“Giovani, lasciate casa e uscite, la porta è aperta”

Intercultura-logo

di SIMONE GALLIANO, FRANCESCA PITZALIS, UMBERTO FONTANA

GIAVENO – I soggiorni all’estero, moda già del ‘700, oggi vengono portati a livelli estremi, permettendo ai propri figli di viaggiare da soli in terre straniere per uno o più anni. Utili o non utili? La risposta a questa domanda è un po’ ambigua deriva dall’analisi di diversi fattori. Punto fondamentale è la lunghezza del soggiorno che si lega ad un fattore economico. Da citare anche le caratteristiche soggettive di una persona, che deve essere propensa ad imparare lingua e costumi del paese che li accoglie. Le mete principali sono, in Europa: Inghilterra, che ospita il 23% dei giovani viaggiatori, e Germania con il 18%, secondo i dati ISTAT. Primato facilitando le scuole nell’organizzazione i soggiorni studio sia per studenti italiani sia per la formazione di studenti stranieri ospitati. Scopo diverso è quello degli studenti universitari che trasformano il loro viaggio di studio in una vera e propria fuga dal proprio paese. Molti sono i giovani che trasferiscono la loro vita in un paese straniero, trovando occasione di lavoro (questa pratica è utilizzata maggiormente da studenti italiani che trovano migliori occasioni all’estero). Secondo i dati AIRE, dal 2006 al 2015, 817mila sono i connazionali che hanno intrapreso un viaggio studio mentre i residenti all’estero sono 4.8milioni. Dal dopoguerra ad oggi le distanze culturali sono andate col tempo a mescolarsi, grazie anche alla nascita di O.N.L.U.S come intercultura, e si prospetta un futuro con una combinazione di nazionalità maggiore che aiuti le giovani menti a sentirsi parte non solo di un paese, ma anche parte del genere umano.