La Regione Piemonte chiederà a Roma lo stato di emergenza per la siccità neve Approvato un odg proposto dall'ex Assessore alla Montagna Gianluca Vignale

Le montagne francesi viste dalla webcam JafferauLe montagne francesi viste dalla webcam Jafferau

Il Consiglio Regionale del Piemonte, impegnato a discutere il collegato della Finanziaria regionale e Piemonte ha approvato su proposta del gruppo di FI di richiedere al Governo nazionale il riconoscimento dello stato d’emergenza per i danni subiti dalle società d’impianti di risalita che stanno pesantemente pagando gli effetti  derivanti dalla siccità e dall’inversione termica di questa caldissimo inverno senza precipitazioni. Ad annunciarlo è il consigliere regionale di Forza Iyalia Gianluca Vignale a seguito dell’approvazione di un suo ordine del giorno in Consiglio regionale.

Spiega l’esponente azzurro: “Da più di 60 giorni la Pianura padana è colpita da una siccità invernale senza precedenti che sta colpendo l’intero arco alpino, con temperature anomale spesso maggiori in montagna rispetto a quelle registrate nella stessa pianura. Questa situazione ha impedito e impedisce l’innevamento programmato comportando anche annullamenti delle prenotazioni alberghiere e un significativo calo delle presenze sulle piste da sci.

E’ quindi indispensabile che la Regione intervenga con il Governo a sostegno di un settore che da sempre è centrale per il Piemonte, il vero motore economico delle montagne piemontesi”.

La Regione oltre a chiedere al Governo di decretare lo stato d’emergenza domanderà anche alle Province e alla Città Metropolitana di Torino di provvedere ad un censimento dei danni subiti e a prevedere nel bilancio del 2016 delle risorse aggiuntive da destinare a sostegno delle imprese che sono state danneggiate da queste condizioni climatiche anomale.

Con quali risorse è difficile prevederlo, ma forse anche i ministeriali romani abituati a passare le vacanze sulle Alpi da Cortina a Sestriere si accorgeranno della mancanza di “oro bianco”, che per le valli alpine è una sciagura economica pesante: il sistema neve solo in Val di Susa dà lavoro a 7-8.000 persone.

Senza contare le ripercussioni che si avranno sulla disponibilità di acqua la prossima estate in pianura, già lamentata dagli agricoltori.