Giaveno piange la scomparsa della staffetta partigiana Maria Riva Ecco la sua storia

Maria Riva

GIAVENO – Si è spenta sabato 20 agosto nella propria casa a Torino all’età di 91 anni Maria Riva, staffetta partigiana che negli anni della Resistenza a Giaveno diede un fondamentale contributo per il riconoscimento dei caduti e salì sulle montagne per trasmettere messaggi ai partigiani. La signora Riva ha ricevuto il conferimento della Cittadinanza Onoraria a Giaveno il 2 giugno 2016 ed in molti oggi piangono la scomparsa di questa donna coraggiosa ed altruista. Ecco la sua storia, raccontata dalla scrittrice giavenese Giulietta Gastaldo, la quale ebbe modo di conoscere la vita di Maria Riva, riportandola nei propri libri. La Gastaldo la ricorda come “Una donna eccezionale che ha saputo mettere sempre il prossimo al primo posto, dedicando la propria vita ai bisognosi e portando avanti con determinazione  le cause in cui credeva. La sua scomparsa mi addolora, ma sono contenta che sia riuscita a ricevere la Cittadinanza Onoraria a Giaveno. La ricordo felice di poter mettere la targa sulla Chiesa di Forno di Coazze in eterno ricordo dei caduti.”

Maria Riva nacque a Giaveno l’11 luglio 1925 in via don Pogolotto 8. Rimase a Giaveno frequentando l’asilo delle suore del Cottolengo fino alla classe 4. A nove anni passò alle scuole pubbliche e andò con il padre a Mondovì, poiché era direttore del San Paolo.

Frequentò la classe 5 e la prima Magistrale a Mondovì. Poi frequentò all’istituto Berti di Torino. Nel 1940 allo scoppio della guerra era in forse l’esame di maturità, ma venne diplomata con il solo scrutinio finale. Aveva solo quindici anni ed era già diplomata.

Tornava tutti i fine settimana e le estati a Giaveno nella casa dei nonni delle Concerie Giai Arcota. Giaveno era la vita, eratutti i suoi ricordi.

Alla data del primo sfollamento si stabilì a Giaveno con la famiglia.

Mancando aiuti all’ospedale, i dottori e gli infermieri su invito del dott. Bressi (medico condotto di Giaveno) cercavano aiuti e lei entrò all’ospedale come volontaria. Aveva l’idea di fare o il medico o l’insegnante e grande fu l’entusiasmo con cui cominciò.

Fin da subito arrivarono i primi partigiani detti “ribelli” da curare. Iniziarono anche i rastrellamenti e la vita si fece più difficile. Maria ricorda: “Con l’intervento attivo del podestà Zanolli tutto si risolveva sempre per il meglio”.

Il 10 maggio 1944 ci fu il terribile rastrellamento in tutta la vallata. I morti furono moltissimi. Finalmente i tedeschi e i fascisti diedero il permesso di andare a raccogliere le salme: a Giaveno in piazza Molines dieci fucilati, a Coazze altrettanti, a Valgioie e alla Bonaria. A Coazze con il Podestà e altri volontari raccolsero i poveri corpi dei gambizzati nella fossa comune di Forno. Un dolore che non potrà mai dimenticare con le tante bare poi disposte nella chiesa della borgata.

Maria Riva si diresse a Giaveno, poi a Forno e all’Alpe Sellerey con il dott. Tizzani e il podestà Zanolli per cercare le salme degli uccisi dalle SS.

All’Alpe Sellerey i tedeschi vedendoli salire iniziarono a bombardarli e solo l’intervento di Zanolli, che nel frattempo era tornato indietro, fermò le cannonate.

A Giaveno la sera dell’11 maggio Maria scese non vista in piazza Molines e prese dei pezzi, dei segni di riconoscimento dagli indumenti dei fucilati che giacevano morti, al fine di poterne individuare le generalità e avere almeno un riconoscimento per i parenti.

Maria inoltre si destreggiò andando spesso in città a cercare partigiani o a portare messaggie notizie.

Piccola, minuta e giovane, passava inosservata, ma era mossa da una grande determinazione e coraggio.

La sera del 12,travestita da contadinella in accordo con il becchino andò al cimitero di Giaveno per prendere altri segni di riconoscimento dalle salme dei fucilati del 10 senza paura di essere scoperta.

Sempre nel maggio 1944 Maria il dott. Tizzani e altri tolsero i morti gambizzati a Forno di Coazze e con dei teli li posero nella fossa comune del cimitero; in seguito, quando fu costruito l’Ossario,  vennero poi messi lì.

Finita la guerra nel 1945 istituì in comune un ufficio di riconoscimento per le famiglie, le madri che erano alla ricerca dei figli, mariti, fratelli… si potevano controllare verbali, per trovare notizie, o cercare i dispersi. Una madre che aveva avuto tre figli persi in guerra, volle che Maria diventasse madrina dell’ultimo rimasto vivo, Mario Brusa.

Quindi si iniziò anche la costruzione dell’Ossario di Forno con il comandante Nicoletta e il comandante Falzone al fine di radunare tutti i compagni morti. Maria fu la prima a vedere il progetto dell’Ossario a forma di aquila.

Ogni anno Maria andò alle commemorazioni all’Ossario con i figli e negli anni ’80 venne chiamata nelle varie scuole del paese a raccontare le vicende della guerra. Ne parlò anche allo scrittore Mauro Sonzini che poi scrisse “Abbracciati per sempre”, proprio circa l’eccidio del Forno di Coazze.

Terminata la guerra, Maria Riva aveva vinto il concorso per maestra e insegnò a Noasca, poi a Ceresole e poi a Torino alla scuola Kennedy. Dal 1978 è in pensione.

Maria Riva ha la cittadinanza onoraria presso il paese friulano di Moggio Udinese, poiché dopo il terremoto del 1976 Maria e famiglia si prodigarono andando a ricostruire il paese per più anni, aiutando anche la ricostruzione della scuola.

Il 22 settembre 2015 Rai Storia l’ha intervistata a Torino presso la sua abitazione in merito a ciò che accadde a Giaveno, a Coazze e in Val Sangone e ciò che lei fece per aiutare tanti partigiani come infermiera e staffetta durante quei giorni.

Il 23 settembre 2015 la Troupe di Rai Storia ha accompagnato Maria Riva a Coazze all’Ossario di Forno, ove la medesima ha potuto raccontare cosa era accaduto lì e cosa fece in quel terribile luogo ora di Memoria collettiva.