La magia cinematografica del Piccolo Principe

Piccolo Principe

DEDICATO a un “adulto quando era bambino”, proprio come il celeberrimo romanzo a cui si ispira, l’ultima versione de “Il piccolo principe”, nelle sale in questi giorni, sa attirare l’attenzione e farsi apprezzare dai bambini di tutte le età. Il film, per la regia di un virtuoso dei cartoon, il Mark Osborne di “Kung Fu Panda”, deve essere visto con gli occhi di un bambino, riprendendo appieno l’intenzione di Saint-Exupery, ed è quindi la pellicola perfetta per un pomeriggio in famiglia, con i figli che si immergono nel sogno delle avventure del principino alieno e i genitori che risfogliano la memoria del libro, rinfrescando alcune delle sue più celebri allegorie. Due i piani su cui si costruisce il film, marcati da due differenti scelte stilistiche: le pagine del romanzo, interpretate con una raffinata e affascinante stop motion e il contesto narrativo dell’incontro tra i due protagonisti del film: un vecchio aviatore, alterego di Saint-Exupery, e una bambina cresciuta troppo in fretta, nella più moderna computer graphic 3d. Il pretesto degli sceneggiatori richiama, in un gioco di citazioni della narrativa per l’infanzia, la Wendy di Peter Pan, che si concede un ultimo viaggio nel mondo della fantasia, arginando le pressioni del mondo esterno che la vogliono adulta. Un film da vedere, quindi, nel quale non cercare la trasposizione fedele del romanzo, ma ritrovare senz’altro i suoi toni, sognanti e magici. Da evidenziare il cast d’eccezione della versione italiana che vede, tra i doppiatori, Toni Servillo, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassman, Pif e Alessandro Siani.