In vigore da domani il “Testo Unico del Vino”: la “viticoltura eroica” dei terrazzamenti di montagna è legge Uncem, Cervim e Università unanimi: "Grande soddisfazione per il riconoscimento. Adesso al lavoro per aumentare la produzione, la qualità e il marketing dei vini estremi"

Viticoltura eroica a Chiomonte (Foto www.menatworkstudio.to)Viticoltura eroica a Chiomonte (Foto www.menatworkstudio.to)

Da domani, 12 gennaio 2017, entra in vigore il “Testo unico del vino”, la Legge 238/2016, approvata un mese fa dalla Camera in sede legislativa. Un Testo atteso che semplica in 90 articoli circa 5000 pagine di normativa precedente con il nome di “Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino” tutta la disciplina di riferimento per la produzione e la commercializzazione del vino.

Ma per la “viticoltura eroica”, quella di montagna dei terrazzamenti su versanti scoscesi con pendenza del terreno superiore a 30%, con altitudine superiore ai 500 metri sul livello del mare, dei sistemi viticoli su terrazze e gradoni, la viticoltura quindi anche della nostra Valle, delle nostre vigne  sulle ruceje di Borgone, di Giaglione, Chiomonte, di Exilles, dove si trova la più alta stazione viticola del Piemonte (qualche metro sopra i 1.000 di quota) è un momento storico.

La Legge contiene all’Articolo 7“Salvaguardia dei vigneti eroici o storici”  il riconoscimento di questa pratica: “Lo Stato promuove interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei vigneti delle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, di seguito denominati «vigneti eroici o storici». E al comma 2 continua “I vigneti di cui al comma 1 sono situati in aree vocate alla coltivazione della vite nelle quali le particolari condizioni ambientali e climatiche conferiscono al prodotto caratteristiche uniche, in quanto strettamente connesse alle peculiarita’ del territorio d’origine.” per poi rimandare ad uno specifico Decreto, entro un anno dalla legge, l’individuazione di queste aree vocate o coltivate, i proprietari e cone/o conduttori delle stese e in accordo con le Regioni,  i provvedimenti di finanziamento e le linee guida prioritarie per investire risorse mirate alla valorizzazione delle stesse sia come elemento colturale, e quindi produttive, che come paesaggi culturali, individuando appunto le modalità di “rispetto degli elementi strutturali del paesaggio e con tecniche e materiali adeguati al mantenimento delle caratteristiche di tipicità e tradizione delle identità locali”

Uncem Piemonte per voce del suo Presidente Lido Riba si è dichiarato felice per il risultato: “Uncem lavora anni sulle politiche di sviluppo della viticoltura eroica, in accordo con la Regione Piemonte, con Arev quale Associazione europea delle Regioni vitivinicole e con il Cervim, il Centro per la viticoltura eroica. Ora questa legge, il testo unico sul vino e l’articolo 7, riconoscono il percorso fatto e lo rilanciano, come anche da Uncem sollecitato e richiesto nel corso dell’iter parlamentare. Noi abbiamo già avviato, per la viticoltura eroica sulle Alpi e sugli Appennini, una serie di lavori con le Unioni montane di Comuni, e cercheremo ulteriore massima sinergia con l’Assessorato regionale guidato da Giorgio Ferrero e con il viceministro Andrea Olivero. In loro vi è grande sensibilità per questi temi – prosegue Riba – e sono certo che quanto la legge demanda al Ministero verrà compiuto in tempi rapidi.

Adesso dobbiamo lavorare molto sul miglioramento del prodotto e soprattutto sulla promozione delle bottiglie d’eccellenza prodotte sui terrazzamenti e sui versanti in quota. Abbiamo grandi esempi in Europa, che dobbiamo conoscere e dobbiamo far crescere nuovo marketing per nuovi e tradizionali mercati. Possiamo guardare con ottimismo al futuro di questo settore grazie al lavoro fatto dall’Università di Torino, in particolare sotto la guida del prof. Vincenzo Gerbi, dalla scuola Malva Arnaldi di Bibiana, da piccole cooperative, dai produttori singoli e anche da molti Comuni che hanno seguito e aiutato i proprietari a strappare piccole porzioni di territorio all’abbandono. Rispetto al passato oggi possiamo contare sulla legge regionale che incentiva l’associazionismo fondiario e anche su tanti giovani che hanno voglia di fare impresa in montagna. Il settore vitivinicolo può dare loro importanti risposte”.

Sulla stessa linea d’onda Roberto Gaudio, presidente del Cervim che da anni si batte per la tutela paesistica dei vigneti eroici e per la valorizzazione dei vini di qualità, organizzando ogni anno – fra l’altro il “Concorso Mondiale dei Vini Estremi” : “Nella Legge, per la prima volta, l’introduzione di una disposizione sulla salvaguardia dei vigneti eroici o storici che si prefigge di promuovere interventi di ripristino recupero e salvaguardia di quei vigneti che insistono su aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, rappresenta un grande risultato. Come Cervim abbiamo lavorato in questi anni, in concomitanza con la redazione del testo Unico, per la valorizzazione e la tutela dei vigneti e dei territori eroici.
Oggi possiamo prendere atto che c’è stata una attenzione reale per un segmento della viticoltura che va dalle Alpi a Pantelleria, e che rappresenta uno scrigno di biodiversità e tutela dell’ambiente. Un ringraziamento particolare va al Presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Luca Sani, e al vicepresidente della Commissione Massimo Fiorio, con i quali c’è stato negli ultimi mesi un dialogo costante e costruttivo per la definizione del testo e per la grande sensibilità dimostrata nei confronti della viticoltura eroica”.

E’ lo stesso   Luca Sani, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera  a esprimere soddisfazione per la tutela della viticoltura di montagna e dei vitigni autoctoni: “Un risultato che offrirà opportunità di ulteriore crescita a tutto il settore e più tutela dei consumatori. Sono particolarmente orgoglioso dell’Art. 7, che grazie ad un mio emendamento, ha introdotto la salvaguardia dei vigneti storici al fine di promuovere interventi di ripristino, recupero e salvaguardia specialmente nelle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico e di particolare attenzione per difesa e valorizzazione delle varietà autoctone.  La difesa e tutela dell’identità vinicola italiana – aggiunge Sani – composta da territori straordinari e vitigni unici che costituisco l’asse strategico e peculiare del vino italiano e che trovano definizione normativa nell’Art. 6 del testo con la previsione del registro nazionale delle varietà di viti”.

Un risultato che dovrebbe – dalle nostre parti –  essere di stimolo per i proprietari dei terreni, le aziende vitivinicole insieme a Comuni ed Unioni a sedersi rapidamente intorno ad un tavolo; con l’obiettivo preciso di  elaborare un programma di sviluppo territoriale comune. Sono molti gli argomenti sul tavolo, specie nel Comune di Chiomonte, ma anche in  quelli vicini: nel 2018 scadono i contratti di conduzione stipulati grazie al progetto della fu Comunità Montana Alta Valle Susa nell’ambito del progetto di recupero ambientale quale compensazione dell’impatto dovuto alla costruzione della A32. Progetto che di fatto ha dato il via alla produzione professionale di vino in quel settore di Valle. E poi c’è l’ipotesi di ricollocazione della Cantina della Maddalena. Anche qui nel 2018 scade il contratto di affidamento e la Cantina torna al Comune di Chiomonte.

I grandi rossi autoctoni del Valsusa Doc: avanà e becuet (e fra poco anche il bianco baratuciàt) hanno trovato alcuni interpreti di eccellenza. L’Università da anni lavora efficacemente sulla qualità con alcuni produttori e anche i riconoscimenti arrivano e sono sempre più numerosi.  Altre aziende, come Martina di Giaglione, che nella persona di Giancarlo Martina da Assessore allora di Comunità Montana quel progetto lo fece partire, hanno scelto di investire impiantando in prevalenza altri vitigni più internazionali. Ma sono anche loro cresciute in termini di qualità e quiantità di prodotto. C’è spazio per recuperare fra i 50 e 100 ettari vitati su tutto il versante sinistra Dora. Ma forse serve uno spirito di collaborazione – lo strausato “fare squadra” – che qui embra latitare. Oppure trovare alcuni investitori che si innamorino della nostra terra e scelgano di impegnarsi in grandi progetti per il futuro.

Siamo a un bivio. La sfida ha tutti gli elementi in campo per essere colta. La nostra terra lo meriterebbe. E se si vuol fare turismo slow le vigne ne sono un elemento paesistico fondamentale.

(Viticoltura eroica a Chiomonte – Fotoservizio www.MenAtWorkStudio.to)