Giaveno, una serata a “lezione” da Paolo Crepet Tutto il teatro completo per l’incontro organizzato dall’Istituto Maria Ausiliatrice

GIAVENO – C’è stata un’affluenza record, tutto il teatro occupato in ogni posto, per l’incontro voluto e organizzato dall’Istituto Maria Ausiliatrice in collaborazione con l’associazione Agesc e l’amministrazione comunale con il dottor Paolo Crepet. Ha aperto la serata il sindaco Carlo Giacone che ha portato i saluti dell’amministrazione, presenti gli assessori Vincenza Calvo e Anna Cataldo,  il presidente di Agesc Davide Oliva e l’avvocato Stefano Tizzani come legale impegnato presso il Tribunale dei Minori di Torino.

In sala docenti di tutte scuole, la Direttrice Didattica del Pascal Carmelina Venuti, educatori e genitori curiosi d’ascoltare l’intervento dello psichiatra. “Per la nostra scuola è un occasione per aprirci al mondo delle famiglie e sul territorio– ha detto la preside dell’Istituto Maria Ausiliatrice Daniela Mesitila didattica, il rapporto con le famiglie degli studenti e il loro benessere sono da sempre al centro della nostra attività. Queste occasioni sono uno strumento di crescita che possono aiutarci per capire e trovare dei metodi più efficaci”.

Tutto quello che è comodo è stupido, scrivetelo nella camera dei vostri ragazzi – ha esordito Crepet – e una scuola che non boccia è una scuola marcia. Un quattro in un’interrogazione è per uno studente un’esperienza mistica. E invece stiamo costruendo una società in cui gli adulti vogliono il male di coloro che hanno messo al mondo. La vera trasgressione oggi è studiare, fare le cose fatte bene. Se a un ragazzino dai tutto, gli hai fatto un danno gravissimo, gli hai tolto il desiderio. Come fai a desiderare quello che hai? Come fai a non crescere depresso? La vita va scoperta. I bambini e i ragazzi sono iperprotetti, e invece devono sperimentare il dolore, le cadute, le delusioni, le frustrazioni“.

Non usa mezzi termini lo psichiatra Paolo Crepet, durante la serata. “Il coraggio è quello che tutti, genitori e insegnanti dovrebbero oggi avere, quello di credere in sé stessi, nei propri figli e nei propri allievi, il coraggio che devono insegnare loro per superare le difficoltà di ogni giorno fuori e dentro la scuola, per affermare le proprie idee e le proprie vocazioni, la propria libertà e autonomia, per non rinunciare ai propri sogni e costruire la giusta dose di autostima. Sono molto preoccupato, seriamente preoccupato di questo mondo, di questa terra. Basta andare indietro di una generazione e mezza: pensare al coraggio delle donne e degli uomini che sono riusciti a tirar su l’Italia e le aziende, quando al mercato nero non c’erano nemmeno le patate. Ora che ci siamo riempiti lo stomaco di tortellini le cose sono cambiate”.

Poi il dottore ha puntato il dito contro le famiglie: “Una volta c’erano i genitori inflessibili ed erano diffuse le sberle anche quelle preventive, io stesso ne presi una bella collezione, poi s’è fatta largo una melassa, un’educazione liquida basata sul fà come ti pare, sul se lo fai, bene, altrimenti è uguale. ma se voi sapete che ho ragione io e cioè che la Costituzione obbliga sì i genitori a mantenere in vita i figli ma non li obbliga certo a regalare tutte quelle cose che ora invece vi apprestate a regalare a Natale, né li obbliga a portarli a Gardaland”. Applausi.

In tutti gli asili – ha continuato tra un cambio di microfono e l’altro- abbiamo fatto pavimenti antitrauma. Ma perché un bambino deve rimbalzare? Avete un problema con il bernoccolo? Il bernoccolo non è un problema, è anzi opportuno avere il bernoccolo! Occorre cadere dalla bici da piccoli, altrimenti la prima volta che cadi giù a trent’anni ti ammazzi. Ma lasciateli vivere, questi ragazzi. Li ricattate perché li volete far stare in casa con voi a costo che siano sempre interconnessi. Spingeteli a essere curiosi, a voler morire curiosi, a studiare, la vera trasgressione è studiare. Ci sono tre milioni di ragazzi con meno di trent’anni che non studiano e non lavorano. Se pensate che saranno in grado di competere in un mondo globalizzato siete degli illusi. Ci sono migliaia di imprenditori terrorizzati all’idea di lasciare la propria azienda di successo ai propri figli, perché sono sicuri che la distruggeranno in poco tempo”.

Il lungo intervento, più di due ore, si chiede con le domande dal pubblico. Tema: la scuola. “Il novantanove per cento dei ragazzi agli esami di maturità sono promossi. Cosa puoi fare per essere bocciato? Qualcuno ha un’idea? Non studiare non basta. Un quattro è un’esperienza mistica. E’ un’esperienza meravigliosa. Una volta presi uno. Uno. Mio padre mi stupì. Uno? Beh, fantastico, hai preso più di zero, ma vedi un po’ di recuperare quell’uno se no per te sarà un Vietnam: ciao, ciao ciao. Certo, non sono diventato un matematico, ma vi assicuro che quell’ammonimento mi servì“.