Intervista a Annibale Barca: l’uomo che ha portato gli elefanti nella storia Pianura Padana, ottobre 218 a.C.

annibale

 

PIANURA PADANA – Incontro Annibale nel suo accampamento, accanto alla tenda che mi pare proprio esser la più grande e meglio custodita tra tutte. L’inverno alle porte, ci troviamo immersi nella nebbia della pianura, ma nonostante questo, il nostro comandante assai robusto di corporatura e avvolto nel pesante mantello, sembra indifferente al clima ostile… d’altra parte, si sa, Annibale è ritenuto in tutto il mondo il più eccezionale, scaltro e geniale stratega nonché, impavido e instancabile soldato. Ha viaggiato infatti a capo di un grandissimo esercito dalla Spagna all’Italia per combattere contro i romani. Incuriosita comincio a fargli qualche domanda sulla grande guerra che sta intraprendendo contro Roma, dimostrando anche io una certa resistenza al freddo pungente di quel pomeriggio.

Comandante, si dice che nonostante le numerose virtù, la sua figura di eroe militare sia segnata anche da umani vizi, da una certa crudeltà e dalla mancanza di qualsiasi scrupolo.

Ogni luce ha la sua ombra…

E quindi come ha fatto a guadagnarsi la fiducia dei suoi soldati in così poco tempo?

Posso senz’altro dire che a venirmi in aiuto furono il mio volto fiero e lo sguardo energico che ricordano tanto ai veterani quelli del mio stimato padre Amilcare, la cui immagine, però, rimase riflessa in me per qualche tempo, prima che potessi dimostrare la mia indole da capitano senza che venissi a momenti confuso con lui da alcuni soldati un po’ più anziani (sorride, strizzando gli occhi magnetici).

Fiducia conquistata, è voluto subito partire alla volta della nemica Roma: non siamo ancora oggi sicuri da dove esattamente sia passato col suo esercito di uomini ed elefanti – che si dice superasse i 100.000 soldati ­ nell’ardua traversata delle Alpi, appena terminata. Ci può dare qualche chiarimento a riguardo?

Inizialmente non ne eravamo sicuri nemmeno noi. Eravamo indecisi se passare per il Moncenisio o per i Colli della Valle di Lanzo. La decisione fu presa di comune accordo nel corso del viaggio, dopo aver valutato le condizioni del territorio, anche perché, con tutti gli elefanti che ci portavamo appresso ­ ora, ahimè, dimezzati… ­ dovevamo scegliere con molta cura la via più agevole in assoluto. Tuttavia, volendo gettare un’ombra di mistero, non dirò di più: lascio ai vostri studiosi un po’ di lavoro da sbrigare. Chissà che non siano le tracce meno nobili del nostro passaggio a darvi un indizio.

Ma cosa la spinge a portare avanti una battaglia così lontana dalla patria Cartagine e così rischiosa per tanti soldati?

Per quanto mi si dia spesso del bugiardo, quando a 9 anni giurai a mio padre Amilcare che avrei portato avanti la sua ribellione antiromana ero sincero.

E’ ancora molto lungo il viaggio per arrivare a Roma. Come pensa che andrà a finire questa guerra?

Il mio obiettivo è quello di riportare il nostro dominio cartaginese sul mare e farò il possibile per fare sì che ciò avvenga. D ‘altronde vedo che anche tra i soldati dei popoli che incontro riscuoto una certa simpatia, tanto da convincerli ad entrare nel mio esercito che, dopo questa traversata alpina, si è sfaldato alquanto: non male come inizio!

Il nostro comandante mi congeda per continuare il suo riposo: presto dovrà ripartire e suppongo che avrà tanti altri anni di battaglie, tra vittorie e sconfitte. Quando si concluderà la sua interminabile guerra?