In Consiglio regionale prosegue la discussione sul piano rifiuti

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TORINO – Nella seduta di martedì 5 aprile l’Assemblea regionale ha discusso alcuni emendamenti al Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e dei fanghi di depurazione 2012-2020. Il dibattito ha visto la presentazione di diverse proposte di modifica da parte del Movimento 5 Stelle su alcuni aspetti del provvedimento, tra cui: i rapporti con il decreto “Sblocca Italia” e la normativa europea, i cassonetti nei comuni, l’analisi merceologica dei rifiuti, l’informazione in ambito scolastico, la partecipazione attiva dei cittadini e delle associazioni, gli incentivi alla riduzione e alla stima della produzione pro capite dei rifiuti, l’emissione di biomasse e di biogas e gli impianti d’incenerimento.

Le critiche riguardano – in particolare – l’assenza nel Piano di riferimenti a un’economia circolare, che lo rende vecchio prima ancora di essere approvato. Le tecnologie, le prassi e le politiche – hanno sottolineato a più riprese i consiglieri del Movimento 5 Stelle – consentirebbero oggi scelte ben diverse e di gran lunga più biocompatibili. La proposta di deliberazione, la cui discussione in Consiglio regionale è cominciata nella seduta dell’8 marzo, si propone – tra gli obbiettivi – di raggiungere il 65% di raccolta differenziata in ogni ambito territoriale e il 50% del tasso di riciclaggio complessivo oltre a una sensibile riduzione della produzione di rifiuti entro il 2020. Le novità della norma sono diverse e consentiranno – se approvate – di raggiungere tutti gli obiettivi espressi dalla disciplina nazionale e comunitaria, che negli ultimi anni si è evoluta al punto di trasformare la gestione dei rifiuti in uno strumento di natura economica ed ambientale, nel solco tracciato dal legislatore europeo.

Per i rifiuti residuali non riciclabili, stimati al 2020 complessivamente pari a 671mila tonnellate, il piano prevede la loro valorizzazione energetica o direttamente nel termovalorizzatore di Torino (346mila tonnellate) o prevista produzione di combustibile solido secondario (96mila tonnellate) da inviare in parte al cementificio di Robilante e in parte in impianti fuori regioni.