Il museo all’Abbazia della Novalesa rimarrà aperto ma… Intervista ad Andrea Zonato del Centro Culturale Diocesano

L'Abbazia di Novalesa (Foto Aerea www.menatworkstudio.to Drone Air Team Dich. ENAC 5801)L'Abbazia di Novalesa (Foto Aerea www.menatworkstudio.to Drone Air Team Dich. ENAC 5801)

NOVALESA – Il Museo dell’Abbazia della Novalesa sarà chiuso, retromarsh, rimarrà aperto. In due giorni la notizia ha fatto il giro della Città Metropolitana e del web. Voci e smentite, commenti, tanti forse troppi qualcuno fuori luogo e fuori pista. La notizia ha dato il pretesto che chiarire alcuni aspetti della gestione del bene culturale. La voce è quella del dottor Andrea Zonato, conservatore del Museo Diocesano di Susa e collaboratore del Centro Culturale Diocesano.

Chi è il proprietario dell’Abbazia?

L’Abbazia di Novalesa è dal 1972 proprietà della Provincia di Torino, ora Città Metropolitana, che acquistò l’immobile dal Convitto Umberto I. Dal 1973 nell’Abbazia sono rientrati, come custodi del luogo, i monaci benedettini, con i quali l’ex Provincia ha stipulato a suo tempo una convenzione pluriennale“.

Quand è nato il museo?

Dal 1979 al 2009 sono stati condotti scavi archeologici nel sito e, come succede in questi casi, i reperti ritrovati sono entrati a far parte del patrimonio dello Stato. Nel 2009 l’ex Provincia ha attrezzato parte dei locali abbaziali ad uso museale ed è addivenuta ad un accordo con lo Stato per avere in deposito i reperti di scavo e aprire il Museo Archeologico dell’Abbazia, ad integrazione del percorso di visita già attivo da decenni, che comprendeva la chiesa abbaziale e la cappella affrescata di S. Eldrado”.

Chi lo gestisce?

Non potendo e volendo gestire con personale proprio le aperture del sito museale e non potendo demandarle al solo volontariato, in base al Codice dei Beni Culturali, che fissa precise regole per i musei contenenti patrimonio dello Stato, l’allora Provincia di Torino ha individuato un soggetto terzo al quale affidare il servizio di guardiania e accoglienza dei visitatori e manutenzione ordinaria presso il Museo. Questo soggetto terzo è il Centro Culturale Diocesano, che è stato individuato in quanto in valle è affidatario della gestione del Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa, istituto museale strutturato secondo gli standard regionali richiesti e dotato delle professionalità necessarie. Con questo soggetto terzo viene stipulata una convenzione annuale in base alla quale il Centro Culturale mette a disposizione gli addetti che si occupano dei servizi che ho indicato poco sopra: appunto, l’accoglienza del pubblico e la manutenzione ordinaria delle sale museali. Un discorso differente vale invece per l’accompagnamento in visita alle strutture dell’abbazia, che sono di proprietà di un Ente Pubblico ma non costituiscono museo e non ospitano oggetti di proprietà dello Stato: per questo motivo a condurre le visite alle strutture dell’abbazia sono i monaci e i volontari dell’Associazione San Benedetto”.

Perchè non si paga il biglietto d’ingresso?

Perché fin dal 2009 l’allora Provincia di Torino, proprietaria del bene, ha deciso di rendere fruibile gratuitamente il Museo (così come l’abbazia, la cui visita è a offerta libera) e solo ad essa spetta la decisione in merito all’istituzione o meno di un biglietto di ingresso e il percepimento dei relativi incassi. Il Centro Culturale Diocesano, in quanto soggetto terzo affidatario del solo servizio di vigilanza non può ovviamente istituire di propria sponte un biglietto di ingresso ad un bene di proprietà pubblica“.

Quindi fate solo gestione, non programmazione?

Esatto. La convenzione annuale sottoscritta tra Città Metropolitana e Centro Culturale Diocesano riguarda il solo servizio di accoglienza del pubblico e manutenzione ordinaria delle sale. L’organizzazione di mostre, convegni e attività culturali è a totale discrezione dell’Ente proprietario, che si muove in tal senso in base al budget a sua disposizione per questo tipo di attività”.

Chi è impegnato nella custodia?

Per scelta del Centro Culturale Diocesano sono stati impiegati solo addetti del territorio, ossia giovani di Novalesa e zone limitrofe che invece di andare a fare guardiania nelle mostre torinesi impiegavano il proprio tempo per rendere fruibile un bene del territorio incassando un piccolo stipendio derivante dallo stanziamento dei fondi da parte della Città Metropolitana. Togliendo lo stanziamento, la Città Metropolitana non fa un dispiacere al Centro Culturale Diocesano, ma toglie uno stipendio, seppur piccolo, a giovani del territorio ai quali il Centro da lavoro“.

Quindi pur essendo un bene religioso è dello Stato?

E’ un immobile di proprietà di un Ente Pubblico (la Città Metropolitana) che custodisce beni dello Stato (gli oggetti esposti in Museo). Dire che si  potrebbero usare i proventi dell’8×1000 destinati alla Chiesa Cattolica è sbagliato perché è un museo pubblico e non ecclesiastico“.