I Carabinieri fermano tre giavenesi per il tentato omicidio di stanotte dei bikers all’Aquila Padre, figlio e nipote sono finiti in carcere: nelle perquisizioni rinvenute diverse armi due delle quali certamente usate stanotte.

GIAVENO – Non sono andati lontano gli aggressori dei due bikers, uno dei quali rischia la vita per il colpo sparatogli in fronte stanotte. I Carabinieri della Compagnia di Rivoli, della Stazione di Giaveno del Nucleo investigativo, grazie alle testimonianze delle altre persono presenti nel piazzale del ristorante dell’Aquila, sono giunti rapidamente a identificare tre persone, tutte di Giaveno: padre figlio e nipote, ora tradotte al carcere delle Vallette in attesa dell’udienza di conferma, con varie accuse, la più grave di tentato omicidio con l’aggravante dei futili motivi.

Secondo quanto finora trapela quale ricostruzione dei fatti da parte degli investigatori dell’Arma, i due ragazzi, verso le 22.15, avrebbero iniziato a fare alcune sbandate e derapate sulla neve “per gioco”col loro furgone nel parcheggio del locale. Ne sarebbe nata una discussione animata con alcuni bikers dell’ Hell’s Angels Motorcycle Club Torino, che ha sede nell’edificio del locale.

Dopo la  prima lite, i due sarebbero andati a casa a prendere le armi e sono tornati all’Aquila con due mezzi, accompagnati dal padre di uno di loro. I due hanno poi sparato almeno sette colpi in direzione del gruppo di motociclisti, colpendone uno al capo e investendone un secondo durante la fuga.

Presso le loro abitazioni i Carabinieri all’alba hanno sequestrato una pistola semiautomatica Glock Modello 23 in calibro .40 e un revolver Smith&Wesson in .357 Magnum, pare regolarmente denunciate, insieme a tutte le vetture usate nel tentato blitz omicida del terzetto familiare. La Procura al momento non ha autorizzato a rendere noti i nominativi dei fermati.

Molto diversa sarebbe la versione dei tre fermati, sui quali peraltro pende in concorso  l’accusa gravissima, che potrebbe anche peggiorare stante lo stato del ferito.

I due giovani ventenni – poi fermati  – a bordo di un Doblò, insieme a due amici col loro  fuoristrada, ieri sera sarebbero saliti all’Aquila per divertirsi, come sempre han fatto un po’ tutti alla prima nevicata, a fare qualche sgommata con le auto nell’ ampio piazzale dell’Aquila e una discesa col bob sulla strada innevata.

La prima rissa sul piazzale sarebbe stata originata – secondo la loro versione rilasciata spontaneamente poi ai Carabinieri durante la notte –  dal gruppo di bikers radunati nella loro sede, nell’edificio che ospita anche il ristorante, ieri sera chiuso, usciti per scacciarli dal piazzale, ritenuto “territorio loro”. Dopo qualche minaccia e grida i ragazzi si sarebbero decisi a scendere a Valle, ma nel parcheggio un gruppo di Hell’s Angels li avrebbero di nuovo affrontati con anche qualche alzata di mano e di oggetti di troppo.

Purtroppo due di loro tornati a casa – sciaguratamente sarebbero poi risaliti con le armi in tasca. Di fatto inseguiti – secondo la versione dei tre – dal padre di uno dei due messo in allarme dalla moglie insospettita dall’atteggiamento del figlio e dopo aver scoperto che alcune delle armi detenute erano state prese dal figlio stesso.

Con due auto – e questo ne spiegherebbe il motivo – i tre avrebbero raggiunto il parcheggio quasi contemporaneamente. E qui che le versioni differiscono. I ragazzi – certamente non saliti “per far la pace” – sarebbero stati letteralmente circondati da una ventina almeno di persone, armate a loro volta di spranghe e bastoni. E nella rissa sarebbero stati letteralmente sopraffatti a calci pugni e bastonate, compreso il padre che si era frapposto fra il figlio e il nipote e il gruppo di bikers.

Secondo la versione degli arrestati – riportata dall’Avvocato Stefano Tizzani che li difende – il giovane avrebbe sparato alcuni colpi prima in aria, poi a terra per dimostrare di non aver in pugno una scacciacani e un colpo di rimbalzo avrebbe così attinto al capo l’uomo di Villarfocchiardo. E solo con difficoltà sarebbero riusciti a scappare una seconda volta risalendo sulle auto, provocando l’investimento del secondo biker. Quello che risulta in effetti è che alle quattro del mattino, quando i Carabinieri li hanno trovati a casa,   i tre – come le loro auto – presentavano abbondanti segni del pestaggio.

Secondo i suoi assistiti, conferma il legale giavenese “Quando sono riusciti ad andare via non si erano accorti ci fosse un uomo ferito dal colpo di pistola.  Ed era loro intenzione al mattino presentarsi in caserma per raccontare l’accaduto” . Il secondo ragazzo – difeso dall’Avvocato Pier Franco Bottacini di Torino ha dato la stessa versione.

Ora i Carabinieri stanno risentendo come persone informate sui fatti i motociclisti identificati per capire come siano andate effettivamente le cose. Certo l’essere ripartiti da casa con le pistole in tasca è stato un gesto, magari impulsivo, ma scellerato.