Francesco Zucconi sabato e domenica sfida il record del 1994 di Valerio Bertoglio: 24 ore di corsa su e giù dal Rocciamelone Il titolare di "Cuore da Sportivo" dovrà percorrere più dei 20.400 metri di dislivello corsi da Bertoglio il 26 agosto 1994

Rocciamelone: la vettaRocciamelone: la vetta

MOMPANTERO – Le grandi montagne sono quelle che restano nell’immaginario colletivo e sono anche quelle dei grandi record, delle grandi imprese sportive., dei record. E i record epici sono quelli che durano anni, decenni. Nessuno potrà mai battere quello di Bonifacio Rotario d’Asti,   che il 1° settembre 1358, per un ex voto dopo la sua cattura da parte dei Turchi, effettuò la prima ascensione documenta della storia di un 3.000 metri, dando inizio alla storia dell’alpinismo. E nemmeno le oltre 1050 ascensioni di Fulgido Tabone, gestore del rifugio Cà d’Asti e ricostruttore di quello e di quello in Vetta.

Ma per cimentarsi sulla “vetta sacra” della Valsusa, bisogna proprio un po’ essere “pigliato da li turchi”, come farebbe dire Camilleri a Montalbano.  E nel prossimo week-end un record che resiste da 27 anni potrebbe anche essere superato.

A sfidare il record di percorrenza del mitico skyrunner Valerio Bertoglio su è già da Mompantero alla vetta, 3.033 metri di dislivello D+ e viceversa correndo per 24 ore giorno sulla grande piramide sarà Francesco Zucconi, torinese di adozione e titolare del negozio “Cuore da Sportivo”. Impresa non facile, tanto più se affrontata a 51 anni. Dovrà percorrere qualcosa di più dei 20.400 metri, percorsi da Bertoglio il 26 agosto 1994, 27 anni fa.

Lo sfidante il record: Francesco Zucconi 

Francesco Zucconi, classe 1966, fisico minuto, da alpino e non da artigliere, è un nome molto conosciuto dagli amanti della montagna per le tante performances e per la competenza e la passione con cui gestisce a Torino, insime con la compagna Federica, il negozio “Cuore da Sportivo” di Via Domodossola, un riferimento per gli sportivi della montagna.

La sfida al record si terrà sabato 30 settembre con partenza dal Santuario di Mompantero, alle ore 17,00. Stop dopo la  24 ore di non stop domenica 1° ottobre. Zucconi avrà al fianco un gruppo di amici e sostenitori, ha anche un team di atleti che hanno il nome del negozio – ma la su asarà una sfida molto diversa da quella di Bertoglio. “Mi sono preparato bene – ha dichiarato Zucconi ai blog di riferimento – l’ho provata già arrivando a due volte, con ottime sensazioni. Ma conto di sfruttare le ore della notte quando sarò ancora fresco. A differenza di Bertoglio che era partito al mattino, partirò in serata. E cercherò di non strafare nella prima tornata, ma di proseguire con regolarità senza fare grandi pause, ma solo piccole soste, in modo da conservare le forze per tutte le 24 ore. Un passo più da regolarità , ma continuo”

Chi scrive, seguì – non di corsa beninteso! -nel 1994 Bertoglio nella sua sfida. In effetti parti a razzo segnando un tempo di circa 2 ore e 42 sul primo gioro. Allora poco più che ventenne il guardiaparco del Gran Paradiso sbalordì tutti già al primo passaggio dopo 6.066 metri percorsi su è giù per il Rocciamelone. Il meteo dice che il tempo sarà clemente, ma le temperature dell anotte in vetta in questi giorni sono scese sotto lo zero. Non sarà una sfida semplice, ma tutto il team di Zucconi è pronto a sostenerlo. E così invitiamo a fare tutti coloro che vorranno seguire la sua sfida.

Francesco Zucconi e la sua compagna Federica

Francesco Zucconi e la sua compagna Federica

Il record di Valerio Bertoglio

Nell’estate del 1990, aveva già salito e sceso il Cervino dal Breuil,  per la crest adel Leone in 4 ore e 16 minuti. Una impresa entata nella leggenda, e che diede il via alla epopea dello skyrunning, di cui Bertoglio fu il vero precursore sulle Alpi. Valerio Bertoglio è stato il primo skyrunner, ha inventato le corse sui 4.000, con i primi record al Gran Paradiso, alla Capanna Margherita e soprattutto al Cervino. Recentemente proprio il suo record del Cervino è stato migliorato con l’uso di corde aggiunte a quelle che normalmente attrezzano la salita.

“Sul Cervino nel ’90, non ho usato neanche un metro di corda in più. Le performance possono essere comparate se effettuate nello stesso modo. Ammetto che sia importante limitare i rischi, la vita è un bene prezioso, ma bisogna dichiararlo. Sono stato uno dei primi a salire i 4.000 di corsa, la prima il Gran Paradiso, mi sono cronometrato i tempi durante gli allenamenti ma ho chiamato cronometristi ufficiali quando ho provato i record. Vengo dall’atletica e ne rispetto le regole.

La sfida al Rocciamelone sulle 24 ora non-stop ancora oggi  resta una impresa irripetuta

 Bertoglio partì alle 6 del mattino del 26 agosto 1994, alle 5 ora solare, dal Santuario di Mompantero inerpicandosi lungo la mulattiera che sale al Seghino. Lungo il percorso, un minimo di assistenza e il Soccorso Alpino di Susa, la Pro Loco di Mompantero  e i cronometristi a fare da testimone della sua impresa.

Come detto sopra partì come un fulmine, al secondo giro completato nel primo pomeriggio si rilanciò verso la vetta. Fece alcune soste nel corso delle ulteriori salita, per alimentarsi, bere e rifiatare. Era piena notte, credo fosse l’una passata da un po’ quando decise di salire per la quarta volta.  Si fermò al Trucco  a circa 1750 metri di quota.  Pensare di battere quel record fa  tremare le gambe. E la ultima discesa e la quarta salita notturna fu micidiale e fece stare in ansia tutti i presenti. Bene fa Zucconi a differire la partenza al pomeriggio.

Il foglio originale dei cronometraggi del record di Valerio Bertoglio ( per cortesia di Riccardo Gabriele, cronometrista posizionato in vetta al Rocciamelone

Il foglio originale dei cronometraggi del record di Valerio Bertoglio ( per cortesia di Riccardo Gabriele, cronometrista posizionato in vetta al Rocciamelone

Bertoglio dal 1996 è Guida Alpina, si è laureato in Scienze Naturali. Perennemente attivo e creativo, da tempo sta portando avanti una considerevole attività scientifica monitorando l’evoluzione dei ghiacciai del Gran Paradiso.  Il 15 gennaio 2011 una valanga lo ha travolto trascinandolo a valle per circa 300 metri, ma se lacavò con un po’ ossa rotte, per fortuna.

Ultimamente si è impegnato a fondo sul fronte della solidarietà operando,  con numerosi viaggi, per creare in Bolivia e Perù scuole per Guide Andine al fine di offrire una prospettiva professionale ai ragazzi poveri dei villaggi di montagna.

“Sono stato spazzato via da una valanga e buttato su una parete di 80 metri e sono sopravvissuto – ha scritto Bertoglio – Nel pericolo e nella difficoltà ho dato il meglio di me e anche oltre forse è per questo che la valanga non mi ha ucciso: il Padre Eterno mi ha lasciato usare tutte le forze e l’intelligenza che avevo”.

Valerio Bertoglio, in vetta all'Alpamajo, nella Cordillera Blanca in Perù

Valerio Bertoglio, in vetta all’Alpamajo, nella Cordillera Blanca in Perù

 

Rocciamelone 3.000 metri di dislivello da Susa: la piramide delle sfide

La sfida corre sulla mulattiera che parte a fianco del Santuario di Mompantero e si inerpica rapidamente tra vigne ed orti scavalcando la condotta forzata per giungere prima al Seghino a 729 metri e  prosegue poi per boschi di roverelle, querce e castagni sino ad attraversare la strada carrozzabile; Borgata Carbonero, oltre i 1.000 metri e da lì si segue l’itinerario della mulattiera che porta prima al Trucco, poi alla Riposa e via via su sull’itinerario classico: Cà d’Asti a 2.854 metri di quota, Croce di Ferro, e siamo a 3.306 e poi via sulla vetta del Rocciamelone a 3.358 metri.

I “grandi” del Rocciamelone

Il primo “eroe” del Roccia, fu Gioacchino Volturo, un sanguigno siciliano, podista trapiantato  Condove, che a 24 anni, un po’ per scommessa, un po’ per dimostrare il suo grande talento, organizzò la prima sfida cronometrata alla Vetta andata e ritorno. Fece lo straordinario tempo di  3 ore 47’ e 23 secondi. Un tempo inferiore a quello reale visto che durante la corsa  “Gioachin” Volturo perse tempo a far firmare il  “foglio di gara” alle persone che incontrava segnando l’ora del passaggio per avere le prove della sua impresa.

Il 17 agosto 1986 venne organizzato un tentativo collettivo di record. Daniele Ivol, operaio del Comune di Chianocco transitò in vetta al “Roccia” in 2 ore 20’ e concluse la sua prova a Mompantero con il f tempo di 3 ore 17’ e 53”.
In campo femminile Paola Didero di Chiomonte girò in in vetta a 3 ore 07’ e concluse la prova in 4 ore 35’ e 24”.

Sfruttando le sue doti di gran discesista nel 1988 Elio Ruffino, dipendente provinciale, di Giaveno, tentò la sfida al record andata e ritorno. In ritardo sul tempo di  Ivol in vetta di oltre 4  minuti, fece registrare il record ancora oggi imbattuto.  Il cronometro a Mompantero si bloccò a  3 ore 14’ e 54″ . Una discesa folle giù dritto dalla vetta a Cà d’Asti come un camoscio.

Con la prima edizione del Red Bull K3 – anno 2015 – si cambia il percorso di salita. Si parte infatti da Susa. Ma l’atleta piemontese Marco Moletto  con il tempo di 2 ore e 06 minuti, schianta il vecchio primato di 2 ore e 14 minuti di Daniele Ivol, essendo la tratta percorsa anche più lunga, visto che segue la partenza dello Stellina (che finisce a Costa Rossa però).

Un record che dura poco:  nell’edizione successiva del 2016 dove lo svizzero Remi Bonnet ha fermato il cronometro a sole 2 ore 1 minuto e 57″.

Lo scorso 29 luglio del 2017 il K3 viene vinto dallo svizzero Martin Anthamatten, che infrange per la prima volta il muro delle 2 ore : 1 ora, 58 minuti e 53″ stabilendo così il nuovo primato di salita del Rocciamelone con partenza da Susa.

: tratto Croce di Ferro-Vetta

Rocciamelone: il tratto Croce di Ferro-Vetta

 

Francesco Zucconi e Valerio Bertoglio

Francesco Zucconi e Valerio Bertoglio