Il Decreto “sicurezza nelle galleria ferroviarie” metterà fuori norma il tunnel ferroviario del Frejus nel 2020 Un articolo di Repubblica solleva il polverone: la norma è del 2005 e per le gallerie in esercizio entra in vigore dopo 15 anni

L'ingresso del Tunnel del Frejus a BardonecchiaL'ingresso del Tunnel del Frejus a Bardonecchia

TORINO – Di sicurezza nelle gallerie autostradali, in particolare di quelle  di collegamento internazionale, si sa in Valle di Susa ormai quasi tutto. Essendo stato il motivo che ha spinto SITAF e STRF le società che nel GEIE gestiscono il T4, il tunnel autostradale del Frejus, a realizzare la seconda canna della galleria Bardonecchia-Modane. Galleria già scavata che nella sua ultima previsione esecutiva diventerà di transito, separando definitivamente i flussi, ma creando allo stesso tempo 34 rifugi e 9 by-pass.  Oggi sulle pagine torinesi del quotidiano “Repubblica” è apparso un articolo che ricorda una normativa che riguarda la sicurezza dei tunnel ferroviari. E’ il Decreto Ministeriale 28 ottobre 2005 “Sicurezza nelle gallerie ferroviarie” che “ha lo scopo di assicurare un livello adeguato di sicurezza nelle gallerie ferroviarie, mediante l’adozione di misure di prevenzione e protezione atte alla riduzione di situazioni critiche che possano mettere in pericolo la vita umana, l’ambiente e gli impianti della galleria, nonche’ mirate alla limitazione delle conseguenze in caso di incidente.”  e che si  “applica a tutte le gallerie ferroviarie di lunghezza superiore a 1000 m, siano esse gia’ in esercizio, in fase di costruzione o allo stato di progettazione, ubicate sull’infrastruttura ferroviaria e sulle reti regionali non isolate, di cui al decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, fatto salvo quanto specificato nell’Allegato II per le gallerie da 500 m a 1000 metri.”

Tradotto dal burocratese, cime recita l’art. 11 “Il Gestore dell’infrastruttura deve verificare la rispondenza ai requisiti minimi previsti (…)   I lavori di adeguamento delle gallerie, in base agli interventi approvati di cui ai commi precedenti, devono essere realizzati entro quindici anni dall’entrata in vigore del presente decreto.”

Requisiti che prevedono nel corposo  Allegato Tecnico al Dm Trasporti 28/10/2005 fra l’altro al punto 1.3.5 “Uscite/accessi” che “Per garantire l’esodo delle persone dovranno essere presenti idonee vie di uscita/accessi secondo le indicazioni seguenti: Gallerie a singola canna: finestre di accesso carrabili, ogni 4 km circa.” Naturalmente poi si citano altri accorgimenti di sicurezza del tutto analoghi a quelli, più noti, delle galleria autostradali. Sitemi di controllo termografico, rilevatori di fumi, sistemi di vnetilazione e aspirazione ecc. ecc.

Il tutto metterebbe la “vecchia carcassa” come la definiva nel 1910 (!!!) l’Ingegnere torinese Domenico Regis, definitivamente ko. E dell’entrata in esercizio del tunnel di base della Nuova LInea Torino-Lione, se ne parla, se tutto andrà rispettato nel cronoprogramma, nel 2019. Ci saremmo salvati da questa scure se i lavori di scavo del tunnel del Moncenisio fossero partiti in contemporanea con gli svizzeri del Gottardo.

Già oggi, nonostante alcune implementazioni di sicurezza, a partire da un sistema antincendio, apportate nel corso degli ultimi lavori svolti nel tunnel di Cavour, un “Arret” prefettizio francese impedisce il transito contemporaneo di merci e passeggeri nella galleria del 1861. È stata limata all’osso la sagoma della vecchia galleria per consentire il passaggio di sagome “PC45” ma il Frejus è l’unica vecchia linea ante tunnel di base in cui non possono transitare le sagome “PC80”, lo standard attuale più utilizzato.

Il Commissario di Governo e Presidente per l’Italia della Commissione Intergovernativa Paolo Foietta sollecitato telefonicamente ci dice che “E’ oggettivo che la  linea del Frejus, vecchia di 150 anni, non risponda più alle esigenze di sicurezza di una linea moderna, come prevista dalle norme europee e italiane. E’ proprio  per questa “ineludibile” ragione che si è deciso di sostituire la vecchia linea  con un nuovo tunnel, a canne separate, dotata di uscite di sicurezza ogni 350 m. e di sistemi di ventilazione forzata in caso di incendio. Oltre naturalmente al fatto che la vecchia tratta di valico è anche dal punto di vista trasportistico inadeguata ed è sempre più abbandonata dal traffico moderno che richiede treni alti lunghi e pesanti, visto che oggi un locomotore traina 650 tonnellate contro le 1600 di media del Gottardo e di tutti i tunnel di base”.

Già. Ma se il tunnel di base della Torino-Lione entra in funzione nel 2029 o magari nel 2030 nei 10 anni di mezzo che si fa? Chiudiamo bottega e trasformiamo la Bussoleno-Modane, dove di altre gallerie più lunghe di un kilometro ce ne sono diverse, in una pista ciclabile?

“La sicurezza non è un problema formale. Anche se è chiaro che le normative quando hanno una data di scadenza pongono delle linee di frattura temporale cui bisogna adeguarsi. Oggi il gestore della linea, cioè RFI garantisce con intelligenza ed investimenti in manutenzione, la sicurezza della linea che è a norma per il transito attuale, con “deroghe” e limitazioni di esercizio che ne riducono la capacità.  Il prefetto della Savoia ha già vietato l’incrocio di treni merci e passeggeri.
Ma l’intelligenza non basta a rimediare alla mancanza di uscite di sicurezza ed impianti di ventilazione, interventi  estremamente costosi e per le caratteristiche ed i limiti dei tunnel quasi irrealizzabili. La CIG nell’ambito delle proprie attività è impegnata a gestire il lungo  transitorio fino all’esercizio della nuova linea.
A quella data il vecchio sistema delle gallerie di valico, togliendogli i treni merci merci, il principale fattore di rischio, servirà, come in Svizzera ed in Austria ai collegamenti locali e transfrontalieri  e per le esigenze turistiche.”
E la sicurezza dei passeggeri come sarà garantita?
“I rischi maggiori derivano dal traffico merci, molto più pesante, specie in discesa e dalla coesistenza delle due tipologie di traffico in contemporanea. Con meno convogli, se non si innalzerà ulteriormente il livello dei requisiti di sicurezza quella linea potrà restare in esrcizio, un po’ come accade per il trenino del Bernina. Servirebbe il traffico locale e quello strettamente turistico.”

Sul fronte di chi si oppone alla “TAV”, alis al tunnel di base della Nuova Linea Torino-Lione già si parla di “procurato allarme”. E il primo a commentare sul suo sito è stato il Senatore pentastellato Marco Scibona: “Se il traforo ferroviario del Frejus non è a norma, allora non lo è il 90% delle gallerie italiane. La carta stampata riporta la notizia che nel 2020 il tunnel ferroviario del Frejus sarà fuorilegge: perché mancano uscite di sicurezza e ventilazione. Approfondendo la notizia si scopre come in realtà sia la solita notizia faziosa, degna dell’ufficio stampa di TELT e non di un giornale (nda leggasi “Repubblica”) che vorrebbe fare cronaca informativa. Se la galleria non è a norma, anzi, ha problemi di sicurezza, tali problemi li ha ora come nel 2020. Ecco quindi che se c’è un pericolo attuale, vanno presi immediati provvedimenti altrimenti su chi ricadranno le colpe di eventuali incidenti da oggi al 2020? Detto questo, è chiaro come i nove decimi delle gallerie ferroviarie italiane, oltre un chilometro, non rispettano le caratteristiche snocciolate dalla cronaca. Avremo quindi nel 2020 una Italia paralizzata con quasi tutte le gallerie interdette al traffico? Ci chiediamo infine che valore hanno avuto undici anni di lavori di ammodernamento se la prospettiva è di chiudere l’esercizio delle linea tra quattro anni. Tra l’altro linea già ampiamente sottoutilizzata: il collegamento Bardonecchia – Modane viene giornalmente garantito con un servizio di autobus sostitutivo.

Chiediamo a gran voce che da domani sia garantita la sicurezza dei viaggiatori su tutta l’infrastruttura ferroviaria del nostro Paese. Come successe al Presidente di Pro Natura che, in seguito ad un esposto che segnalava mancanza di una rete para-massi a protezione del cantiere della Maddalena pure richiesta dalle prescrizioni del CIPE, fu denunciato per “procurato allarme” dall’allora Procuratore Capo Caselli, allo stesso modo e con la medesima solerzia ci aspettiamo un’azione paritaria per questa shoccante e strumentale interpretazione giornalistica.”

Resta il fatto che sull’argomento sicurezza dei trasporti, specie quando si parla di gallerie,  a Bruxelles, come in ogni altro luogo e soggetto deputato a tradurre in pratica stringenti direttive tecniche, non si scherza e l’asticella del livello ottimale di prevenzione si alza costantemente. Così come il fatto che senza la Nuova Linea Torino-Lione le Alpi a Ovest avrebbero come alternativa efficace solo la gomma.