Il coniuge in separazione dei beni ha diritto all’eredità ?

funerale

di MANUELA SELVO, avvocato cassazionista

Prendo spunto da un quesito che molto spesso mi viene posto nella pratica quotidiana quando si discute di eredità correlata alla scelta del regime patrimoniale di separazione dei beni. Sgombriamo subito il campo da equivoci, la risposta è affermativa: il coniuge ha diritto alla sua quota di eredità anche se ha scelto la separazione dei beni. Vediamo il perchè.

Comunione dei beni. L’istituto, regolato dagli artt. 177 e seguenti del codice civile, è volto solo ed esclusivamente a definire tra le pari la titolarità dei beni acquistati dopo avere contratto il matrimonio. La regola prevalente è la “comunione dei beni” ed il risultato pratico è che ciascun coniuge farà acquisire all’altro, automaticamente, la metà di tutto ciò che compra dopo il matrimonio e per tutta la durata del medesimo. Fanno eccezione a tale regola solo i beni strettamente personali e quelli ricevuti in donazione o in successione.

Separazione dei beni. Per evitare tale conseguenza la coppia deve, all’atto della celebrazione, formalizzare la scelta della divisione dei beni; i coniugi possono modificare tale preferenza anche dopo il matrimonio, ma sarà necessario recarsi da un notaio che provvederà con una convenzione tra marito e moglie. Chi opta per la separazione dei beni, continuerà ad acquistare solo ed esclusivamente per sé, nonostante il matrimonio, e l’altro coniuge non avrà alcun vantaggio immediato.

Successione ed eredità. L’istituto appena evidenziato, dunque, è volto solo ed esclusivamente a regolamentare la proprietà degli acquisti fatti in vita dopo il matrimonio. Non ha invece alcuna rilevanza né per individuare la qualità di erede o meno, né per quantificare la quota che gli spetta. Ciò che viene trasmesso in successione è l’asse ereditario, cioè la massa delle proprietà del defunto al momento del decesso: siano crediti, debiti, conti correnti o risparmi, interi immobili o porzioni di essi; com’è evidente, la composizione di tale patrimonio alla data della morte non può venire intaccata o modificata dalla scelta del regime fatta al momento del matrimonio. Se nel corso della vita in comune – in virtù della “separazione dei beni” ­ il defunto avrà sempre intestato interamente ed esclusivamente a sé gli acquisa post matrimonio, andrà agli eredi (tra cui il coniuge) e a ciascuno per la propria quota, tale 100 % degli acquisti. Ove invece avesse scelto la comunione legale, il suo patrimonio alla morte sarà della metà dei beni comperati e nell’asse ereditario vi sarà il 50 % (oltre, ovviamente ai beni personali acquistati prima del matrimonio).

Quota riservata al coniuge. Pertanto non si dimentichi mai che tra gli eredi vi è sempre e comunque il coniuge, a prescindere dall’opzione matrimoniale effettuata (comunione/separazione). La nostra legislazione in tema successorio, dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975, ha addirittura previsto una normativa di favore per il coniuge (e per i figli): il defunto non può diseredare il marito e/o la moglie, poiché anche con testamento deve riservare a questi una quota minima fissata dalla legge, a seconda del numero e della qualità degli altri coeredi.