La famiglia di domani quale sarà? La voce di Jacopo Suppo e Teresa Bava In piazza per lo #svegliaitalia e il Family Day

(foto Teresa Bava e Jacopo Suppo)(foto Teresa Bava e Jacopo Suppo)

 

Sabato 23 gennaio, a poche ore dall’inizio della discussione in Senato del decreto legge sulle unioni di fatto, nelle principali piazze del Paese migliaia di persone hanno manifestato la loro adesione nel #svegliaitalia. Oggi s’è svolto il Family Day, un raduno al Circo Massimo per testimoniare i principi di famiglia tradizionale. Il tema è che c’è in atto nel nostro Paese una discussione sulle famiglie. Quali sono? Quali saranno? Chi e dove si deve decidere quale sia l’istituto della famiglia. E’ dai tempi del divorzio, era il 1974, che in Italia non ci si interroga con tanta decisione su un aspetto affatto secondario della nostra società. Sarebbe troppo semplice ridurre tutto ai minimi termini, quella della propaganda e delle semplici discussioni, om delle posizioni politiche di appartenenza; è invece ora di comprendere le posizioni che in questi settimane sono state portate in piazza. Un luogo popolare, unificante e che tante volte si giudica con superficialità.

Cominciamo da Condove dove l’eco del consiglio comunale nel quale si è discusso di temi generali non è ancora finito, tra gli argomenti le unioni di fatto. Jacopo Suppo, vice sindaco del paese,  che ne fu promotore spiega il suo punto di vista su questo argomento. E’ ancor più utile la sua voce perchè proviene da un cattolico già capo scout. “Io ho sempre e solo visto le piazze riempirsi per chiedere più diritti per tutti. Manifestazioni sindacali, studentesche, di territorio. Qui invece ci sono delle persone che manifestano affinché non vengano dati dei diritti a delle persone. Diritti che loro hanno già e che non gli verrebbero tolti o negati. È una piazza egoista e divisiva, di cui non condivido nulla. Nè gli obiettivi che ha, nè strumentalizzazione della fede che utilizza, nè la scarsa credibilità di molti degli organizzatori o dei sostenitori” dice Jacopo. “La strumentalizzazione politica poi è davvero incomprensibile. Nel paese ormai la maggioranza dei cittadini è d’accordo a riconoscere le unioni civili, quindi opporsi in questo modo così ottuso mi sembra anche la dimostrazione che chi cavalca questa battaglia non ha il contatto con il Paese” – dice e aggiunge- “segnalo infine che dire che oggi sarà la piazza delle famiglie è falso. Io ero in piazza sabato scorso per #svegliaitalia. Ero lì con mia moglie, con amici che convivono e che hanno figli. A Torino eravamo in 8000 e tutti facevamo parte di una famiglia. La famiglia non si sbandiera, non si utilizza, non la si difende con manifestazioni di piazza. La famiglia si fa. Giorno dopo giorno. Ognuno nel suo piccolo” conclude .

Teresa Bava, del Centro Accoglienza alla Vita l’Annunciazione di Giaveno, ha preso parte al Family Day a Roma. “Probabilmente l’evento democratico più significativo dell’intera storia repubblicana. Sosteniamo, infatti, in piena sintonia con i nostri intenti associativi, che questa manifestazione, pur rigettando “in toto” il Decreto Legge, non vuole in realtà essere “contro” alcuno, ma, piuttosto, a favore di “ogni vita”, di ogni persona e del suo armonico sviluppo” dice la Bava. “Fondata sul matrimonio naturale tra un uomo e una donna, costitutivamente aperta alla procreazione e all’educazione dei figli, la famiglia rappresenta il soggetto “primordiale” di ogni diritto e fondante di ogni umana società. È soltanto in essa che la vita umana può essere legittimamente cercata, “degnamente” concepita, responsabilmente accolta ed educata, nello sviluppo armonico della personalità” – afferma la Bava- “per tale ragione, la famiglia naturale risulta semplicemente “indisponile” a qualunque potere, o compromesso. Affermiamo che lo Stato non ha il potere di “definirla”, né tantomeno di “costituirla”, ma solo di riconoscerla nella sua realtà propria e originaria, ricevendone legittimazione ed ispirazione per il proprio retto agire, promuovendola con ogni mezzo”.  Conclude il suo pensiero: “Sarebbe semplicemente illogico, quindi, oltre che incostituzionale, pretendere di equiparare qualsivoglia situazione privata alla famiglia naturale, se non a prezzo d’istituzionalizzare il falso e di ledere così i diritti dei più indifesi, i bambini, che, come ogni persona, non possono essere ridotti a oggetto di pretese, né a merce strappata dalle braccia della propria madre, in cambio di denaro. Ogni autentica esigenza privata di tutela trova già, nel nostro ordinamento, gli strumenti necessari e sufficienti per essere soddisfatta”.