Il Consiglio regionale bipartisan approva il testo di riforma della Legge sulle piste da sci e gli sport montani La sicurezza delle aree sciabili priorità delle modifiche alla LR 2/2009. Il M5S che voleva vietare l'eliski esce dall'aula

Le piste da sci di Sestriere - BorgataLe piste da sci di Sestriere - Borgata

TORINO – A Palazzo Lascaris si è votato oggi  il testo unificato che modifica la Legge Regionale 2/2009 sulla sicurezza e la pratica degli sport invernali in montagna. Il provvedimento recava il titolo “Revisione della disciplina regionale in materia di sicurezza nella pratica degli sport montani invernali ed estivi e disciplina delle attività di volo in zone di montagna” e va a intervenire  con sostanziali modifiche sul testo della Legge Regionale in vigore.  La nuova legge è frutto di un lavoro bipartizan fra centro-sinistra e centro-destra, e armonizza le proposte di Legge presentate rispettivamente come primi firmatari dai consiglieri Gian Luca Vignale di Forza Italia – già ispiratore della Legge attuale – e Daniele Valle del PD, e l’intervento normativo si è reso necessario per aggiornare la legge regionale vigente soprattutto sui temi relativi alla sicurezza delle attività svolte nelle aree sciabili.

Il testo definisce infatti ancor più precisamente le aree sciabili, secondo un concetto più ampio comprensivo anche di ciò che è al servizio dell’area delle piste, e precisa il loro utilizzo anche nel periodo estivo, gli aspetti di carattere urbanistico, il tema della formazione delle figure professionali e quello della responsabilità dei soggetti coinvolti, dallo sciatore, al gestore dgli impianti, agli amministratori locali, con l’intento di armonizzazione l’impianto legislativo esistente connesso all’erogazione delle agevolazioni finanziarie in ordine alla sicurezza delle piste e all’innevamento delle aree sciabili.

La nuova Legge estende la sua competenza dalle aree sciabili anche a quelle “di sviluppo montano”, introducendo fra i suoi obiettivi anche la sicurezza degli sport estivi che si svolgono in quelle aree e la disciplina delle attività ludico-ricreative invernali ed estive. Si introducono ulteriori concetti come la salvaguardia paesaggistica e la riduzione del consumo di suolo tra le finalità a cui devono sottostare il riconoscimento, la realizzazione, le modificazioni e l’esercizio delle aree sciabili e di sviluppo montano.

Da un punto di vista urbanistico, nell’individuazione delle aree sciabili e di sviluppo montano si prevede una semplificazione della procedura urbanistica per le amministrazioni comunali e, al contempo, si pone un vincolo ai Sindaci prevedendo che i Comuni non possano adottare provvedimenti relativi a varianti ai piani regolatori vigenti che non contengano l’adeguamento alla legge regionale n.2/2009. Si pongono inoltre limiti agli interventi edilizi possibili all’interno dell’area sciabile per la tutela dell’ambiente montano, con la possibilità offerta ai Piani regolatori di determinare ulteriori restrizioni.

La legge stabilisce anche nuove più rigide norme urbanistiche per limitare il cosiddetto “consumo di suolo”: nelle aree sciabili, i gestori degli impianti possono recuperare fabbricati abbandonati, bonificandoli. In alternativa possono abbatterli costruendo altrove, ma mantenendo le stesse cubature. Mentre sono posti vincoli all’edificazione di nuove strutture.
Per quanto riguarda le norme di comportamento degli sciatori si precisa che, in caso di sinistro, chiunque è tenuto a prestare l’assistenza occorrente agli infortunati, ovvero a comunicare immediatamente il sinistro al gestore. Gli sciatori inoltre hanno l’obbligo di essere assicurati. Con la nuova legge, l’area sciabile diventarà valida anche per le pratiche tipiche dell’estate, dalla mountain bike, trekking, formazione ambientale che dovranno rispettare regole simili.

Casus belli con i pentastellati è stata la regolamentazione dell’attività di volo alpino. In particolare la pratica dell’eliski, che i Grillini volevano vietare su tutto il territorio regionale. Ora l’eliski sarà  consentito esclusivamente nei Comuni sul cui territorio sono presenti impianti di risalita attiva e vietata nelle aree naturali protette e nelle aree della rete Natura 2000. Si prevede, inoltre, la necessità della stipula di una convenzione onerosa fra il Comune competente per il territorio, o l’Unione Montana con la società di trasporto aereo che offre il servizio di eliski.

Siamo contrari all’eliski, che ha un impatto ambientale, produce inquinamento acustico e può rappresentare anche un pericolo per chi lo pratica”, ha commentato il consigliere Giorgio Bertola (M5S). “L’avremmo vietato in toto.”   In aula è intervenuta la relatrice di minoranza Francesca Frediani (M5S) : “La montagna è un’importante occasione di sviluppo per il Piemonte dato che rappresenta il 40% del suo territorio e per tutelarla ci siamo concentrati su alcuni aspetti di rilievo della legge, fra cui la salvaguardia ambientale, la sicurezza sulle piste, la revisione dei criteri per la classificazione delle piste da sci da cui dipendono il modo e la misura con cui sono erogati i finanziamenti regionali” –“Fra gli aspetti che abbiamo promosso per migliorare la trasparenza sottolineiamo la consultazione telematica dell’elenco regionale delle piste e il ruolo della Commissione tecnico-consultiva per la classificazione delle piste”.

Di tono ovviamente opposto i relatori ed i partiti di maggioranza:  “Sono soddisfatto di quanto fatto nei gruppi di lavoro e nelle Commissioni per il buon livello di condivisione” – ha affermato il relatore di maggioranza Daniele Valle  “Ritengo che la norma riesca a mettere in evidenza come lo sviluppo economico e sociale delle aree montane e la tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico costituiscano due aspetti collegati e non antitetici, che si completano a vicenda”.  Per Raffaele Gallo, Presidente della III Commissione Consiliare, Turismo e Ambiente, dove il testo è stato unificato – “Si tratta di una legge importante, perché mette al centro lo sviluppo delle montagne e dell’industria turistica white and green. La nuova legge si inserisce in un percorso di riforme legislative, dopo il riordino delle aziende turistiche locali che riscrive la norme sulle attività sportive in montagna. Questa legge diventa così il caposaldo della tutela ma anche dello sviluppo delle montagne piemontesi, perché favorisce le attività sportive, economiche e turistiche nei territori montani, favorendo la creazione di lavoro e di valore nella nostra Regione, parola d’ordine della nostra azione politica e amministrativa”.

Partendo da testi diversi si è trovato un buon equilibrio fra le diverse istanze, aggiornando la n.2/2009, l’unica legge italiana che offre una importante disciplina organica di tutela e al contempo di sviluppo delle aree sciabili”, ha precisato il relatore di minoranza GianLuca Vignale. “Ora proseguiamo con questa finalità introducendo principi di regolamentazione e di sicurezza che non sono in contrasto con il turismo, ma che, al contrario, lo promuovono estendendo la normativa anche alle attività estive L’assimilazione degli sport estivi nelle aree sciabili a quelli invernali – spiega ancora Vignale – riveste una grande importanza per lo sviluppo dell’economia montana perché di fatto si dà e riconosce la continuità nell’arco di tutto l’anno alle attività economiche svolte nei comuni montani. Inoltre è stato definito un nuovo concetto, di valenza urbanistica, di area sciabile definendo che comprende non solo le pista, ma anche tutto quanto è al servizio dell’area stessa nonché i potenziali sviluppi futuri, ponendo un nuovo vincolo sulle aree attrezzate esistenti e su quelle che le singole amministrazioni locali intendano realizzare”.

“Oggi l’industria della neve – aggiunge ancora l’azzurra Claudia Porchietto  di Forza Italia – è centrale per l’economia piemontese, come numeri dell’indotto supera addirittura il numero dei lavoratori dell’indotto automobilistico. E’ evidente quindi l’importanza del provvedimento che abbiamo appena approvato: il quale però costituisce un atto di attenzione e non una risposta puntuale alle richieste del settore. Non può sfuggire che fino ad oggi non siamo riusciti per esempio ancora a realizzare un piano pluriennale per valorizzare l’enorme patrimonio rappresentato dal nostro arco alpino. Subiamo da anni una concorrenza sleale rispetto alle Regioni a Statuto Autonomo. Una situazione che quotidianamente viene lamentata dagli operatori locali che vedono i propri competitor “sommersi” da contributi. Credo che nei prossimi 12 mesi sia indispensabile che l’amministrazione implementi questa legge, dando risposte concrete oltre che alle Amministrazioni montane anche alle imprese che operano sul territorio assicurando occupazione e producento Pil per il nostro Piemonte”.

Se la montagna in passato era libertà, anche di rompersi una gamba in santa pace aspettando un toboga e poi un passaggio al primo ospedale da qualcuno automunito, oggi che si chiama l’elisoccorso del 118 per una banale frattura a un braccio, e dove sulle piste da sci gestori, maestri di sci e guide alpine nel fuoripista ogni giorno che aprono bottega od escono sanno che rischiano una denuncia penale per il minimo incidente, una ulteriore regolamentazione forse era necessaria. Ma di certo oltre al romanticismo è finito anche il modello montano della montagna stessa.

Il modello metropolitano ha prevalso sul buonsenso comune e sul rapporto dei fruitori della montagna con le professioni delle Terre Alte. Costringendo a regolamentare tutto; troppo forse. Certo questo farà diminuire il numero degli incidenti, ma non rimuoverà le cause. Trenta o quaranta anni fa anni fa nessuno cadeva da una seggiovia, peraltro ben poco confortevole, per esempio. Oggi nemmeno se venisse introdotti limiti di velocità e relativo… scivelox o le frecce direzionali  obbligatorie insieme al casco per tutti gli sciatori o l’installazione di cinture sui seggiolini  di risalita, si arriverebbe al rischio zero.  Si mettono paletti, ma quel che che manca  è l’educazione alla coscienza di sé ed al rapporto con la montagna e la neve. Se uno finisce in un larice ormai la colpa non è sua, ma della pianta e quindi del gestore degli impianti…

In attesa di leggere il testo integrato, non possiamo invece che augurarci che lo stesso renda la vita un po’ meno complicata ai Sindaci e a chi le piste da sci le mette in esercizio sempre più onerosamente. Per dirla alla Mauro Corona: “C’è gente che frequenta i monti da una vita e non ha imparato un tubo! La montagna al massimo regala emozioni a chi è sensibile ed educato con lei”.