Giuliano Dolfini, il giornalista Il suo ultimo libro è un romanzo storico ambientato in valle

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CONDOVE- Finalmente ho un giornalista tra le mani, posso scriverne anche male. Giuliano Dolfini da Condove è giornalista, perchè da questa pena non si va mai veramente in pensione, anche se lui millanta di esserlo. E’ un uomo mite, riflessivo e calmo con l’andi da piemontese. Ho timore del suo sguardo che è sempre bonario ma inquisitore, non capisco mai se me la caverò oppure mi manderà al rogo. Detto questo passo alle domande, quelle che lui ha fatto per altri per anni; è la pena del contrappasso.

Per quali giornali hai lavorato?

La Stampa, Tuttoscienze, Rai, Agenzia Ansa, Stampa Sera e infine Luna Nuova.

Caspita che invidia! Passiamo ai libri.

La mia prima pubblicazione libraria è stata “FIAT 600 vai come il vento” che rievoca le vicende di Felice Riva, padrone cotoniere e bancarottiere degli stabilimenti “Cotonifici Valle Susa”. Poi ho raccontato la storia autentica di Andrea, contadino-cantante, nel  libro: “L’usignolo della Val Susa”, la leggenda di Drejin, in arte Rabagliati.

Adesso hai un nuovo libro tra le mani, cos’è?

“Il vento della Valsusa e il melo miracoloso” edizioni Melli,  è un giallo medioevale, dove un inviato speciale del Papa, fatto storicamente avvenuto, l’inquisitore maximo dell’alta Italia, viene ucciso in un convento di Susa nel 1365. Chi fu, o furono, i mandanti e gli esecutori di questo delitto eccellente?

Eh no! le domande le faccio io. Raccontami la trama.

E’ un giallo che si dipana nel periodo in cui Amedeo di Savoia e l’abate di Susa, i due potenti locali che si sostenevano politicamente a vicenda,  in un clima di paura e di sospetti reciproci tentano di catturare gli assassini dell’inquisitore maximo. Invano. Infatti non furono mai scoperti. O quasi.

C’è molto di storico nelle pagine?

Usi e costumi dell’epoca, personaggi, vicende, persecuzioni dei seguaci del predicatore Valdo, sfoggio di nobiltà, amori,  e l’abbazia segusina sono parte del racconto, direi la quinta della rappresentazione letteraria.

Com’era quella società?

A quei tempi Susa era la capitale alpina della via francigena delle Alpi con la Savoia, legata ai valichi del Moncenisio e del Monginevro, quindi luogo di soggiorno e di transito di principi e cardinali, banditi e tagliagole, predicatori, trafficanti e gentildonne di rango diverso.

L’intervista è finita, spero senza errori non vorrei finire alla gogna, giornalistica intendo.