Il cantiere TAV e la possibilità d’infiltrazioni mafiose Foietta: "Su 560 informative antimafia sono state emesse 2 interdittive"

paolo foietta

A conclusione della giornata “Giornata nazionale della Memoria delle vittime di Mafia” occorre fare una riflessione su quanto le mafie siano radicate nel nostro territorio e quando gli allarmi lanciati da più parti siano corrispondenti. La possibilità che nel cantiere più grande che sta operando in valle è argomento d’attualità. L’architetto Paolo Foietta, Commissario di Governo per la realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione, può illustrare il lavoro fatto in questo ambito.

“Contro il rischio di infiltrazioni mafiose nei lavori della Torino Lione è attivo un monitoraggio, continuo e penetrante, da parte del GITAV; il Gruppo Interforze Tav costituito dalla DIA e da tutte le strutture dello Stato preposte al contrasto della criminalità organizzata”.

Quanti controlli sono stati fatti?

“Ad oggi solo sul cantiere di Chiomonte sono state effettuate 560 informative antimafia, su tutte le imprese a qualunque titolo presenti sul cantiere. Di queste sono state emesse 2 interdittive, per imprese che sono state immediatamente allontanate”.

Il protocollo italiano è funzionale anche in Francia?

“L’accordo del 2015, e il relativo protocollo addizionale, che andrà in ratifica dopo il Vertice dell’8 marzo a Venezia, dispongono che gli stessi controlli siano effettuati su tutti i cantieri della Sezione transfrontaliera, a prescindere dalla nazionalità, facendo della Torino Lione il primo caso in Europa di applicazione binazionale di una norma per la lotta contro la criminalità organizzata”.

Però alla cronaca c’è una ditta che sembrerebbe indagata per mafia.

“Con riferimento a Giovanni Toro, l’Operazione San Michele ha smascherato un tentativo di infiltrazione della ‘ndrangheta negli appalti della Torino-Lione, non facendo altro che dimostrare l’efficacia delle precauzioni messe in atto. La società Toro Srl; il cui titolare successivamente è stato indagato di concorso esterno in associazione mafiosa, aveva lavorato nel cantiere di Chiomonte attraverso un subappalto per bitumatura di 45 mila euro quando aveva le certificazioni in regola;  parlo del certificato camerale con dicitura antimafia. In mancanza di tale certificazione infatti, la società non avrebbe potuto essere autorizzata ad effettuare lavori”.

Quindi adesso l’Italia e la Francia hanno le stesse procedure?

“Un gruppo di lavoro sta lavorando per portare le nostre capacità e la nostra esperienza oltre le Alpi dove una normativa non c’è, ma ci sarà a breve”.