Il maresciallo Nicolas Catinat, il distruttore Saint Gratien, febbraio 1712

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Il castello di Saint Gratien si trova sulla strada del paese di Montmorency, l’abitato è  su un poggio dal quale in lontananza si vede Parigi. Una posizione astuta, si vedono le strade d’accesso e si ha tutta la pianura in vista; il posto giusto per un comandante di truppe, un assalitore, un fine conquistatore di fortezze e città. Il maresciallo è lì curvo nei suoi 75 anni di cui almeno 50 passati in tende, campi di combattimento e viaggi in carrozza. Monsieur Catinat è un grande costruttore del Regno francese e allo stesso tempo un grande distruttore dei suoi tanti nemici.

Maresciallo è vero che la sua avrebbe dovuto essere una carriere giuridica?

Fu mio padre, di mestiere magistrato, a indirizzarmi verso la Legge ma io da subito capii che la mia vita era nell’esercito.

Insomma più che giudicare, distruggere. Mi parli dei suoi primi anni nelle armi.

Iniziai la mia carriera nella Guardia Francese, un reparto di fanteria d’élite destinato alla guardia del Re ed alla difesa di Parigi. Poi l’assedio di Lilla, di cui rimase poco, e eccomi alla guerra nei Paesi Bassi era il 1678. Poi con  il grado di capitano fui comandante del distaccamento che vicino a Torino rapì il segretario di stato del duca di Mantova sospettato di aver effettuato il doppio gioco nella trattativa segreta per la cessione di Casale alla Francia.

Quello che portò la Maschera di Ferro affinchè non fosse ricosciuto?

Su questa vicenda vige il segreto di Stato. Ed eccomi con quei maledetti valdesi in Savoia, ne massacrai più di 60 in un giorno solo. Poi al mio ritorno alla testa di 4.000 uomini, in mezzo ad una bufera di neve, i protestanti riuscirono a sfuggire al nostro attacco.

Ed eccola in Italia.

Fui nominato comandante in capo dell’armata francese in Italia nel 1690. Staffarda, Nizza, la Savoia le conquistai subito. Carmagnola, Avigliana, Villar Dora, Rivoli, Saluzzo, Savigliano e Fossano dovetti distruggerle; fu risparmiata solamente Villanova d’Asti perchè io alloggiavo li.

Quella parte d’Italia era sotto il suo controllo?

Quando ottenni il bastone di maresciallo di Francia alla testa di 35.000 soldati ottenni la vittoria nella battaglia della Marsaglia e obbligai i Savoia ad abbandonare il campo.

Se non sbaglio arrivò anche per lei una sconfitta!

No. contro Vittorio Amedeo II di Savoia ero ad un passo dalla vittoria ma fui sostituito dal duca di Villeroy; un abile generale più a corte che in guerra. Così mi ritirai in questa dimora.

Mi può svelare il trucco delle sue vittorie?

La strategia militare è tutta nella meticolosità dei preparativi. L’assalto alla baionetta, teorizzando con precisione la conduzione sul campo di battaglia dei reparti rigorosamente organizzati in modo da sostenere passivamente il fuoco nemico fino a che non erano in formazione compatta a ridosso delle linee avversarie. Quelli salvi potevano andare all’attacco.

L’uomo tristemente noto nel nord Italia per la spietatezza con la quale conduceva le sue campagne, seminando terrore e distruzione nei territori dove passavano le sue armate mi congeda con un ammonimento: “Adesso che esce chiuda la porta piano perchè non vorrei si rompesse”.