Incidente di Condove: la Procura chiede l’imputazione di omicidio volontario per Maurizio De Giulio Nessun segno di frenata sulla rotonda del Gravio; la moto dei ragazzi inseguita per due kilometri

Maurizio De GiulioMaurizio De Giulio

TORINO  – Esaminate le testimonianza di almeno sei persone che hanno assistito direttamente al folle inseguimento di Condove e allo schianto alla rotonda del Gravio, di un video di un impianto di sorveglianza ed effettuata una perizia sul sistema frenante del minivan Transit, oggi il Pubblico Ministero Paola Stupino ha chiesto al Gip di modificare il capo di imputazione per Maurizio De Giulio  in omicidio volontario per Elisa Ferrerero e tentato omicidio e lesioni gravissime per Matteo Penna, il suo ragazzo che lotta ancora in coma farmacologico fra la vita e la morte al CTO di Torino e a cui è già stata amputata una gamba, ma che presenta anche gravi lesioni al torace e un trauma cranico non risolto. L’ipotesi di reato iniziale era di omicidio stradale, ma l’incidente pare proprio essere stato causato scientemente.

Il Gip si è riservato di decidere esaminati gli atti. La richiesta è stata avanzata durante l’udienza di convalida dell’arresto.  L’uomo, in carcere alle Vallette, entro domani dovrà essere sentito dal giudice stesso. L’ udienza è stata fissata per le 10.20 nel carcere delle Vallette dove De Giulio è detenuto.

I fatti accertati dai Carabinieri di Susa e dalla Procura

“Non c’è alcun segno di frenata lasciato sull’asfalto né dal furgone guidato dall’investitore né dalla moto sulla quale viaggiava la coppia di giovani ragazzi di Moncalieri. Lo evidenziano – secondo la nota rilasciata dal Procuratore Capo di Torino, Armando Spataro – un video registrato da un impianto di sorveglianza della zona, i rilievi fotografici e planimetrici e l’analisi dello stato e dei danni riportati dai veicoli coinvolti nello scontro e sequestrati”.

Nella stessa comunicazione si sottolinea ancora come il mezzo condotto da Maurizio De Giulio “procedeva ad alta velocità”.  Ma un un altro elemento chive arriva dalla perizia disposta d’urgenza dalla Procura sul furgone stesso: “La perizia, attraverso l’analisi dell’impianto ABS del van, ha confermato l’assenza di frenata del veicolo investitore, così da potersene dedurre la volontarietà della condotta omicidiaria dell’arrestato.

Sulla base di quanto descritto dal consulente, appare certo che il fronte dell’automezzo abbia urtato le strutture posteriori della motocicletta con quest’ultima in normale assetto di marcia e trovandosi i due veicoli pressoché allineati tra loro – Elisa Ferrero, durante questa fase, dopo essere stata disarcionata dalla moto, è terminata sotto le strutture del Transit ed è stata verosimilmente trascinata per alcuni metri fino alla posizione di quiete finale”. 

La morte della ragazza e le lesioni del suo fidanzato non sarebbero quindi state  cagionato “per colpa”, bensì per dolo – aggravato dai futili motivi – conseguenza di una “azione criminale di un individuo che avrebbe nutrito, con rabbia, l’obiettivo di colpirli volontariamente, con il fine di “eliminarli”  dopo un inseguimento durato circa due kilometri, innescato da una lite per una precedenza non data. La conseguente reazione del motociclista, che già aveva rischiato di cadere per la manovra del De Giulio, è stata istintiva: sferrare una manata sullo  specchietto destro del furgone, come sfogo di stizza per lo scampato pericolo. Un gesto banale e giustificato dalla paura subita e che è poi costato la vita della sua ragazza e distrutta la sua.

Secondo la ricostruzione il De Giulio ha inseguito la moto sorpassando le altre vetture sfilate a sinistra dalla KTM di Penna, fino a raggiungerlo alla rotonda del Gravio, dove la ha deliberatamente urtata schiacciando i due poveri ragazzi tra il muso del Transit e le lamiere del guard-rail.

I precedenti: il De Giulio doppiamente recidivo per atti di violenza e ubriachezza alla guida

“Va infine precisato che il De Giulio – prosegue la nota del Procuratore Spataro- risulta gravato da vari precedenti tra cui resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e rifiuto dell’accertamento dello stato di ebbrezza e che pende a suo carico un procedimento – in attesa di fissazione della data di udienza richiesta da questo ufficio –  per i reati di cui agli articoli. 610, 582, 612 comma 2 del Codice Penale – ovvero violenza privata, lesioni personali e minacce -aventi ad oggetto fatti svoltisi con modalità analoghe in data 11 ottobre 2015, pur se con epilogo fortunatamente diverso: il De Giulio in quella circostanza, aveva dapprima tagliato la strada ad un veicolo con il proprio furgone, obbligando la conducente a fermarsi e cagionandole lesioni al collo”.

Quest’ultimo episodio  era accaduto a Torino: DE Giulio è stato denunciato da una signora cui aveva messo le mani al collo, come per strozzarla, ad un semaforo. L’artigiano era scesa dal suo mezzo ad un semaforo aggradenndo la donna, “colpevole” secondo lui di aver tentato di superare il suo Ford Transit. L’uomo era sceso dal mezzo insultandola, le  per rispondere aveva abbassato il finestrino della sua auto e il De Giulio oltre a minacciarla, insultarla e metterle le mani al collo le aveva rotto gli occhiali, poi se ne era andato sgommando. Preso il numero di targa del furgone la donna lo aveva quindi querelato. Ma ancora il processo non era iniziato.

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