La Regione vara il Piano forestale per il decennio 2017-2027 che vale 200 milioni di investimenti L'Assessore Valmaggia: "Una priorità la valorizzazione della filiera legno a fini produttivi ed energetici ed il recupero delle aree invase da vegetazione secondaria"

TORINO – Dopo un iter durato oltre un anno, ieri la Giunta Regionale del Piemonte ha varato il Piano forestale regionale 2017 – 2027: il complesso docvumento  promuove dimento un insieme di misure volte a tutelare le risorse dei boschi piemontesi “attraverso un sistema di gestione attivo e sostenibile, coniugando lo sviluppo economico con la conservazione della biodiversità e presidiando l’identità dei territori”.

Il provvedimento prevede quattro ambiti individuati per gli interventi e i finanziamenti: produzione-economia-mercato; ambiente e funzioni pubbliche; aspetti sociali, governance.

E la Regione attrraverso soprattutto i fondi strutturali europei, mette sul piatto  per Enti ed operatori circa 200 milioni di contributi e investimenti. Nel Piano compare  per la prima volta in Piemonte la volontà di applicare uno strumento per la valorizzazione economica delle funzioni ambientali del bosco: lo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio da selvicoltura. Si stanno mettendo a punto metodologie per consentire l’adozione di tecniche selvicolturali finalizzate alla sottrazione di CO2 dall’atmosfera e al suo accumulo nel legno delle piante, la contabilizzazione della quantità di CO2 accumulata (credito di carbonio) e quindi la sua cessione per compensare le emissioni in atmosfera da parte di soggetti “inquinatori”.

Il Piano incentiva  anche un modello di filiera-bosco-energia caratterizzato da impianti per la produzione di energia termica o impianti di cogenerazione di taglia piccola, che utilizzino biomassa, prevalentemente cippato, di origine locale.

Le azioni più innovative – secondo l’Assessore all’Ambiente e alle Foreste della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia – riguardano gli interventi che incidono sullo sviluppo delle capacità organizzative del sistema forestale piemontese: la gestione forestale associata, lo sviluppo di contratti di gestione del bosco, contratti di approvvigionamento di impianti per la produzione di energia con biomasse, forme di cooperazione di filiera per lo sviluppo dei mercati locali e per la tracciabilità della provenienza della materia prima legno”.

Attraverso il Piano Forestale regionale si attuano concretamente gli intenti fissati dall’accordo interregionale sul prelievo legnoso in ambito boschivo e sulla filiera del legno, firmato a Verona l’anno scorso insieme alle Regioni del  Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Liguria.

Nell’ambito della governance della risorsa forestale, il principale obiettivo è la semplificazione burocratica e normativa: la diminuzione della casistica degli iter autorizzativi degli interventi selvicolturali, il coordinamento con le procedure di taglio previste dal Regolamento forestale regionale, l’armonizzazione delle diverse autorizzazioni necessarie per gli interventi di trasformazione d’uso del suolo, e la semplificazione dell’albo delle imprese forestali e delle norme tecniche per la redazione dei Piani forestali aziendali, attraverso cui il PFR avrà una maggiore operatività.

Un altro aspetto importante è costituito dalla continuità della gestione forestale, necessaria per far sì che i boschi possano esplicare in modo equilibrato le loro diverse funzioni. “La proposta normativa in tema di gestione fondiaria associata – ha aggiunto l’assessore Valmaggia – tende ad incidere su un aspetto fondamentale della gestione forestale, in un contesto in cui la valorizzazione delle risorse rinnovabili è un’opportunità da non perdere.

Si dà anche finalmente via libera anche al regolamento sulla gestione e promozione economica delle foreste, che individua le porzioni di territorio ricoperte da vegetazione arborea e arbustiva non considerate bosco e ne definisce le modalità di accertamento. In questo modo si intende promuovere il recupero degli insediamenti esistenti in condizioni precarie, la ricostituzione dell’attività agricola in ambiti caratterizzati dalla presenza di terrazzamenti appositamente realizzati in epoche passate per la conduzione dei fondi, il ripristino dell’attività agricola riguardante le produzioni tipiche piemontesi.”

Tutto questo mirato specie in montagna al recupero di quel paesaggio culturale creato dall’uomo, andato perduto negli ultimi 5/6 decenni, con perdita di qualitàò del paesaggio e di attivatà agrosilvopastorali tradizionali, che il provvedimento invece tende a consentire, mirando a favorire soprattutto  nuovi insediamenti produttivi. Tra di essi figurano la promozione dell’economia forestale tramite la gestione attiva e sostenibile del bosco, la conservazione delle biodiversità delle piante e degli animali, il mantenimento delle specie legnose autoctone, il riconoscimento del valore delle attività forestali per il presidio e la conservazione dell’identità del territorio. ”.

Nell’ambito dello sviluppo economico, sono diversi gli strumenti e le strategie messe in campo per incentivare  lo sviluppo della domanda di legno attraverso la programmazione economica, la diffusione di investimenti per migliorare le condizioni delle imprese, la predisposizione di norme che siano in grado di conciliare tutela e sviluppo economico.

Le iniziative già avviate – attraverso il Piano di Sviluppo Rurale – riguardano la formazione professionale forestale, gli investimenti in viabilità forestale e la cooperazione per l’innovazione. Fra gli obiettivi sono inclusi la crescita della professionalità degli operatori e lo sviluppo delle capacità imprenditoriali attraverso azioni di formazione, informazione e di supporto alle imprese.

Quanto agli aspetti ambientali, le strategie del Piano su questo fronte prevedono comunque un’attenzione particolare alla conservazione della biodiversità perseguita sia in modo diretto, attraverso l’armonizzazione delle normative e sviluppo di una specifica azione di compensazione economica del vincolo nell’ambito del PSR 2014-2020, sia indiretto, mediante modelli selvicolturali e di arboricoltura da legno che costituiscono alternative virtuose rispetto alle forme più diffuse.