Il Comitato “Salviamo gli ospedali” chiede il referendum per abrogare la riforma sanitaria della Giunta Chiamparino Raccolte le firme necessarie per avviare l'iter, ma la parola ora spetta all'Ufficio di Presidenza del Consiglio

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TORINO – Dopo aver raccolto  2.500 firme, a fronte delle 600 necessarie per chiedere un referendum regionale abrogativo, entra nel concreto l’iter burocratico per il referendum abrogativo della legge regionale sul riordino del servizio sanitario voluto dal Comitato “Salviamo gli Ospedali” che però trova l’appoggio dei Consiglieri regionali di Forza Italia. Il Presidente del Comitato è infatti l’azzurro  Gian Luca Vignale che oggi dopo la conferenza stampa ha consegnato al Presidente del Consiglio Regionale Mauro Laus le firme e i moduli per la richiesta di consultazione popolare.

Il Comitato ha presentato il primo mese di attività e oltre al Presidente Vignale e ai soci fondatori  hanno anche partecipato sindaci, amministratori locali e appunto  i componenti del Gruppo regionale di Forza Italia. Fra i presenti il Tra loro anche Marco Gabusi, sindaco di Canelli e Presidente della Provincia di Asti, e vari amministratori in particolare di piccoli Comuni, rappresentati nell’Anpci . Erano inoltre presenti Pier Carlo Sommo, segretario aziendale Asl To2 dei Fedir Sanità e Pier Carlo Perruquet, presidente del Comitato per la salvaguardia dell’Oftalmico di Torino.

I promotori del referendum vogliono abrogare la Deliberazione della Giunta Regionale 19 novembre 2014, n. 1 – 600 “Adeguamento della rete ospedaliera agli standard della legge 135/2012 e del Patto per la Salute 2014/2016 e linee di indirizzo per lo sviluppo della rete territoriale” così come integrata con DGR n. 1-924 del 23 gennaio 2015 , che aldilà del burocratese, rimodula la rete ospedaliera piemontese incidendo sia nel  numero di posti letto che nell’articolazione delle discipline ospedaliere e relative strutture complesse, portando da 18.301 posti letto attuali a 16.282, con una riduzione di oltre 2.000 posti, e chiudendo oltre 130 strutture complesse.

Le firme, che verranno depositate oggi all’Ufficio di presidenza del Consiglio Regionale, sono state raccolte in un mese in tutta la Regione Piemonte dal Comitato, con banchetti organizzati  nelle piazze e davanti ai principali ospedali piemontesi e grazie al sostegno di oltre settanta comuni piemontesi che hanno messo a disposizione i moduli di raccolta firma all’interno dei propri Urp,  Uffici di relazione con il pubblico.

Ma per arrivare ad un eventuale referendum ci andrà ancora qualche passaggio. Spetterà infatti ora all’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, sentita una Commissione di garanzia, pronunciarsi – entro 30 giorni-  sulla ricevibilità della richiesta. L’Ufficio di Presidenza delibera all’unanimità. Se non si raggiunge l’unanimità, delibera il Consiglio Regionale a maggioranza assoluta dei componenti entro 15 giorni dalla riunione dell’Ufficio di Presidenza. Se verrà dichiarata l’ammissibilità del referendum, entro aprile il Comitato potrà dare il via alla raccolta delle 60.000 firme necessarie per indire un referendum regionale.

“Noi riteniamo – hanno illustrato gli altri intevenuti – che i parametri imposti siano incoerenti con la normativa statale del Decreto legislativo numero  95/2012, che stabilisce in 3,7 per 1000 abitanti il numero massimo di posti letto a carico del servizio sanitario regionale. Incluse anche le strutture private convenzionate,  di cui 0,7 deve essere dedicato a riabilitazione e lungo-degenti e i restanti 3 per 1.000  per curare i pazienti acuti. Con la riforma – voluta dalla Giunta Chiamparino-Saitta – della rete ospedaliera, in Piemonte, invece questi ultimi saranno solo 2,6 ogni 1.000 abitanti, determinando un taglio inutile e dannoso per i cittadini. Prima del taglio voluto da questo Governo regionale infatti i posti letto per acuti erano di 2,9 ogni 1000 abitanti, ovvero andavano aumentati e non certo tagliati!”

Per Vignale e la collega Claudia Porchietto “I risultati della revisione imposta da Saitta e Chiamparino sono sotto gli occhi di tutti: barelle nei corridoi, liste di attesa lunghissime, ospedali – centri di eccellenza piemontesi – chiusi o declassati, pazienti che ad oggi non sanno dove e quanto distante da casa saranno curati. A questo si aggiunge il taglio programmato sulle cliniche private convenzionate che determinerà, oltre a un calo delle prestazioni pubbliche, anche una drammatica ricaduta negativa sull’occupazione. Un’altra drammatica conseguenza di questa riforma è l’aumento della mobilità verso altre regioni con un aumento dei costi a carico del Piemonte e dei disagi per i cittadini.”

Ma la coperta è corta, per i problemi di deficit della Sanità piemontese, e quindi anche i letti sono stati… accorciati. Il tema è sentito da tutti i cittadini e da molti amministratori locali, specie quelli che si sono visti tagliare i servizi dei loro ospedali di zona, e un po’ ovunque sono nati Comitati che stanno chiedendo alla Regione di non tagliare ulteriormente i posti letto e le specialità. Tanto che all’iniziativa hanno aderito anche amministrazioni locali di centrosinistra.

“Noi – hanno ribadito gli organizzatori – chiediamo un passo indietro e una programmazione sanitaria condivisa con il territorio e scritta a misura di paziente e non di bilanci.Sono molti i Comitati locali e regionali, gli  amministratori locali, che ci hanno aiutato a raccogliere le firme e che stanno condividendo con il Comitato la battaglia in difesa del diritto alla sanità pubblica, equa ed efficiente. Da oggi saremo al lavoro per raggiungere le 60.000 firme necessarie per dare ai piemontesi voce sul futuro della loro salute. È una questione di politica sanitaria non partitica.”

Una mina innescata sulle politiche sanitarie della Regione, perchè se i piemontesi fossero chiamati a esprimersi con un si o un no alla riforma, vale a dire in soldoni su tagli si o no, il risultato pare scontato.