alle operazioni di soccorso acquatico effettuate da colleghi specialisti (sommozzatori, portuali).

Il  Servizio Sommozzatori (SUB) del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è articolato in strutture operative costituite da 27 nuclei, con 420 unità, che garantiscono una copertura 24/24 ore su tutto il territorio nazionale. Oltre alle attività di Search And Rescue (SAR) ossia ricerca e soccorso, in ambiente acquatico, che costituiscono l’attività prevalente, i Nuclei intervengono in svariate situazioni pericolo legate all’elemento acqua, quali le emergenze legate a fenomeni alluvionali, la presenza di fattori inquinanti, e le attività di supporto nel caso di incendi a bordo di navi e imbarcazioni. A Torino che h ail Po e un sistema di Laghi in Provincia, da tempo opera uno dei nuclei specializzati. Nel Piano Operativo Nazionale del Servizio Sommozzatori è previsto anche il coordinamento e l’integrazione dei Nuclei Sommozzatori con i Reparti Volo dei Vigili del Fuoco, al fine di assicurare la piena interoperabilità tra le due specializzazioni.

Il video dell’esercitazione del Vigili del Fuoco nel Lago Foppa a Ferrera Moncenisio