Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne: incontro in Questura "Lo strumento dell'ammonimento consente alle Forze di Polizia una prevenzione efficace in favore delle potenziali vittime"

Il Primo Dirigente Dr.ssa Maria Grazia Corrado  nel corso della conferenza (Foto Polizia di Stato)Il Primo Dirigente Dr.ssa Maria Grazia Corrado nel corso della conferenza (Foto Polizia di Stato)

TORINO – In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, che è fissata il 25 novembre, la Polizia di Stato  per voce della Dottoressa  Maria Grazia Corrado, Primo Dirigente  presso il Gabinetto della Questura di Torino ha organizzato una mattina di “ascolto” sul tema, incontrando la stampa, addetti ai lavori, tra operatori di polizia, assistenti sociali e legali specializzati in materia di fasce deboli.

Gli eclatanti episodi che hanno destato l’attenzione dell’opinione pubblica hanno mosso le Istituzioni, in modo congiunto, verso l’obiettivo di approntare una sistematica azione di contrasto al fenomeno della violenza sulle donne. Per la Corrado: “le peculiarità del fenomeno rendono necessarie forme di intervento caratterizzate dalla tempestività, stante la brevità del passo che corre tra un singolo episodio criminoso, apparentemente di scarsa pregnanza, e l’evento più grave.”

I dati statistici di rilevazione nazionale offrono un quadro chiaro nell’evidenziare il livello del sommerso: lo dice  l’Istat , che nel 2015  con l’indagine  “Sicurezza delle donne” evidenzia come  6.788.000 donne tra i 16 e 70 anni abbiamo subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita e 2 milioni e 800 mila siano le violenze, fisiche o sessuali, ad opera di partner o ex partner. Il dato più allarmante è il persistente “sommerso” : solo l’ 11,8 % delle donne che subiscono violenza da parte dei partner o ex partner denuncia i fatti all’autorità giudiziaria tramite gli organi di Polizia.

“Pertanto – ha illustrato la Dottoressa Corrado –  “tempestività” e “sommerso” sono state le parole chiave e le linee direttrici che hanno guidato gli interventi normativi degli ultimi anni. Ne è esempio concreto il delitto di atti persecutori, il cosiddetto “stalking” introdotto nel l’ordinamento con la Legge 23 aprile 2009 n. 38. Con lo scopo di avvicinare le istituzioni a coloro che chiedono protezione il Legislatore ha conferito al Questore, e con esso alla Polizia di Stato, uno strumento ad hoc: l’ ammonimento.”

Con l’inserimento dell’art. 612-bis nel Codice Penale, si stabilisce che “è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Questo significa che una persona è considerata vittima dello stalking e, dunque, soggetta a tutela anche se gli atti persecutori si concretizzano in pedinamenti, e-mail, telefonate, sms, appostamenti, e non necessariamente in atti criminosi violenti quali, percosse, minacce in luogo pubblico, molestie, violenza privata, ecc.

La legge stabilisce inoltre che “la pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa oppure se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità”.

Tutto ciò prevede, nel caso in cui non sia stata già sporta querela e non siano stati perpetrati reati procedibili d’ufficio, la possibilità di rivolgere al Questore, quale autorità di Pubblica Sicurezza, istanza di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta molesta.
Con l’introduzione di questa normativa , gli operatori di polizia hanno a disposizione uno strumento efficace per incidere sul fenomeno, in particolare per tutti quei comportamenti molesti e fastidianti che, pur non costituendo reato o costituendo reato procedibile a querela di parte, sconvolgono letteralmente la vita della vittima portandola all’esasperazione, facendola sentire indifesa ed in costante invasione della propria vita, con paura che potrebbero verificarsi fatti più gravi da un momento all’altro.

La Dirigente della Questutra ne ha illustato con efficacia i numeri:  “I dati statistici rappresentano bene come nella Provincia di Torino la misura si sia rivelata efficace. L’effetto deterrenza si attesta intorno all’83% dei casi. Alcune storie di donne, infatti, che ogni giorno trovano il coraggio di raccontare sono il miglior esempio dell’efficacia dello strumento.

La particolare incisività dell’ammonimento ha portato il Legislatore ad estenderne la portata applicativa ad un altro fenomeno criminoso: la cosiddetta violenza domestica, che si esplica in fenomeni di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica che abbiano la caratteristica della gravità e non episodicità, e che abbiano luogo in una relazione familiare o affettiva, anche passata. Si tratta di una formula elastica, capace di cogliere diversi contesti che possono fare da scenario alla violenza.”

Per questo ha concluso la Corrado “La Polizia di Stato – insieme all’Arma dei Carabinier sul territorio – è da sempre e sempre più impegnata su questi temi ed oltre alle attività di prevenzione, amministrativa e di polizia giudiziaria istituzionalmente garantite, quotidianamente investe sul territorio in attività di formazione e informazione nelle scuole, nei tavoli interistituzionali nonché presso gli ospedali certa che la battaglia contro la violenza sulle donne passa anche attraverso un’informazione corretta e consapevole.”

L’ammonimento è uno strumento amministrativo e non presuppone la prova certa del fatto, ma solo la sussistenza di “indizi” che rendano verosimile l’avvenuto compimento di atti persecutori a rilevanza penale. Ma prevenire, soancor più quando si tratta di violenza contro le donne, è decisamente più efficace e opportuno che reprimenre, quando la violenza si è consumata.

Il consiglio quindi per tutte è di non aver paura; in caso di molestie raccontare a persone amiche cosa accade e di rivolgersi ai Commissariati e nelle Caserme dell’Arma per essere ascoltate. E tutelate.