La Cassazione annulla le misure cautelari alla Dosio Resta in vigore il provvedimento di divieto di dimora a Susa per l'ultimo procedimento penale a suo carico

dosio

BUSSOLENO – Erano stati lo stesso Procuratore Capo Spataro e i Pubblici Ministeri Gianoglio e Rinaudo a chiedere la revoca dei domiciliari alla Dosio, che di quel provvedimento a suo carico se ne era sempre tranquillamente fatta carta straccia. I GIP torinese però aveva respinto la richiesta della Procura. Ora è intervenuta la Cassazione,  che ha cancellate le misure restrittive a carico dell’insegnante in pensione.

Si pone così fine ad un imbarazzante situazione in cui Nicoletta Dosio, la “rossa” Notav , che ha messo per mesi la polizia giudiziaria territoriale e la stessa magistratura torinese, con la sue scelta esplicita di ignorare i provvedimenti a suo carico, annunciando la sua evasione continua con ogni mezzo.

Sfuma anche così anche la vetrina mediatica che alla stessa evidentemente non dispiaceva affatto, visti i dichiarati fini politici dei suoi gesti.
La Suprema Corte, in particolare, nell’inchiesta sugli episodi dell’assalto alla zona rossa del cantiere  del giugno 2015 ha annullato la prima misura restrittiva, l’obbligo di firma presso l’autorità locale di pubblica sicurezza, emessa la scorsa estate. La Dosio non vi aveva mai ottemperato  e, di conseguenza, era stato disposto via via un aggravamento del regime cautelare. Non si conoscono ancora le motivazioni, ma la difesa aveva sollevato una questione sull’utilizzo di di video da parte della polizia giudiziaria operante. Il provvedimento della Cassazione riguarda anche un altro noto attivista Notav, Fulvio Tapparo.

Alla Dosio resta il divieto di dimora a Susa, emesso a suo carico per un altro procedimento, riguardante il blocco che lei ed altri avevano messo in atto nei contronti delle trivelle di TERNA, impegnate in sondaggi per il passaggio del cavidotto Grand’Ile-Piossasco fra Susa e San Giorio.

Dai siti Notav, che già preannunciavano un Capodanno di botti in Clarea, si festeggia il provvedimento come “una vittoria legale sugli e inquietanti giochi di potere sulla pelle di tutti noi”.