Italia: “Un paese (quasi) perfetto” nella lettura del nuovo film di Silvio Orlando Duetto con Fabio Volo in una rilettura naif della crisi della penisola

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UNA metafora del Bel Paese nel pieno solco della commedia all’italiana che ci fa sorridere dei nostri eterni vizi e che ci svela, con la chiave dell’ironia e soprattutto dell’autoironia, la “retta via smarrita”. Il nuovo film di Silvio Orlando, nelle sale in questi giorni, offre un affresco naif, ma in grado di far riflettere, come ogni favola, sul nostro presente e il nostro futuro.

Pietramezzana è un borgo disperso sull’appennino lucano, i cui giovani fuggono nella “città” alla ricerca di un lavoro, lasciando adulti e anziani sopravvivere grazie all’assistenzialismo di un assegno di disoccupazione, unica eredità della vecchia miniera che aveva assicurato benessere e felicità al paese. Borgo di minatori irriducibili che non si vuole arrendere alla fuga e tenta di resistere, riprendendo, per fare una metafora letteraria, l’ideale dell’ostrica verghiano. La speranza di una rinascita arriva dalla proposta di una multinazionale, che vuole insediarsi nel paesino meridionale per sfruttare i contributi europei. Contributi vincolati, però, alla presenza di uno studio medico: diventa quindi essenziale far innamorare di Pietramezzana un dottore, per convincerlo a insediare il proprio studio in paese. Questo il pretesto narrativo che mette in scena i due protagonisti: l’ostinato sindaco Domenico, interpretato da Silvio Orlando, e lo snob chirurgo plastico Gianluca Terragni, interpretato da Fabio Volo. Terzo personaggio, per tornare alle categorie verghiane, il paese, che partecipa in modo corale alla commedia.

Pretesto narrativo metafora dell’Italia di oggi che si ostina a voler rianimare la vecchia economia industriale, senza rendersi conto che il suo vero petrolio è nel turismo e nelle bellezze naturalistiche, in grado di offrire una vita e un’economia dignitose e di qualità. Tema quanto mai attuale nei giorni del referendum sulle trivellazioni nei nostri mari. Una pellicola che prende quindi posizione a favore di un futuro slow per l’Italia in generale e il sud in particolare.

“Un paese (quasi) perfetto” mette in scena non solo il suo messaggio sociale e politico, ma si basa su due dicotomie, due contrasti. Innanzitutto l’opposizione città – campagna, nord – sud, interpretati rispettivamente da Volo e Orlando, strizzando l’occhio, anche se con ben diversa verve comica, al “Benvenuti al sud” di Bisio e Siani. Ma anche l’opposizione tra realtà e finzione. Perché nella commedia di Orlando nessuno è ciò che sembra, mandando in tilt la vita privata e professionale del dottor Terragni – Fabio Volo. Doppia lotta quindi, combattuta a colpi di ironie, scene surreali e dal sapore, come si diceva, decisamente naif, in un contesto bucolico, offrendo un tuffo nella provincia ancora legata alle radici e ai valori dell’arcaismo.

Per scoprire chi avrà la meglio non resta che andarlo a vedere!