I protagonisti dei vini di montagna La viticoltura elemento di tutela e valorizzazione del territorio

(foto Roberta Donda)(foto Roberta Donda)

 

BARD – Nella spettacolare cornice del Forte di Bard il week-end del 21 e 22 novembre con la Prima Edizione di VinsExtremes2015 ha visto protagonisti i vini di montagna e della viticoltura eroica, quelli nati su pendenza del terreno superiore a 30%, ad altitudine superiore ai 500 metri s.l.m, coltivati con sistemi viticoli su terrazze e gradoni e della viticoltura delle piccole isole. Una manifestazione nuova, importante che integra il tradizionale Concorso Internazionale Vini di Montagna – organizzato ogni anno dal CERVIM l’Ente internazionale per la viticoltura di montagna, giunto alla 23° edizione. Quando parliamo di luoghi ci riferiamo anche all’empatia con gli uomini in cui teniamo conto dei fatti, l’esperienza reale, e dei valori : ciò che è desiderabile e l’importanza soggettiva che si attribuisce alle cose. Fra degustazioni, esperienze emozionali  e tavole rotonde protagonista della manifestazione è stato il Paesaggio con la P maiuscola, creato dalla coltura viticola estrema come elemento di tutela e valorizzazione dei territori montani. “Al vino di montagna – ha ben evidenziato Diego Tomasi – ricercatore del CERVIM e del CRA di Conegliano – non va riconosciuto solo un prezzo, ma un valore. Un valore aggiunto che è dato dalle sue unicità organolettiche peculiari, diverse per ogni vigna anche solo poche centinaia di metri l’una dall’altra, massima espressione del terroir,  area nella quale l’interazione fra i caratteri fisici, climatici, del suolo, biologici dell’ambiente, compresi i vitigni e le sue varietà, permette la sua evoluzione verso pratiche colturali. E queste interazioni creano caratteristiche distintive ai prodotti che li hanno origine.” Terrazzamenti, muretti a secco, pergole, elementi come i “tupiùn” del Carema, hanno modellato il paesaggio delle aree montane sono identificabili come “intelligenza territoriale collettiva” e nel mondo globalizzato sono un punto di forza per  rendere più competitivo dal punto di vista attrattivo un luogo e. Ma Se globalizzare vuol dire competitività dei luoghi e specializzazione degli stessi, vuole anche dire specializzazione delle economie locali.

La bellezza quindi paga in economia diretta, in primis nel turismo. Ma non solo. E’ stato dimostrato in uno studio scientifico come la bellezza del paesaggio influenzi il giudizio sulla qualità del vino. Capendo innanzitutto che colore aroma olfatto,  percezioni degustative, forse non hanno più quel  carattere chimico-fisico determinante come si pensava (solo un 15/20% dei degustatori sa ripetere correttamente gli stessi giudizi su di un stesso vino) e che la “degustazione apparterrà sempre più al dominio della… metafisica. Dove la componente del terroir avrà un ruolo importante se non proprio determinante assieme alla regione di produzione, il clima e il suolo, la sua tradizione, all’enologo e la sua fama, i piatti sul vino il paesaggio”.

Vino. Dunque quando si parla di un vino, anche se buono, se non è legato al terroir questo vino può soffrire nel giudizio per mancanza di informazione, perché perde la sua tipicità, perde il suo appeal. In conclusione: “Un vino anonimo senza associazioni – ha afferma l’Assessore Regionale all’Agricoltura del Piemonte Giorgio Ferrero – ha sempre maggior difficoltà ad essere totalmente compreso rispetto ad un vino, pur di pari qualità, del quale si conoscono l’origine e gli elementi che costruiscono, il loro insieme. Dunque al consumatore occorre dare sempre più informazioni soprattutto sul paesaggio, sul terroir sulla sua  storia e sul carattere umano del suo produttore. Le Langhe ne sono un esempio con il riconoscimento Unesco, ma la montagna per noi molto importante anche in chiave turistica, per aumentare la stagionalità e dare nuoive occasioni di frequentazione in estate ed autunno.” Se non lo si farà il consumatore se lo va a cercare autonomamente. Si tratta di  un nuovo atteggiamento, anzi  un’impennata di maturità che porta a saper scegliere i vini sempre meno buoni ma sempre più tipici. Che parlano di storia e di terroir. Una bella lezione di cultura ed economia su cui la Valle di Susa ha ancora molto da imparare, anche se già produce ottimi vini. Che però questa volta non sono stati premiati. Perché? Perché non hanno partecipato.