Il ruolo della Val Sangone nella Resistenza e l’ultimo libro di Aldo Cazzullo

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L'ultimo libro di Aldo Cazzullo

L’ultimo libro di Aldo Cazzullo

L’ultimo libro del giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo, intitolato “Possa il mio sangue servire” (Rcs) e dedicato interamente alla lotta di Resistenza contro il nazifascismo negli anni 1943- ’45, è un prezioso manuale che andrebbe adottato come libro di testo di Storia nell’ambito del programma scolastico di quinta superiore. Con la consueta precisione e la naturale eleganza che contraddistinguono la sua prosa, l’albese Cazzullo elenca, in circa 400 pagine, una miriade di fatti svoltisi nel centro- nord Italia all’epoca della nostra guerra civile, dotandosi di una precisione quasi maniacale allorquando si tratta di raccontare gli eventi svoltisi nel suo Piemonte. Val Chisone e Valle di Susa ricoprono, all’interno del suo libro, un ruolo di primo piano che la Storia ha giustamente riconosciuto loro, ma, al contrario, suscita più d’una perplessità, ed è forse l’unica pecca del lavoro di Cazzullo, l’avere trascurato il ruolo non secondario della Val Sangone nella Resistenza, testimoniato anche dalla medaglia d’argento al Valor Militare che il Comune di Giaveno si vide riconosciuta dall’allora presidente della Repubblica Scalfaro nel 1997, proprio per i meriti della lotta partigiana e per il sangue innocente versato. Pagine mitiche, come l’assalto degli uomini del comandante Sergio De Vitis alla polveriera di Sangano o come l’imprescindibile aiuto di persone quali Suor Delfina Petiti che, fra gli altri, curò anche il partigiano Eugenio Fassino, salvandogli la vita, o altre infami, come i numerosi eccidi perpetrati in alta valle o come il mitragliamento aereo del trenino sulla tratta Torino- Giaveno, avrebbero forse meritato un approfondimento o, almeno, una citazione. Nell’ultima parte del libro, inoltre, quella dedicata ai ricordi dei testimoni più o meno diretti, alla figura del comandante “Campana”, impiccato a Giaveno nell’agosto del 1944 e a cui è stato dedicato il palazzo che è attualmente sede del Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino, viene erroneamente attribuito (non a causa dell’autore) il cognome di Cordero di Montezemolo, al posto del corretto Cordero di Pamparato. Nulla di irreparabile, per carità, ma in una successiva edizione del suo lavoro, Cazzullo potrebbe integrare il testo, aggiungendo qualche pagina scritta con l’inchiostro per onorare le pagine di Storia che la Val Sangone ha scritto con il proprio sangue.