La Polstrada di Susa protagonista di una vasta operazione internazionale che ha sgominato una banda di ladri e ricettatori d’auto di lusso 27 arresti eseguiti in tutta Europa, La rete dei ladri e trafficanti, che passava anche dal Frejus, e operava intorno allo Juventus Stadium

polizia stradale 21

TORINO – E’ di 27 persone arrestate in tutta Europa, 18 delle quali in Italia, e di 40 auto di lusso sequestrate – tutte Land Rover e Mercedes – per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro il bilancio dell’Operazione “Orso-Aligustre” della Polizia Stradale di Torino in collaborazione con Europol e Eurojust. Le accuse cointestate agli arrestati: partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione di autoveicoli. Scoperta anche una stamperia clandestina nella quale sono state sequestrate centinaia di banconote false, documenti contraffatti e supporti per documenti in bianco.

La banda gestiva un traffico di auto di lusso rubate all’interno dell’Unione Europea e destinate al Nord Europa ed al Nord Africa e si è conclusa dopo diversi mesi di indagini che hanno visto la collaborazione tra le Forze dell’Ordine degli Stati Membri coinvolti, ed il supporto fornito da Europol e Eurojust a livello internazionale, l’azione di oggi ha condotto all’arresto di 27 sospetti, controlli su beni mobili e immobili, ed il sequestro di numerosi documenti e attività.

Gli arresti – in esecuzione a misure cautelari o provvedimenti di fermo disposti dal Gip torinese, sono stati eseguita tra il 14 e il 15 mattina, dopo un anno e mezzo di indagini ininterrotte, dagli uomini del Compartimento della Polizia Stradale del Piemonte,  coordinati dalla Procura della Repubblica torinese con la collaborazione di  Eurojust e del personale del Compartimento della Polizia Stradale di Milano e Bari. Alcuni provvedimenti sono stati eseguiti in Belgio e in Spagna sempre in esecuzione ad un mandato di arresto europeo emesso dal Gip del Tribunale di Torino.

La testa dell’Organizzazione criminale era localizzata in Belgio e Spagna, e composta da presonaggi italiani e marocchini, nazionalità del capo dellla banda, con una rete di associati in altri Stati UE.

Inoltre nel corso delle indagini sono state sequestrate 40 autovetture tutte Land Rover, Mercedes o BMW, per un valore commerciale stimato di oltre € 3.000.000,00 ed arrestate altre 20 persone oltre a quelle colpite dalle misure cautelari, quasi tutti extar comunitari e utilizzati come corrieri delle vetture.

Secondo quanto emerso dagli atti investigativi,  gli indagati rubavano autovetture di alta gamma, che venivano “prelevate” presso gli aeroporti internazionali di Caselle e Malpensa,oltre che nell’area metropolitana Torinese. I ladri si erano organizzati per rubare le auto soprattutto nei pressi dello Juventus Stadium in occasione degli incontri di calcio di Champions League e del Campionato nazionale, sapendo di poter contare su oltre 90 minuti  sicuri per “lavorare” tranquillamente, prima che i proprietari ritornassero alle loro auto. Provvedevano poi ad esportarli illegalmente via terra verso altri Paesi europei e verso il Marocco o  tramite containers verso la Nigeria. Il modus operandi adottato dall’organizzazione era altamente sofisticato: i membri della banda ricavavano dati identificativi delle potenziali autovetture rubate e dei loro proprietari dal Pubblico Registro Automobilistico in Italia; successivamente questi dati venivano usati per creare documenti contraffatti, con i quali in Spagna si ottenevano copie delle chiavi originali dei veicoli che sarebbero state poi usate per commettere i furti. Dopo il furto del veicolo, i membri dell’organizzazione effettuavano una seconda ispezione al Pubblico Registro Automobilistico per ricavare dati di veicoli simili a quelli che erano stati rubati  e  i falsi documenti, incluso la registrazione del veicolo, le targhe e l’assicurazione, venivano successivamente creati sulla base dei veicoli legittimi,che poi sostituivano la documentazione originale delle vetture rubate. In questo modo, il ‘veicolo clonato’ poteva circolare in Italia ed eludere i controlli di Polizia prima dell’esportazione finale.

Anche le tecniche di furto erano parecchio sofisticate: i ladri si impossessavano dei veicoli utilizzando  chiavi supplementari di accensione ottenute in Spagna in maniera fraudolenta previa  presentazione alle concessionarie ufficiali di carte di circolazione e carte d’identità italiane contraffatte oppure introducendosi all’interno dell’abitacolo delle auto con lo spacco di un finestrino laterale posteriore per riprogrammare sul posto la centralina tramite una speciale apparecchiatura, operazione questa che ne consentiva un immediato avviamento attraverso l’utilizzo di una   “chiave grezza” standard.

I ricettatori nigeriani avevano  poi la disponibilità  di ampi terreni recintati dove facevano depositare i container all’interno dei quali venivano caricate ed occultate tra masserizie varie  autovetture rubate che poi venivano imbarcate su navi dirette  in Africa. Collaborava con loro anche un autista di carroattrezzi che si occupava di sistemare le auto all’interno dei containers.

L’organizzazione criminale, al fine di  ottenere targhe e documenti contraffatti necessari per riciclare le auto rubate, si rivolgeva a maghrebini ed italiani che operavano nell’hinterland milanese ove è stata individuata anche una stamperia clandestina.

Le persone arrestate apaprtenteio alla base logistica torinese,  insieme a nigeriani e marocchini sono: Vincenzo Caivano, 59 anni,  nato a Torino, 1957, Cosimo Fiorino, 51 anno nato a Castellaneta,  Bernardino Mocci,  61 anni, nato a Carbonia e Sergio Rossi, torinese di 66 anni.