La guerra di liberazione di Giaveno nei diari del Podestà Zanolli scriveva: "Vado in Prefettura e vi trovo una calma ed una noncuranza spaventosa"

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GIAVENO – “La bufera é imminente, bisogna provvedere per la popolazione altrimenti in questi giorni rimarrà senza vitto. Sta bene che di questi viveri la popolazione ne godrà quando io non sarò più Podestà ma fino all’ultimo momento il mio dovere lo debbo fare.  Vado in Prefettura e vi trovo una Calma ed una noncuranza spaventosa. Ma non lo sanno e non sentono autorità ed impiegati che la bufera avanza minacciosa? Chiedo farina e grano e dopo un violento battibecco riesco ad avere 50 quintali di farina e 100 di granturco. Per esser sicuro che nessun altro inconveniente possa accadere, scorto io stesso armato di mitra ed in serata il cibo é al sicuro“. Così scriveva il 21 aprile del 1945 il podestà di Giaveno Giuseppe Zanolli. Il diario del podestà è un documento davvero interessante che mette in luce diversi aspetti del periodo del 1943-1945 della vita in città e nelle sue frazioni montane. Finito il ventennio, quello che lo storico Renzo De Felice  chiamata “littorio”, cioè dalla presa di potere fino alla notte del 25 luglio del 1943, iniziava il periodo più tragico della nostra storia moderna. Il governo fantoccio di Salò, sotto la direzione tedesca, mise a fiamme e fuoco il nord Italia. Guerra civile? Colpe dell’uni e degli altri? Certo che il 25 aprile come scrisse Indro Montanelli: “Milioni di italiani fascisti si svegliarono antifascisti”. La casa editrice Lazzaretti Editore offre sul suo sito la versione dattiloscritta del carteggio del podestà. Un’occasione per leggere la storia, anzi rileggerla grazie ai documenti.

Zanolli era nato in provincia di Pavia da una famiglia di estrazione piccolo borghese, si era arruolato nell’arma dei carabinieri, percorrendo la carriera di sottufficiale sino al grado di maresciallo. Volontario in Albania nel 1939, era diventato ufficiale. In quel periodo aveva conosciuto la Val Sangone come villeggiante e più che cinquantenne aveva accettato un impiego dirigenziale alla cartiera Reguzzoni e la nomina a podestà di Giaveno. Per tutti i venti mesi di lotta partigiana, Giuseppe Zanolli rimane in carica, protagonista di un difficile e coraggioso equilibrismo fra le minacce tedesche e fasciste, da una parte, e le esigenze di difesa della popolazione, dall’altra, diventato sospetto alle autorità tedesche fu anche incarcerato a Pinerolo. In pratica un punto di riferimento e di aiuto per tutti. Dopo la guerra, i giavenesi, evidentemente riconoscenti per il suo impegno, eleggeranno Zanolli sindaco fino al 1955.

Per leggere il diario: http://www.lagenda.news/la-guerra-di-liberazione-di-giaveno-nei-diari-del-podesta/