Giuseppe Garbolino

Giuseppe GarbolinoGiuseppe Garbolino

RUBIANA. E’ mancato Giuseppe Garbolino di Rubiana. Dopo la giovinezza passata in paese eccolo a diciotto anni fu chiamato alle armi, come il padre negli alpini. Destinazione Susa, caserma Umberto I. Dopo la vestizione e le punture con i vaccini, iniziò l’istruzione per l’uso delle armi. I ricordi più belli di quel periodo riguardano la libera uscita, come dargli torto. “Il pomeriggio c’era la libera uscita” ricordava “e se avevo soldi, andavo in “piola” a mangiare. Il menù prevedeva una bistecca, l’insalata, pane e mezzo litro di vino. Non era una ricca cena ma pur sempre meglio di quella che passava l’esercito. Il tempo di imparare a destreggiarsi con le armi, marciare in fila e lucidare gli scarponi che ecco arrivare la guerra alla Francia. Per il pranzo alcuni uomini salivano dalla Crocetta, che dista mezz’ora di cammino dalla vetta, portando il cibo che tra il viaggio e la quota raramente era consumato caldo. Ci furono i giorni della presenza in frontiera a Macugnaga e la guerra in Grecia. “Quando partii per la guerra, ricordo lo sguardo di mio padre che solitamente duro e si velo di lacrime” ricordava. La guerra in Grecia, altra follia militare. Fu ferito a una gamba e curato in un campo in linea, ma visto l’aggravarsi della ferita, fu rimpatriato in Italia e godè una licenza a casa. “Altro che riposo” ricordava “mio padre mi fece lavorare come un mulo per un mese”. A dicembre Garbolino rifece lo zaino perché il battaglione fu mandato in Montenegro. Si ammalò molto seriamente e ritornò in patria, dove fu curato nell’ospedale di Bari. Visse anche lui l’onta dell’8 settembre. Il giorno dell’annuncio dell’armistizio rientrò a casa ma non prese parte alla lotta partigiana, come il fratello che morì in uno scontro contro i nazisti. Preferì vivere in disparte.