Giaveno, la città dove si cammina con la testa in giù Discussione in città sulla scritta del ventennio sul campanile in centro paese

La scritta fascista a GiavenoLa scritta fascista a Giaveno

GIAVENO – Quando fu dipinta la scritta non sappiamo, certamente nella seconda parte della dittatura fascista, quella che lo storico De Felice chiama “del Littorio”; cioè tra il 1932 e il 1940. Parliano di quel “Credere obbedire combattere” che è lì in evidenza sul campanile della piazza centrale di Giaveno. Dunque stette lì una decina d’anni in pieno regime; faceva parte della propaganda permanente che il partito, quello Fascista, diretta da Starace e approvata da Mussolini.

La caduta del fascismo

Altra data. 25 luglio 1943, la notte tra il 24 e il 25 si tenne l’ultima riunione del Gran Consiglio del Fascismo, l’organo supremo del regime. Si votò e il duce cadde miseramente di colpo, una caduta improvvisa. La stessa, la caduta intendo, che  capiterà a busti, effigi e monumenti fascisti in tutta Italia. E di anni dalla pittura della scritta ne sono passati altri 5, e siamo a 15.

12 settembre, sempre del 1943, Mussolini vien liberato da parà tedeschi al Gran Sasso dov’era tenuto in custodia; inizierà la Repubblica Sociale Italiana. La nostra scritta, senza per altro averne coscienza, ritorna di moda. E tra personaggi vari della Guerra Civile, arriviamo al 1945. Si festeggia in piazza con i militari anglo-americani che hanno liberato il nord Italia e i giavenesi passeggiano sotto la scritta.

La Repubblica

Poi c’è il referendum, addio Savoia, e si comincia con l’amarcord del 25 aprile. Dove? In piazza sotto la scritta dov’è posata una delle più belle lapidi della Valsangone a ricordo dei caduti. E così di festa in festa, tra liberazioni, IV novembre e 2 giugno passano altri 72 anni che più i 15 iniziali ci portano a considerare che la scritta sta lì da almeno 85 anni.

Oggi, nell’anno del Signore 2017, a cent’anni esatti dalla fondazione del Partito Nazionale Fascista in quel di Milano, a 74 dalla fine del regime, a 72 anni dalla fine guerra un giavenese si accorge che c’è la scritta e ne chiede la cancellazione? Dico, ma fino ad oggi tutti sono passati in piazza con la testa in basso, e il giorno della festa la loro vista si è limitata alle lapidi?

Se poi la scritta venisse davvero cancellata, un altro pezzo di storia verrà lasciato nell’oblio, un ventennio di storia nazionale che sarebbe bene studiare per non ripetere. Ma tant’è adesso va di moda e il sindaco pare avvalorare la richiesta. Chi? Giacone Carlo, sindaco e già candidato nelle fu elezioni nella lista di Alleanza Nazionale già Movimento Sociale Italiano; qualcuno ricorda Almirante? Paradossi a parte vien da sperare che a Giaveno non ci siamo merli ghibellini su qualche muro altrimenti basterebbe un presidente dell’associazione guelfi perchè vengano abbattuti.