I lavoratori della Dr Fischer: “Spenti i riflettori non si è più visto nessuno” Grave malessere di 40 famiglie da mesi senza più reddito adeguato

dr fischer alpignano

ALPIGNANO – E’ duro il comunicato scritto dai lavoratori della Dr Fischer, e non potrebbe essere diverso. Gli ex salariati dell’azienda, non hanno digerito alcuni notizie circolate in questi in giorni e vogliono chiarire la loro posizione. “Con il presente comunicato, gli ex dipendenti della DR Fischer (fino al 2009 Philips) in mobilità intendono replicare ad alcune dichiarazioni apparse di recente sulla stampa locale e sui social network che, secondo noi, non rispecchiano la realtà e la verità. Occorre prima fare un breve preambolo. La nostra tragica vicenda lavorativa è nota: la Dr Fischer, subentrata a Philips nel 2009 nella produzione di lampadine, lo scorso ottobre 2015 decide di chiudere lo stabilimento di via Caselette per dichiarata impossibilità di rimanere sul mercato con gli attuali prodotti. Nella procedura di mobilità il management tedesco puntualizzava: “Al riguardo, non sono purtroppo ipotizzabili scelte alternative, in quanto le stesse graverebbero in maniera insostenibile sui costi aziendali”. Dal 9 ottobre 2015 inizia così la nostra lunga lotta per difendere il posto di lavoro, perché per noi è sempre stato chiaro che esistevano ancora i presupposti per proseguire la produzione con una ristrutturazione “soft” e con pochi investimenti sui macchinari e lo sviluppo di nuovi prodotti. Purtroppo, l’azienda resta arroccata sulle sue posizioni e minaccia il fallimento. Dopo due mesi di estenuante presidio si arriva all’inevitabile accordo tra le RSU, CGIL e azienda e tutti noi, 62 lavoratori veniamo messi in mobilità, il 22 dicembre 2015. Fin qui sembrerebbe una storia comune a molte realtà industriali in crisi: l’azienda non ce la fa, chiude ed i dipendenti devono cercarsi un altro posto di lavoro. Invece no, già il 16 dicembre 2015 la Dr Fischer, all’insaputa dei lavoratori costituisce una nuova società, la Alpignano Lamps, che l’ 11 gennaio riprende la stessa produzione, nello stesso posto, di lampadine lasciata due mesi prima richiamando a lavorare – con uno sterile SMS qualche giorno prima – 11 nostri ex compagni e con un contratto di “Job Act” a tempo determinato di 6 mesi. Noi 50 lavoratori ci sentiamo presi in giro, non solo dalla proprietà tedesca. Non riusciamo a comprendere come in Italia sia possibile consentire delle manovre del genere affermando che siano “legali”. Nei giorni di occupazione sono venuti in tanti a fare la passerella: politici sia locali che nazionali, esponenti delle istituzioni, ecc. ma spenti i riflettori e calato il sipario non si è più visto nessuno. Siamo stati inseriti nel progetto del Patto Territoriale che ci ha supportati nella metodologia finalizzata alla ricerca di un nuovo lavoro. 9 di noi hanno attualmente un lavoro precario – nessuno è a tempo indeterminato. In 40 siamo ancora senza un occupazione, di cui molti ultra cinquantenni ed in alcuni casi monoreddito o entrambi dipendenti della ex DR Fischer. Ci dispiace leggere certe affermazioni sui giornali e su Facebook in cui si raccontano delle cose inesatte. Non vogliamo essere usati per la campagna elettorale di nessuno e riteniamo, visto come sono andate le cose, che si sarebbero potute trovare delle soluzioni – a poco prezzo – per reinserirci tutti. Così come a suo tempo aveva proposto l’assessora al lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero: la Regione avrebbe supportato la DR Fischer per mantenere il posto a tutti i lavoratori per 8 mesi tramite contratti di solidarietà o altri ammortizzatori sociali. In quel periodo si sarebbero potute valutare varie ipotesi: una eventuale ripresa del mercato e quindi la prosecuzione dell’attività, oppure la ricerca di possibili acquirenti interessati a rilevare l’attività. Ma lo stabilimento della storica fabbrica di lampadine è diventato solo più una “succursale cinese del padrone tedesco”: produzione intensiva e più nessuna attività commerciale, di sviluppo e di amministrazione. Infine, ricordiamo che il Comune – successivamente alla messa in mobilità dei lavoratori – ha aperto un Conto Corrente di solidarietà per quelli di noi senza occupazione ed in difficoltà economiche: sappiano che ci sono più di 10.000 euro depositati, ma fino ad ora nessuno ha ricevuto un centesimo. Vogliamo sapere come si intendano usare questi soldi e soprattutto quando! C’è chi non arriva a fine mese ed ha serie difficoltà a far quadrare il bilancio famigliare. Noi avevamo fatto delle proposte al sindaco Da Ronco per distribuire una parte di questi soldi: tipo buoni pasto o benzina. Attendiamo ancora risposte. Inoltre abbiamo aperto una vertenza contro la DR. Fischer tramite l’ufficio legale della CGIL, di cui a breve dovremmo avere i primi riscontri. Chiediamo a chi veramente dice di stare dalla nostra parte di darci una mano concreta a vincere questa battaglia. I bla-bla ed i lustra medaglia per il proprio rendiconto personale non ci servono; ne abbiamo già visti tanti cavalcare il momento e poi scomparire. Ringraziamo invece coloro che sono stati al nostro fianco e continuano ad esserlo, facendolo in maniera del tutto disinteressata”.