Giaveno: relazione uomo-cane, ne parliamo con Mauro Moretta Al tema Moretta ha dedicato "Io vivo con un cane", suo primo libro appena pubblicato

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GIAVENO – Incontriamo Mauro Moretta, veterinario dirigente presso l’ASL To3 di Pinerolo, membro della Commissione Tutela Animali con la quale ha organizzato anche varie serate tematiche. Moretta è fresco fresco di pubblicazione del suo primo libro Io vivo con un cane, che offre interessanti spunti sulla relazione tra l’uomo e il suo migliore amico.

Come nasce questo libro?

Da tempo avevo l’idea di scrivere un libro dedicato alla corretta relazione uomo-cane. Me ne occupo da 15 anni e da 10 è una parte importante del mio lavoro istituzionale come veterinario per l’ASL To3. È stata poi Maria Luisa Gallo, la mia compagna e social media manager, a convincermi: prima ad aprire il blog in cui ho raccolto materiale, che poi è confluito in Io vivo con un cane.

Chi lo acquista cosa deve aspettarsi da questo volume?

Un taglio molto didattico e pedagogico, che si focalizza sulla relazione tra l’uomo e l’animale: non si parla di addestramento, non è un ‘manuale d’uso cane-padrone’. Né si trovano luoghi comuni, quale l’amore come unica prerogativa per vivere bene con un cane. Certo, ci vuole e ci mancherebbe! Ma bisogna anche conoscere l’animale; sapere quale collocazione dargli nel branco.

Collocazione?

Giaveno Mauro MorettaUn tempo in campagna il cane svolgeva un lavoro, oggi è per lo più un animale da compagnia. Più in generale è un effetto indesiderato dell’industrializzazione e urbanizzazione della nostra società: in città il cane perde un ruolo che però non ha ancora ritrovato, non comprendendo quale sia la sua collocazione all’interno del branco. Uso questo termine, perché non dimentichiamoci che il cane è comunque un lupo ‘camuffato’. Pertanto ha bisogno di una gerarchia, che un certo buonismo ipocrita di oggi tende invece ad annullare, in nome di un bisogno umano che deve essere soddisfatto. Purtroppo il cane viene a volte visto come un surrogato di un’altra relazione, per esempio di una compagnia umana, così lo si tratta come un essere umano per forza di un’ansia sentimentale. Ma in questo modo non gli si fa affatto un favore, anzi andiamo proprio a non rispettare i suoi bisogni!

Come ci si deve comportare?

Rispettando i bisogni ecologici ed etologici dell’animale, nonché conoscendo le basi educative, per cui un comportamento corretto viene premiato e viene ignorato uno scorretto. Ecco, perché ‘sgridare’ il cane è sbagliato… Anche informandosi, come ho detto prima. Ci sono nuovi studi che ci vengono incontro: la zooantropologia cinofila, per esempio, una scienza che studia appunto la relazione tra l’uomo e il cane. Oppure le neuroscienze, secondo cui un ambiente accogliente ma anche regolante farà sì che l’animale produca gli ‘ormoni della felicità’. È, infatti, il contesto ambientale che determina il comportamento del cane, quindi anche come si relaziona con l’uomo. Occorre ricordare, lo ripeto, che è un ‘lupo camuffato’, perciò bisogna essere dei buoni gestori di risorse sociali: cibo, gioco, spazi… dare al branco una buona leadership e un fine al ruolo che il cane ricopre.

In che senso parliamo di leader?

È il modello cui il cane deve fare riferimento. Faccio un esempio: un bassotto è stato sottoposto a un gioco intellettivo, in cui doveva ‘aprire’ degli speciali cassetti per trovare infine il premio. Quando questo cane si è trovato in difficoltà, perché non comprendeva come arrivare al bocconcino, si è girato a guardare il padrone. Ecco, quello è essere un modello per il proprio animale: quando ci guarda per avere conferme.

Come lo si diventa?

Non è facile, occorre una coerenza e una conoscenza dei bisogni dell’animale che non tutti immediatamente possiedono. L’ho detto in precedenza: gestire le risorse sociali in maniera rigorosa, per esempio. Poi non esiste una ‘ricettina’ che permette di risolvere ogni problema che si ha con il proprio cane: occorre un’analisi del contesto ambientale. E un lavoro anche da parte nostra. Infatti, imparare a relazionarsi in maniera corretta con un cane ha comunque degli effetti positivi anche su tutte le altre relazioni della nostra vita.

Si può intervenire a qualsiasi età del cane sui suoi problemi relazionali?

Se non ci sono gravi patologie, sì. Si tratta di ripristinare un equilibrio, grazie al ruolo dell’umano quale mediatore emozionale, filtro e lente verso il mondo.

E comunque non stiamo parlando di addestramento…

No, di educazione.

In cosa differiscono?

Con l’addestramento viene esaltata una vocazione già presente nel cane, per esempio se manda il naso a terra e scava potrà essere addestrato alla ricerca dei tartufi. Educare, invece, significa modulare le vocazioni cognitive dell’animale, per esempio incentivare l’utilizzo della mente da parte del cane, invece dell’istinto. Un cane che alla fontana non si butta nel bacino in cui si raccoglie tutta l’acqua, ma ‘morde’ il flusso corrente sta usando la mente. Ancora, un cane che apprende come il postino non sia un invasore del suo territorio è stato accompagnato ad usare la mente, conoscendo quella figura, anziché essere abbandonato ai suoi istinti primitivi.

Mauro, grazie per essere stato in nostra compagnia, a quando la presentazione?

Fine maggio, stiamo ultimando i dettagli, ma consideratevi già invitati!