Il Forte Bramafam sbarca con la pubblicità sui tram di Torino: per tutta l’estate la Mostra sulla Battaglia delle Alpi Perfetto il claim: "Quando il volontariato trasforma un rudere in un Museo"

La pubblicità del Forte Bramafam sui tram a TorinoLa pubblicità del Forte Bramafam sui tram a Torino

BARDONECCHIA – Narrare la storia, salvaguardare la memoria di un territorio, farne una risorsa turistica: questa la mission del Forte Bramafam e dell’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura Militare (ASSAM) che da venti anni lavora al recupero a alla valorizzazione della Fortificazione realizzata a difesa della conca di Bardonecchia e posta a “guardai” del tunnel del Frejus su un rocca dove già sussisteva un castello di epoca delfinale nel XIV secolo. E così ora il Forte Bramafam per farsi conoscere sbarca sui tram torinesi con la sua pubblicità.

Un’occasione per fare una telefonata a Pier Giorgio Corino, complimentarsi per l’idea e scambiare alcune opinioni a tema fortificazioni e turismo in Valsusa.

“Se molti in Valsusa non ci conoscono e non sanno quello che stiamo facendo, a Torino è ancor peggio; noi non abbiamo accesso ai media. Per farci conoscere “ci siamo attaccati ai tram”: da oggi vedrete la pubblicità del Bramafam sui tram torinesi. Che cosa non si fa per un Forte…”

Simpatica l’idea di… attaccarsi al tram. Fa molto valsusino. Ma anche molto azzeccato il claim della pubblicità:  “Quando il volontariato trasforma un rudere in un Museo”

“Come sempre cerchiamo di non stare fermi. Stiamo facendo lavori per aumentare di ltri 600 metri quadri l’area museale, man mano rivoluzioniamo  la struttura per ricostruire gli ambienti e far capire e conoscere la storia tramite gli oggetti. Gli oggetti sono al centro della nostra attenzione. E li poniamo al centro dell esposizione museale. Loro raccontano e noi li raccontiamo.  Anche quelli più umili. Si può rivivere un tempo storico anche da una gavetta o un paio di fasce da da piedi.  E’ un po’ la nostra filosofia museale, in questo caso ovviamente applicata lala storia militare, che però è anche una gran parte della storia della Valsusa“. 

A proposito, torniamo sull’argomento patrimonio storico architettonico militare, forti e strade che caratterizzano le Alte Valli Susa e Chisone. Possibile che non si riesca – anche prendendo spunto dal vostro lavoro – a pensare a dun grande piano di valorizzazione di sistema in chiave assoluta per fare turismo.I soliti nomi, ma sono noti a tutti: Exilles,Fenestrelle, Assietta, Jafferau-Pramand, Chaberton.

“Noi nel nostroi piccolo ci attiviamo. Ma occore un presupposto: il mondo di chi si occupa di cultura ancora non  capisce che per valorizzare questi immensi beni della Valsusa occore pensare a come metterli a valore in chiave economica. Occorre fare cassa,  dare posti di ricaduta dei beni cultururali. Ma tenendo presente che i turisti si muovono ormai per cose importanti e vogliono qualità in tutto. A partire dall’accoglienza.

 Eventi di eccezione che colpiscano.  Serve qualità con eventi di livello e di ampio respiro, non autoreferenziali. Ed è necessario pensare a elementi di cultura ed eventi legati alle strutture.

Nel 2000 la Regione Piemonte si mosse per valorizzare con un programma specifico le fortificazioni minori: L’idea è sempre valida. Realizzare reti di percorsi, utilizzare l’immenso sviluppo di strade e mulattiere, coinvolgere rifugi e alpeggi… Ma giunti sul territorio va immediamente compreso a cosa ci troviamo di fronte. E tenerre aperte le gand strutture è altrettanto fondamentale. Bard insegna.

Noi storici possiamo narrare un’epoca ad un pubblico di appassionati anche solo attraverse un mucchio di pietre. Ma per attirare il grande pubblico e cogliere l’attenzione di chi qui ci viene per altre pratiche ricreative, sportive ed “avventurose” – come gli appassionati di moto e 4×4 – devono immediatamente cogliere sul terreno elementi di attrazione: anche solo ricostruzioni con semplici pannelli e grandi scenografie.

Che costano però…

“Non mancherebbero le risorse, basterebbe concentrarle su cosa serve. Manca una visione. A me piace l’idea di ripensare il territorio e certe strutture come “mansio ad fines” posti lungo itinerari con punti di appoggio come il Gran Serin, un recupero dello Jafferau, ch e poteva essere raggiunto dalla cabinovia e anche d’inverno essere utilizzato come grande bacino per il fondo in alta quota.

La ricetta passa per il riutilizzo e la vivificazione delle strutture. Bisogna far pagar eper dormire, per mangiar e per salire con i mezzi motorizzati. Il turista paga, ma vuole servizi, e di livello. E un territorio turistico lo deve fascinare, sedurre, coccolare… La sua esperienzaunica deve essere il valore della vacanza sulle nostre montagne.” 

Fammi degli esempi

“Dove affascinare i visitatori con la storia dei luoghi meglio che sulla dorsale dell’Assietta, dove ai percorsi “sportivi” e naturalistici si possono sovrapporre i percorsi  settecencentechi e ottocenteschi, con la lettura della storia militare? Faccio un altro esempio: le postazioni telegrafiche sprse sutti i versanti che si guardano uno con l’atro da riattivarsi regolarmente con una rievocazione notturna con le luci a modo di fuochi: Per non parlare del telegrafo Napoleonico che da Parigi raggiungeva Torino e poi Milano.   Mi ripeto: seggestioni per affascinare e attirare visitatori”.

A proposito di pagare, come è andata la stagione dello scorso anno al Forte Bramafan?

“Abbiamo avuto oltre 6.500 visitatori su 50 giorni di apertura. Incassi che reinvestiamo tutto per continuare ad acquisire cimeli.   

Pier Giorgio Corino e un angolo espositivo Museo del Forte Bramafam

Pier Giorgio Corino e un angolo espositivo Museo del Forte Bramafam

La mostra dell’estate 2017 dedicata alla Battaglia delle Alpi

La temporanea dei questa estate è dedicata alla Battaglia delle Alpi, quando l’Italia entrò in guerra nella Seconda Guerra Mondiale aggredendo alle spalle “vigliaccamente” (e i francesi non lo hanno dimenticato per decenni) da Ventimiglia a Chamonix passando per le Valli cuneesi e il Monginevro – con la conseguente distruzione dello Chaberton – e Moncenisio in Valsusa, il cugino francese ormai schiantato dalla Blitzkriege della Wermacht. La Valsusa tornò poi ad essere teatro di scontri militari solo tra il 1944 e il 1945, con la sovrapposizione delle azione della Resistenza, dell’arrivo degli anglo americani, ma anche del tentativo di De Gaulle, con un corpo d’Armata guidato dal Generale Paul-André Doyen cercò di annettersi Valle d’Aosta, Val di Susa e altri territori al di qua delle Alpi. Che solo in parte ottenne con l’infausto – per noi –  trattato di Parigi del 1947

La storia di quegli anni è narrata attraverso 500 fotografie d’epoca, e un allestimento multimediale un lungo lavoro di ricerca negli archivi che ha riportato alla luce le storie degli uomini  che parteciparono a quella parte di conflitto mondiale. Questa mostra  è stata curata da Pier Giorgio Corino.

Mortai italiani al Moncenisio (giugno 1940)

Mortai italiani al Moncenisio (giugno 1940)

Giorni e orari di apertura del Museo del Forte Bramafan per la stagione 2017:

  • Giugno: tutte le domeniche (4-11-18-25)
  • Luglio: tutti i weekend (1-2-8-9-15-16-22-23-29-30)
  • Agosto: tutti i giorni da martedì 1 a domenica 27
  • Settembre : i primi due sabati e tutte le domeniche (2-3-9-10-17-24)
  • Ottobre : le domeniche (1-8-15-22)

Orari di apertura: 10,00- 18,30 (ultimo ingresso ore 17,00).

Per informazioni: 3336020192 – 3392227228 – www.fortebramafam.it – e-mail: [email protected] – facebook:www.facebook.com/museofortebramafam

La locandina della stagione 2017

locandina-bramafan