Giaveno, ancora polemiche sulla “Culla per la Vita” Parla Teresa Bava, presidente del Centro di Accoglienza alla Vita

Un momento dell'inaugurazione della "Culla per la vita", lo scorso 8 dicembreUn momento dell'inaugurazione della "Culla per la vita", lo scorso 8 dicembre

GIAVENO – Dopo le polemiche nate su facebook, circa l’opportunità di installare la “culla per la vita” nel capoluogo valsangonese (all’angolo fra via Seminario e via Rametti), Teresa Bava, presidente del Centro di Accoglienza alla Vita (Caav) “L’Annunciazione” che quella culla (inaugurata lo scorso 8 dicembre, festa dell’Immacolata) l’ha voluta e interamente finanziata con l’apporto di altri privati, risponde punto per punto alle osservazioni. “Qualcuno ha sollevato fondamentalmente due questioni — spiega Teresa Bava — La prima è l’opportunità della culla, visto che qualunque donna può partorire in sicurezza e anonimato in ospedale e abbandonare il bimbo, senza essere perseguita; mentre la seconda riguarda la reale efficacia che la culla avrebbe”. Per quanto riguarda il primo punto, la presidente del Caav argomenta: “L’ultima indagine della S.I.N. (Società Italiana di Neonatologia), aggiornata al 2012, ha rilevato che, ogni anno in Italia, vengono abbandonati circa 2000 bambini, dei quali appena 400 (il 20%) vengono partoriti in ospedale, avvalendosi della facoltà del “parto anonimo”. La culla per la vita, inoltre, secondo Teresa Bava, non si vuole proporre come unico strumento contro l’abbandono dei neonati, bensì si inserisce all’interno di un più ampio progetto di salvaguardia della vita nascente. Per quanto riguarda, invece, la reale efficacia dell’iniziativa, la presidente del Caav giavenese commenta: “Vorremmo fortemente che un giorno potesse non esserci più bisogno delle “Culle”, come dei CAV, degli orfanotrofi e perfino dell’istituto dell’adozione, ma fino ad allora affermeremo che una sola vita umana vale più dell’intero universo e la nostra “Culla per la Vita” resterà attiva, fino a quando Dio vorrà, per salvarla”. La culla giavenese è la quinta in Piemonte e la cinquantesima sul territorio nazionale.