Giuseppe Rosatelli

Giuseppe RosatelliGiuseppe Rosatelli

Ha posato lo zaino a terra un grande personaggio della nostra Sezione e della storia delle truppe alpine italiane. Il maresciallo Giuseppe Rosatelli è stato accompagnato per la sua ultima parata da un picchetto d’onore. Il giorno del suo funerale, celebrato nella sua parrocchia di Torino, c’erano tanti amici che rappresentavano la sua vita densa di dedizione, rispetto e lavoro. Conobbi il maresciallo facendo ricerche qualche anno fa e da allora ci affezionammo telefonandoci con una certa frequenza. Scrissi di lui molte volte, vorrei riportare una sua biografia che tanto gli piacque, è il mio modo per salutarlo.- In casa sua tutto è al suo posto. Il cappello alpino, le fotografie della famiglia, i ricordi trovano spazio tra le librerie e i mobili. E’ il suo mondo pieno d’ordine. Ordine; non c’è altra parola per descrivere Rosatelli. Ordine nella vita, nei pensieri, nell’agire. Ordine d’idee e carattere. Grazie a lui, e alla sua infinita memoria, ho riscoperto che le guerre lontane, raccontate da un protagonista, sono immediatamente più vicine. Arruolata negli alpini a Torino nel 1936 fu chiamato alla prima prova in armi. Dove? In Africa. Nell’inesplicabile, e il più delle volte incomprensibile, decisione degli stati maggiori ecco gli alpini buttati nella sabbia. Furono giorni di cruento combattimento e a fatica conquistò la strada verso Dessiè. Per Rosatelli dopo il rientro in patria fu un periodo tranquillo nuovamente tra i monti. Ecco una nuova guerra. contro al Francia e dopo la resa a Domodossola per controllare la frontiera. L’avventura militare non si fermo così, anzi. Nel 1942 partì per la Croazia, addio Italia nuovamente. L’8 settembre del 1943, fu fatto prigioniero dai tedeschi e immediatamente deportato.

L’attività di Rosatelli riprese come maresciallo, dopo guerra, negli uffici del Reggimento. Ufficiali superiori, soldati di leva, tutti hanno combattuto contro la sua implacabile pignoleria, il suo ordine e la sua superiore intransigenza verso le regole. Arrivato al congedo, sprigionò la sua volontà di ricordare gli uomini caduti in guerra. Prima a Exilles con la costruzione della Cappella votiva e la fontana, poi a Torino con il rifacimento del parco della rimembranza. Uomo tutto d’un pezzo nel giusto ordine.