Il 68 e il 77 furono un vero 48. La prima serata di Segno su Aldo Moro Zandonatti: "La volontà della nostra associazione è la scoperta"

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SUSA – Un venerdì nella storia contemporanea. L’associazione Segno ha proposto la prima serata del ciclo dedicato allo statista Aldo Moro. Nella sala della Libreria Panassi, in Via Roma, si sono alternati Fabrizio Zandonatti che ha introdotto la serie di serate a tema e il ricercatore Luca Falciola, del Dipartimento di Scienze Politiche del l’Università Cattolica di Milano. Una serata per coprire tra le pieghe dei ricordi le nuove pagine di stroia che ora, con la giusta distanza di tempo, si possono analizzare con più obettività e “freddezza”.

A margine della serata c he ha avuto un buon successo di pubblico e un’ottima partecipazione in domande e interventi due parole con i protagonisti.

Zandonatti, un tema complesso anche alla luce del tempo che è passato.

La volontà della nostra associazione è la scoperta e la riscoperta sociologica e storica del nostro tempo. Prima con i grandi movimenti politici oggi con gli anni di piombo, una dimensione culturale che parte da ieri per arrivare ad oggi.

Saranno presenti diversi interlocutori in diversi ambienti.

Questa prima serata ha avuto come teatro una libreria che è luogo di scoperta e interesse. Poi ci si muoverà per Susa per dare un contesto più ampio così come le voci che interverranno man mano.

Il movimento del ’68 poi il ’77, date importanti e quasi dimenticate. 

Il contesto in cui nacque e si sviluppò la lotta armata che vide tra le sue vittime Aldo Moro. Un tema di cui può parlare con più precisione e profondità il professor Falciola.

Falciola per la prima volta a Susa?

Oh si. Città profondamente radica nella storia millenaria, in pochi passi con continuità si passa dall’epoca pre-romana, imperiale, alla medioevale, alla Settecentesca fino alla Liberty. Una visita pomeridiana interessantissima.

Parliamo del 68.

Un tempo di rivolta sociale, di prospettive, di visioni. Non do giudizi, da storico ho analizzato e studiato il periodo sotto diversi aspetti, certo che quello spirito oggi non c’è più. 

Cioè?

A quel tempo c’era studio, consapevolezza e ricerca anche sbaglita, anche truce, di un futuro diverso. Il “non scappiamo più” significò una rottura con gli schemi di rispetto e timore delle istituzioni. Chi poi sparò si distruggeva sui libri, aveva idee, credeva fino in fondo di cambiare la società. Cercavano altri orizzonti, vedevano davvero una struttura diversa a cui arrivare.

Già ma ammazzavano.

Io non giustifico e non capisco la violenza. Quello della lotta era un contesto ampio nella società dal mondo operaio, intellettuale, alla scuola. Poi c’erano gruppi diversi con diverse impostazioni su come arrivare alla rivoluzione.

E oggi?

La contestazione oggi è su singoli temi, in singoli territori. E’ limitata nel tempo  e nei protagonisti. Non c’è un progetto generale, non ci sono le idee, c’è un impoverimento e una asfissia di concetti. Se i “pensatori” di oggi sono quelli di ieri è già di per se un fallimento.

Il suo libro è un’ottima occasione di approfondimento, che studi si appresta a fare in futuro?

Gli avvocati americani che seguirono le cause dei neri e di chi credeva in futuro diciamo così “comunista” negli Stati Uniti.

Dove a Milano?

No in America dove gli studiosi possono guadagnare uno stipendio quasi normale, cosa pressochè impossibile qui da noi.

Il prossimo appuntamento sarà il 15 luglio ore 21 al Palazzo Municipale in Via Palazzo di Città. “38 ANNI DI VUOTI, NEBBIE, VERITA’ NASCOSTE E DEPISTAGGI” il titolo. Presenti Giuseppe Fioroni, Presidente della Commissione d’inchiesta bicamerale sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro. Introdurrà Giorgio Brezzo, redattore La Valsusa.

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