I segni nei nostri paesi che ricordano l’Olocausto

Lapide a BardonecchiaLapide a Bardonecchia

Partiva il treno da Bussoleno, Avigliana, Alpignano o Torino. I carri venivano piombati e all’interno i ragazzi, gli uomini partivano per i campi di lavoro. Un viaggio all’inferno, un viaggio verso i campi di lavoro o concentramento nazisti. Luoghi di prigionia, di lavoro forzato e di sterminio che hanno inghiottito centinaia di nostri valligiani, ebrei ma non solo. Venivano rastrellati nei nostri paesi e deportati, arrivavano nei lager ammassati su vagoni di treni merci, dove comincia l’inferno. Il viaggio durava giorni e giorni e rappresentava esso stesso un’anticipazione di ciò che uomini, donne e bambini avrebbero trovato al loro arrivo. Il viaggio verso i lager era di fatto un prologo a ciò che sarebbe successo una volta raggiunto il campo di concentramento. Il progetto era quello di iniziare da subito ad annientare la personalità dei deportati, cosa che, oltre alla sofferenza e alla morte,  era la cifra identificativa dei lager. Treni che attraversavano l’Europa intera e che animavano reazioni contrastanti tra le popolazioni locali: gesti di umanità di alcuni, la paura e l’indifferenza di molti, l’odio e il disprezzo di altri. L’universo dei campi di concentramento occupava l’intera Europa centrale e consisteva in migliaia di lager. Ce n’erano di più grandi e di più piccoli; c’erano quelli specializzati nello sterminio, in cui si andavo solo a morire. Ma la maggior parte erano campi di lavoro. Una rassegna dei monumenti, cippi e lapidi che ricordano i viaggi della morte sono in tutti i paesi, i nomi delle vittime trovano posto nelle lapidi erette dopo la Seconda Guerra Mondiale. Alcune lapidi sono poste nei luoghi di raccolta, sono li come segni per non dimenticare.

Le foto sono tratta da: M.Tonini, Monumenti tricolori, Ed. Ass. Il Ponte, Susa.