Fulgido Tabone, il signore del Rocciamelone Ma dalla vetta si vede il Mare? "Assolutamente no, almeno io non l'ho mai visto...."

(foto Claudio Allais)(foto Claudio Allais)

MOMPANTERO- Fulgido Tabone l’ho chiamato al telefono appeno sceso dalla vetta, per la sua millesima volta. Non un affanno nessun respiro lungo anzi una voglia di raccontare e raccontarsi che commuove. “La prima volta che sono arrivato lassù aveno 13 anni e per il freddo che ho preso e per la fatica arrivato alla Riposa ho sentenziato -in vetta mai più-“. Poi racconta di quando qualche anno dopo passando dal basso, era il 1976, gli sono state affidate delle assette da portare in vetta. Arrivato su ha visto dei ragazzi che cercavono di rifare un muro armati di cazzuola, cemento e sassi. Lui guardava e consigliava, e intanto veniva osservato da don Piero Laterza che in un attimo capì il personaggio e lo arruolò in questa “crociata”. “Caminciammo così senza tanta esperienza – ricorda Fulgido- pochi mezzi e tanta volontà; poi fu costituito un comitato con gli Alpini, la Giovane Montagna e la Diocesi. Mentre si faceva in vetta nasceva l’esigenza di accorciare i tempi di salita e s’iniziò anche il rifacimento di Cà d’Asti”. Gli anni volarono, in quelle estati si dormiva in una tenda militare e in vetta anche per trenta giorni consecutivi. “L’estate la passavamo qua con mia moglie e mio figlio che portai lassù che aveva due anni e mezzo, era un 21 gennaio– ricorda Tabone – ed eccomi ancora qua dopo 40 anni“. Racconta dei tanti lavori fatti sul Rocciamelone, e di quelli mai finiti a casa sua, del dolore provato quando ignoti fregiarono la statua nel 2006. Ecco ai conti: 3538, i metri in quota, per 68, gli anni di Fulgido Tabone, danno come risultato 1000: le sue ascensioni. Lui è l’uomo giusto per confermare o sfatare una leggenda metropolitana che tutti i valsusini (anche se non lo ammettono) alla fine credono vera. Ma dalla vetta si vede il Mare? “Assolutamente no, almeno io non l’ho mai visto….“. Auguri Fulgido.