Gli operai forestali della Regione Piemonte: una risorsa preziosa per il territorio alpino Sono circa 500 contro i 23.000 della Sicilia, ma il Piemonte è la seconda Regione per superficie forestale d'Italia

Una delle tante bacheche realizzate in Alta Valle Susa dagli operai forestali regionali (Foto MC)Una delle tante bacheche realizzate in Alta Valle Susa dagli operai forestali regionali (Foto MC)

TORINO – Pochi lo sanno che il Piemonte, dopo la Toscana, è la Regione italiana con la maggiore estensione forestale. Infatti, oltre un terzo del territorio – 9.500 kilometri quadrati sul totale di 25.000 – è ricoperto dai boschi, che con buona pace degli ambientalisti estremisti, crescono anziché ridursi. Purtroppo crescono andando – soprattutto a medie quote a richiudere – spazi di paesaggio culturale creato dall’uomo nei secoli, ma con una composizione di essenze invasive, non gestite che favoriscono solo l’habitat per i cinghiali e aumentantdo il rischio idrogeologico e di incendi boschivi.

E’ un immenso patrimonio naturale che la Regione Piemonte gestisce  attraverso il proprio Settore Foreste, anche con gli operai e i tecnici forestali, i quali svolgono le attività manutentive in collaborazione con i tecnici forestali, i gruppi Antincendi Boschivi, la Protezione Civile e le Unioni Montane. In gran parte si tratta di occupati stagionali, molti dei quali in inverno in montagna lavorano nel sistema neve, e che garantisce un reddito per chi lavora in plurittività. Gli interventi – piccole opere manutentive, pulizie boschive, realizzazione di piccole infrastrutture, quali bacheche, ponti, interventi sulla sentieristica e opere di ingegneria ambientale contenitiva, con ripristini di versanti franosi si concentrano per il 50% in montagna: L’obiettivo dei lavori è prevenire i fenomeni di dissesto idrogeologico, riparare i danni provocati dalle calamità naturali e mantenere in condizioni di sicurezza e vivibilità le zone più marginali e disagiate del Piemonte. Gli addetti in forza alla Regione sono poco più di 500, di cui 200 con il contratto stagionale. Operano ripartiti in cinque aree territoriali.

Nel 2015 hanno lavorato in 460 Comuni (il 38% di quelli totali del Piemonte), effettuando interventi per 557.081 ore (quasi 70.000 giornate/uomo). Le attività hanno riguardato la manutenzione ordinaria 
e straordinaria della vegetazione spondale e in alveo dei corsi d’acqua (164.689 ore-29,6 % di quelle complessive), la sistemazione della viabilità agrosilvopastorale (126.751-22,8%,) la salvaguardia e il miglioramento della percorribilità della rete sentieristica regionale (84.446-15,1%), la cura delle aree verdi e dei parchi con fruizione pubblica (49.670-8,9%), gli interventi forestali (42.660-7,7%), la vivaistica (33.495-6%), la manutenzione dei mezzi, delle attrezzature e dei locali in dotazione (27.414-4,9%), quella dei fabbricati rurali di proprietà della Regione (21.760-3,9%), i lavori a supporto delle squadre antincendio boschive (3.525-0,6%) e la realizzazione di opere di ingegneria naturalistica (2.671-0,5%).

Nimeri che la Regione ha reso noti in questi giorni, a bilancio delle attività dello scorso anno. E numeri impressionanti se paragonati ai famosi “forestali” siciliani o calabresi, pagati da Regioni che con molte meno aree boscate da curare, hanno a libro paga rispettivamente (e già sono stati tagliati!) 23.000 e 11.000 forestali. In Calabria (2/3 della sujperficie forestale del Piemonte) sono uno ogni 191 abitanti! Numeri impressionanti, esito di decenni di clientelismo, che gravano anche sui bilanci del Nord, in quanto una quota di questi costi sono a carico dello Stato.

Ogni anno la Regione Piemonte spende per le attività forestali 14 milioni di euro, di cui il 66% in arrivo dal proprio bilancio e la restante parte da fondi europei. Dodici milioni servono a pagare gli stipendi e due milioni per l’acquisto e la manutenzione delle macchine, il noleggio di automezzi e i carburanti. E anche il Piemonte ha dovuto tagliare le assunzioni stagionali, di almeno un centinaio di unità. Il personale utilizzato per i lavori in amministrazione diretta è composto da 30 tecnici (progettisti, direttori dei lavori) e da 478 operatori forestali i quali sono ripartiti in Squadre Forestali Regionali, tutta l’organizzazione e la gestione dei lavori è in carico ai cinque Settori Tecnici regionali competenti per territorio. Ogni squadra opera avvalendosi di attrezzature che, pur essendo dislocate nelle varie aree, sono rese disponibili a livello regionale per gli interventi che ne richiedano l’uso.

“Si tratta – sottolinea l’assessore regionale alle Foreste, Alberto Valmaggia – di un settore importante e apprezzato, perché gli interventi svolti vengono considerati, soprattutto nelle realtà montane, un investimento per la prevenzione dei possibili danni idrogeologici al territorio. I nostri interventi sono pianificati insieme alle amministrazioni locali. Gli operatori forestali lavorano per la salvaguardia dell’ambiente e dello straordinario patrimonio boschivo piemontese. Pur nelle oggettive difficoltà finanziarie della Regione, stiamo garantendo le risorse necessarie per mantenere l’attuale funzionalità del comparto”. 

Certo che se le Regioni del Sud non avessero 12 volte gli operai forestali di tutto il Canada, il Piemonte potrebbe investire molto di più nella manutenzione del territorio montano.