La CIG Italia Francia sancisce il protocollo antimafia transfrontaliero e stima i costi preventivabili della Torino Lyon fino a circa 10 miliardi In vista del vertice Italia-Francia di Venezia oggi a Roma sono in chiusura gli accordi tecnici fra i 2 Paesi

Il primo tratto della canna direzione Susa della Torino-Lyon scavato a St.Martin de la Porte dove verrà montata la TBM "Federica" (foto MC)Il primo tratto della canna direzione Susa della Torino-Lyon scavato a St.Martin de la Porte dove verrà montata la TBM "Federica" (foto MC)

ROMA – La difficile trattativa fra Italia Francia per rendere compatibili con le rispettive normative di finanza pubblica gli impegni finanziari per la realizzazione della Torino-Lyon si è chiusa oggi con un accordo a Roma siglato nel corso della CIG, la Conferenza Intergovernativa sull’opera.

Si può dire che la trattativa si sia conclusa con un pareggio: la Francia ha accettato di adottare sui cantieri in Maurienne la normativa antimafia italiana sugli appalti, mentre il calcolo dei costi futuribili – durando i lavori 12 anni – è stato effettuato soprattutto sulla base del metodo francese delle ipotesi della stima dei costi, che tuttavia non obbligano lo Stato alla disponibilità in bilancio dell’intera cifra dei lavori, fatto  invece tassativo in Italia. Anche per questo motivo quindi l’ipotesi concordata  valutando le variazioni inflattive e la rivalutazione delle materie prime nella commissione intergovernativa italo-francese in corso a Roma, propedeutica al vertice franco italiano di  Venezia dell’8 marzo, quando i Governi firmeranno i protocolli relativi alla realizzazione della tratta internazionale del tunnel di base del Moncenisio, che comprende anche le stazioni internazionali di Susa e St. Jean de Maurienne.

Si è quindi applicato un tasso ipotetico e cautelare di aumento di costi superiore a quelli sinora ipotizzati dell’  1,5% /anno. Cifra che alla fine potrebbe arrivare appunto a 10 miliardi (ma valutati tra dodici anni)  di cui il 57,9% (circa 3,5 miliardi a fronte degli originari 2,9) a carico dell’Italia e il 42,1% a carico dei francesi (altri 2,5 mld), al netto del contributo del 40% da parte dell”Europa.

E’ lo stesso Commissario di Governo Paolo Foietta a smentire che i costi stiano levitando: “Si tratta di un accordo probabilistico sull’adeguamento finanziario reale dei costi dell’opera con orizzonte 2018, cioè a termine lavori, che finora era fissato all’1,5 per cento e come tale valutato dal CIPE. Sinora  l’indice inflattivo è stato molto vicino allo zero, quindi senza aumento di costi, e alcune materie prime sono decisamente diminuite.  Nei prossimi anni si applicherà il tasso reale  misurato anno per anno e  sarà misurato  sulla base di un paniere di opere francesi, italiane, ed europee. Il tasso di inflazione di questo paniere in questi anni è stato sotto l’1% e non l’1,5% . E quindi ci sarà un adeguamento monetario effettivo molto basso”. 

La CIG ha anche steso il documento del protocollo aggiuntivo del vertice in laguna di marzo fra Renzi e Hollande, che assume l’esito d’atto della conclusione di tutti i lavori preliminari, di indagine e di progetto già conclusi e la relativa certificazione dei costi.

“E’ la prima volta – conclude Foietta – che si adotterà in Francia la normativa antimafia italiana e questo taglia la testa ai… gufi che vorrebbero vedere sulla Torino-Lyon le mani delle imprese mafiose nei subappalti nei cantieri francesi.” 

Per sapere invece se il cantiere principale sul versante italiano si sposterà su Chiomonte annullando l’ipotesi prevista di Susa (ma prima o poi si dovrà comunque uscire…) occorrerà attendere che TELT – cioè il soggetto promotore binazionale -concluda lo studio che gli è stato commissionato dal CIPE. Ma francamente sembra che sotto sotto la scelta di Chiomonte accontenti un po’ tutti, dal Ministero degli Interni che deve affrontare realtà ben diverse da quelle del normalissimo cantiere di St. Martin de la Porte a chi a Susa oggi non ha molta voglia di fare i conti con quella che è una realtà in itinere, ma molto “scomoda”.