La Corte dei Conti chiude l’istruttoria sull’Agenzia delle Olimpiadi Torino 2016

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TORINO – Siamo a dieci anni e qualche giorno dalle Olimpiadi di Torino 2006. La Corte dei Conti ha chiuso il 20 luglio (protocollato il 5 ottobre) il processo su presunte irregolarità nella gestione amministrativa dell’Agenzia delle Olimpiadi. La Procura della Repubblica aveva aperto una constestazione rivolta a tutta l’Agenzia, nei confronti del Direttore e dei Vicedirettori dell’Agenzia nonché di tutti gli altri membri del citato Comitato Direttivo. Per Mimmo Arcidiacono, Mario Piovano, Giovanni Desiderio, Pasquale De Salvia, Diego Joannas, Alessandro Mainardi, Valter Marin, Carlo Novarino, Guglielmo Prestigiacomo, Giovanni Quirico e Giuseppe Rinalduzzi non ci sarà, dunque, nessuna contestazione.

Vediamo i fatti. L’oggetto era un affidamento ritenuto illegittimo che avrebbe dato luogo ad una duplicazione inutile di attività e quindi di costi. Si trattava dell’Associazione Temporanea di Imprese (ATI), che aveva eseguito il servizio di project control. La ATI (di cui faceva parte anche la società cha ha svolto analoga attività per le olimpiadi di Sydney del 2000) svolse il servizio di controllo sistematico sulle ditte che avevano vinto gli appalti. Cioe? Una ditta aveva avuto l’appalto della costruzione di un’opera, l’ATI andava dalla ditta, dai subappaltatori, dai subfornitori, e verificava se e come stessero procedendo i lavori, se venissero usati i materiali giusti, se le forniture e materiali necessari erano disponibili o erano in produzione, e tutte le altre voci del capitolato. In pratica un controllo al 100 per 100 per ogni appaltatore o subappaltatore in tutti le sedi di costruzione e negli stabilimenti di produzione. Per queste verifiche l’ATI mise in campo 1 dirigente, 7 tecnici e 10 esperti; ben 18 professionisti. L’Agenzia era composta da quaranta persone in tutto; ecco il nodo dell’inchiesta.

Dopo mesi di ricerche, istruttorie e verifiche oggi è arrivata la sentenza: assoluzione piena e luogo a  non procedere. In giorni nei quali si discute sulla mancata candidatura di Roma per la Olimpiadi ecco un segnale a ricordare che per la progettazione e la costruzione di di 65 opere, che hanno dato luogo a 92 distinte procedure di appalto; 6 stadi del ghiaccio, 10 villaggi olimpici, 12 impianti di risalita, 10 impianti per l’innevamento programmato, 5 piste per lo sci alpino, 4 piste per discipline di specialità, 18 opere stradali, 80 interventi di mitigazione e compensazione ambientale e 8 strade provinciali tutto è stato regolare e non un solo euro è stato speso male.