I Parà ricordano Giuseppe Leccese Domenica 14 febbraio a Condove

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CONDOVE- “Ho visto l’orizzonte infiammarsi di colpo”, così ricordava Giuseppe Leccese della notte di El Alamein. Il paracadutista della Folgore Giuseppe Leccese, ventenne condovese, si trovava nel deserto in attesa dell’attacco inglese. Prima i bagliori, distati, poi ecco arrivare i primi terrificanti colpi dei 900 cannoni nemici. Loro, i migliori soldati d’Italia, addestrati al lancio con i paracadute, appiedati e in attesa come topi in buche scavate nella terra. Leccese con altri 380 ragazzi, con un piccolo cannoncino anticarro e una mitragliatrice Breda contro l’esercito anglosassone. Eccoli i carri, nel rumore assordante, nella polvere, nella penombra avvicinarsi. Sono a 200 metri, 100 ora a 10…fuoco!

LA BATTAGLIA –  Era la sera del 23 ottobre 1942, nel silenzio della luna piena, quasi mille pezzi di artiglieria inglese spararono contemporaneamente per circa venti minuti. Alla fine del 24 l’offensiva aveva aperto profonde sacche nello schieramento italo-tedesco, ma non era riuscita ad aprire una vera breccia. Nelle prime ore del 25, Montgomery ordinò un nuovo attacco prima dell’alba, ma dovette affrontare violenti contrattacchi, della Divisione Ariete. E Rommel? Non c’era. Alla fine di settembre era stato ricoverato in ospedale in Germania.

LA RITIRATA – Churchill annota anche un comportamento tedesco che dopo El Alamein sarebbe diventato una prassi: «Rommel si trovava ormai in piena ritirata, ma vi erano mezzi di trasporto e carburante sufficienti soltanto per una parte delle sue truppe e i tedeschi… si arrogarono la precedenza nell’uso dei mezzi. Parecchie migliaia di uomini appartenenti alle sei divisioni italiane, furono così abbandonate nel deserto… senz’altra prospettiva che quella di essere circondati». I

FERITO – Tra i pochi sopravvisuti Leccese, ferito al capo, fece il viaggio di ritorno prima in autoambulanza, poi in areo fino a Palermo. Era incapace di parlare, moralmente scosso. Dopo un mese di convalescenza rieccolo paracadutista nella Divisione Nembo e nuovamente ferito dopo un lancio in Sardegna. L’8 settembre, con lo sbandamento dell’esercito italiano, scelse di proseguire il conflitto nelle file americane. Entrò nell’Office Strategic Service, lo spionaggio statunitense, e in borghese fu lanciato oltre le linee. Preparò sabotaggi, tenne i contatti con gli americani e organizzò i lanci di materiali ed armi.

Oggi, domenica 14 febbraio, l’Associazione Nazionali Paracadutisti d’Italia del Nucleo valsusino lo ha voluto ricordare con una Santa Messa nella parrocchiale di Condove. Un abbraccio parà alla famiglia Leccese e ai baschi amaranto mancati nell’adempimento del dovere credendo nella Patria.