Da Rivalta in Abruzzo per un Carnevale di supereroi piccini La Volontaria Autonoma zia Willy ancora una volta impegnata con i piccoli

RIVALTA –  La solidarietà può indossare maschera e costume. Lo sa bene Vilma Ghia – da tutti conosciuta come Zia Willy – che domenica 12 febbraio arriverà a Sarnano in Abruzzo, dove la terra trema ancora, “in punta di piedi”, con estremo rispetto e con due furgoni colmi di materiali e di amore perché i più piccoli possano avere un Carnevale da supereroi. Volontaria autonoma per scelta, Vilma Ghia non è nuova a progetti che, quasi sempre rivolti ai bambini, coniugano solidarietà profonda, tenera sensibilità e originalità d’idee e che la hanno portata oltre che in viaggio per l’Italia anche in India dove conobbe Madre Teresa, in Nepal, Bangladesh, Birmania e Tibet.

Ora, colpita dalla notizia della distruzione della scuola materna a Sarmano, ha pensato a un Carnevale un po’ diverso, nel quale ogni bambino potrà realizzare il proprio costume dipingendolo e diventare protagonista di una storia speciale.  “Il supereroe è un personaggio cartoonesco che possiede coraggio, nobiltà e abilità straordinarie, oltre a un nome fantasioso e a un costume pittoresco – spiega Vilma Ghia, la cui famiglia d’origine abita ancora a Rivalta  – Ogni bambino possiederà quindi un’identità segreta, poteri speciali, un costume colorato o una maschera simbolica che lo aiuteranno a svolgere una missione speciale a favore dell’umanità”.

Tutti insieme poi, racconta ancora la volontaria, difenderanno virtù umane fondamentali, quali comprensione, generosità, condivisione, altruismo, diversità e amicizia. Perciò i bambini diventeranno supereroi paladini del bene, dunque, più forti e degni di ammirazione di ogni altro  perché sopravvissuti al  momento terribile che stanno vivendo, protagonisti di un storia vera in cui si celebra la vittoria del bene sul male, e che si spera serva a trasfigurare  almeno in parte il disagio e il trauma dell’attuale situazione.

Per realizzare tutto ciò, Vilma Ghia ha agito  in piena autonomia, assicurando innanzitutto alla Regione Abruzzo che si sarebbe mossa a spese e responsabilità proprie, senza nulla chiedere in caso di pericolo o morte, e poi attivandosi tra amici e conoscenti perché donassero materiale didattico e creativo per realizzare i costumi insieme ai bambini e alle maestre: “É bastato qualche post pubblico su Facabook per rendere virale una catena solidale incredibile e inaspettata, e mentre arrivavano pacchi da tutto il mondo mi sono resa conto che l’unico trasposto che sarei riuscita a pagare a mie spese non sarebbe bastato a spostare tutto”.

Poi, grazie al buon cuore di amici, anche il secondo trasporto è diventato possibile e adesso Vilma desidera ringraziare chi, a vario titolo e in modo diverso,  ha reso possibile trasformare un’idea in realtà. Così, oltre alle aziende e ai cittadini che in un momento di crisi generalizzata hanno voluto e saputo essere generosi, ringraziamenti doverosi vanno a coloro che per primi hanno creduto al progetto, come il tenente Colonnello  Marcello Marzani del Comando Regione Militare Nord Torino, Daniele Vicerè Responsabile Protezione Civile regione Abruzzo, Stefano Dipolito Responsabile Coordinatore aiuti Terremotati, Maura Ghezzi  Responsabile  Presidio scolastico, Beatrice Teruggi e Valentina Parenti dell’Economato, le Coordinatrici delle Scuole Chiara Albezzano, Nicoletta Viberti, Elena Rosmino, Daniela Nardella, Michela Alforno e Barbara Giordano, Giorgio Grasso Responsabile Trasporti e Logistica, lo Studio Vetrinistico Roberto Comeri e Noi Geninetti dal cui laboratorio di Beinasco sono usciti pupazzi e sagome di polistirolo, vere e proprie opere d’arte. “Infine, non ringrazierò mai abbastanza i miei punti di riferimento, gli amici del cuore di Carmagnola e dintorni, che mi seguono quotidianamente nella vita e che a volte, pur  arricciando il naso su qualche mia iniziativa, non mi abbandonerebbero mai. Ora spero che, anche grazie all’aiuto di tanti, attraverso questa storia i trecento bambini imparino  che a volte è necessario saper inventare una maschera,  indossarla da supereroe e immaginarsi un futuro di speranza anche nei momenti più difficili”.